Ogni ministro fa la sua riforma ma la scuola non ne può più

La scuola italiana è diventata una farsa. Dagli inizi degli anni Novanta ogni ministro di turno ha fatto la sua bella riforma e contro-riforma, ha messo il suo cerotto, ha cambiato questo e quest’altro, è intervenuto sugli aggettivi e sui sostantivi, ha modulato schemi da altre parti del mondo, ha trasformato gli studenti in cavie perenni di sperimentazioni fallimentari. Si abolisce il voto di condotta, poi viene reintrodotto ma senza influire in pagella sulla media, ancora rimesso facendo media. I famosi crediti formativi? Una buffonata recitata in modo differente da un istituto scolastico a un altro. Le regole dell’esame di maturità? Ballerine fino all’inverosimile. L’alternanza scuola lavoro? Già non si trovano più aziende disponibili visto che debbono accollarsi l’assicurazione dello studente. La scansione del percorso di studi? Due più tre; tre più due; ed ora sperimentazione di quattro anni negli istituti tecnici e nei licei. È l’ultima trovata dell’ultimo ministro in carica di cui nessuno sa competenze, meriti e affinità con la cosiddetta “Buona Scuola”.
Buona scuola era quella che aveva in mente Franca Falcucci, prima donna a ricoprire la carica di ministro della Pubblica Istruzione dal 1982 al 1987 durante i governi Fanfani V, Craxi I e II e Fanfani VI. Su Nuoro (e non solo) fece arrivare tanti di quei finanziamenti sull’edilizia scolastica come mai nella storia, seppure in parte utilizzati male dalle amministrazioni nostrane del metro cubo per metro quadro. Rivoluzionò le norme per la piena integrazione dei disabili. Credeva in una leale collaborazione tra insegnanti e famiglie. Era guardinga sulle sperimentazioni sapendo che la scuola ha bisogno di tempi lunghi per forgiarsi dinanzi a cambiamenti di rilievo. Prima e dopo di lei mi pare vada ricordato solo Giovanni Gentile, il ministro che sotto il fascismo modellò e diede ossatura al complessivo sistema dell’istruzione italiano di cui i vari successori sono stati picconatori senza bussola.
Personalmente non ho sentito da parte di nessuno che ci sia l’urgenza di una riduzione sperimentale a quattro anni dei licei e delle scuole medie superiori. Perché lo fanno? Chiedetelo alla ministra rivelatasi falsaria nei suoi titoli accademici. Riducendo gli studi di un anno lo Stato risparmierebbe qualcosa ma la preparazione degli studenti non sarebbe migliore. È più probabile si finisca come con l’Università del 3+2: lo Stato non ha risparmiato nulla, le famiglie spendono di più e il numero degli abbandoni s’impenna. Nel frattempo le scuole medie sono diventate come le elementari; i licei si sono ridotti a scuole medie e l’Università a Liceo con l’obbligo di laureare il più possibile, pena la riduzione dei fondi.

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