Mensa Caritas, per chiedere perdono ai poveri

«Non chiamatela mensa dei poveri ma semplicemente mensa, i poveri non vanno etichettati». Con quest’ultima consegna monsignor Mosè Marcìa, ha benedetto questa mattina a Nuoro i volontari della Mensa Caritas di via Lombardia l’ex Poi che, ristrutturata dalla Diocesi, sarà in grado di offrire – fondendo le due esperienze quella storica della parrocchia de Le Grazie e la più recente del Sacro Cuore – un servizio basato soprattutto sull’amore e la condivisione. Un’opera che monsignor Marcìa lascia in eredità e che sarà operativa la prossima settimana con l’arrivo del vescovo  eletto monsignor Antonello Mura. Alla presenza, tra gli altri, del sindaco Andrea Soddu, dei parroci de Le Grazie padre Giuseppe Magliani del Sacro Cuore don Piero Mula, dell’arciprete della Cattedrale don Giovannino Puggioni, del responsabile della Caritas di Siniscola don Roberto Dessolis, del  cappellano dell’ospedale don Salvatore Patteri, a fare gli onori di casa sono stati don Francesco Mariani, presidente della Fondazione “Graziano Muntoni”, braccio operativo della Caritas, e la direttrice della Caritas diocesano suor Pierina Careddu. A loro, e soprattutto ai volontari, monsignor Marcìa a voluto leggere un passo della lettera che san Vincenzo De Paoli scrisse a una sua suora: “Giovanna, ti accorgerai ben presto che la Carità è pesante da portare, più della pentola della minestra, più del paniere pieno… ma conserverai sempre la tua dolcezza e il tuo sorriso… non è tutto dare il brodo e il pane; questo anche i ricchi possono farlo… Tu devi essere la piccola serva dei Poveri, la Figlia della Carità sempre sorridente e di buon umore. I poveri sono i tuoi padroni! Dei padroni terribilmente suscettibili ed esigenti, lo vedrai! Allora, più essi saranno brutti e sudici, più saranno ingiusti e rozzi, più tu dovrai amarli. Per il tuo amore, per il tuo amore soltanto, i poveri ti perdoneranno il pane che tu doni loro».

Una Figlia della Carità è oggi anche Suor Pierina, questo il suo saluto iniziale che ha descritto la storia della Mensa e la sua gestione operativa.

«Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità». Queste parole dell’apostolo Giovanni delineano il comportamento, la coscienza di ogni cristiano, il suo modo di intendere la vita quotidiana. Il “discepolo amato” ci ricorda che le parole se anche servono per cambiare il mondo sono poca cosa dinanzi all’esempio e alla testimonianza. Le cose più importanti della nostra vita le abbiamo originariamente apprese non dalle parole ma da gesti elementari che per osmosi sono diventati nostri, noi. La nostra Fede, qui in Barbagia, è nata dal sangue dei martiri e non da discorsi o imposizioni violente.

La mensa della Caritas è frutto di questo sentire e di questa educazione. Nacque nella parrocchia de Le Grazie per iniziativa dei Padri Giuseppini ma soprattutto per il volere caparbio di tanti laici cattolici. Oggi ne ricordiamo uno per tutti, non perché gli altri siano da dimenticare ma perché la gratitudine per lui racchiude quella per tutti: Mario Lostia. Senza decretare l’aureola per nessuno, possiamo però dire che Mario ha incarnato quanto detto da San Giovanni: viveva del suo, lo condivideva con il prossimo e l’estraneo, coinvolse la Caritas in tanti progetti allora da folli. Con canonico Luigino Monni, allora direttore Caritas, con don Francesco Mariani, mise insieme un’altra serie di servizi gratuiti: alloggio tutto compreso per migranti, con annessi e connessi (purtroppo con le successive amare delusioni, stiamo parlando di metà anni ’90)  pasti da portare per strada, allestire docce e fornire vestiario. Nel disinteresse dei più, già allora  persone come Mario avevano intuito le necessità dei nuovi tempi. Senza chiedere una lira di soldi pubblici. È facile e conveniente essere cosiddetti volontari con retribuzioni camuffate o palesi: altra cosa è la pura gratuità. La mensa de Le Grazie è nata così.

Poi è venuta l’iniziativa della Mensa del Sacro Cuore che copriva i giorni nei quali quella de Le Grazie non era più in grado di garantire il servizio. Anche qui l’iniziativa è partita da laici sorretti ed incoraggiati da un parroco: don Piero Mula. Grazie per quanto fatto, per il servizio umilmente reso specie nei giorni in cui tutti si va in ferie ma non certo sono in vacanza bisogni ed emergenze.

Arriviamo ad oggi. I bisogni sono cambiati. È cambiato Nuoro ed il mondo intero. Il nostro Signore, povero e bisognoso del tuo affetto, bussa sempre alla tua porta che nel frattempo è stata sostituita varie volte; bussa alla tua casa così trasformata da non ricordarne i contorni di ieri; ti chiede l’aiuto di sempre eppure incomprensibile nell’ora presente. Monsignor Mosè Marcia ha rivoluzionato il modo di intendere la Caritas Diocesana, possiamo dire che l’ha reinventata, coniugando passato e futuro, bisogni conosciuti ed altri insorgenti. Ci lascia due grandi opere (in parte frutto di donazioni) che sono la sede ed il centro delle attività della Caritas (via Lamarmora) e questo stabile di via Lombardia.

Ha tanto voluto il nostro vescovo che il servizio della mensa per i bisognosi venisse accorpato e rilanciato. Ma questo è solo un piccolo segno della sua passione per la Chiesa e per gli uomini. Nel mare dei bisogni ha chiamato anche noi suore di San Vincenzo per dargli una mano, per camminare insieme nella strada della carità, per testimoniare un amore che non finisce mai. Perché come diceva San Vincenzo i Poveri sono “le membra afflitte di  Nostro Signore”. È lui, monsignor Mosè, ad aver fortemente desiderato lo sguardo amorevole di Dio alle persone, nella loro interezza. Da qui la scelta di ristrutturare ad arredare questi locali per renderli realmente accoglienti, creando accanto un servizio docce e lavanderia. Non si tratta semplicemente di fornire un pasto e dei servizi ma di essere strumenti del Padre, desideroso che ogni suo figlio stia davvero bene nel corpo e nello spirito. Monsignor Marcìa, con tanta fatica e lungimiranza, ha ideato e realizzato questa nuova iniziativa che sicuramente fa onore alla città e alla Diocesi.

Le ristrutturazioni sono state fatte con fondi della Diocesi mentre l’attività della Mensa, affidata alla Fondazione “Graziano Muntoni” è legata per un biennio ad un progetto che la Caritas Diocesana ha presentato per i fondi dell’8xmille. Seguendo il suo insegnamento paterno, riproponiamo oggi una sua proposta: Io Volontario: diamo a giovani e adulti diverse possibilità di “impegnare” il proprio tempo e le proprie forze alla carità verso il prossimo.Le forme di volontariato in Caritas o nei servizi collegati a Caritas possono essere di diverso tipo. Ci sono tanti servizi nei quali impegnare e donare il proprio tempo a seconda delle proprie attitudini. Fatevi sentire.

Per quanto riguarda la Mensa:

1) Ha lo scopo di offrire alle persone in difficoltà un sostegno secondo la logica dell’accompagnamento e della promozione umana e non del semplice assistenzialismo.

2) Alla mensa possono accedere le persone che ne fanno esplicita richiesta al Centro di Ascolto (CdA) e che quindi sono in possesso dell’apposita autorizzazione. Solo per situazioni emergenziali possono usufruire della mensa persone prive di autorizzazione e che occasionalmente (e non sistematicamente) chiedano di accedervi.

3) Nostra finalità è “garantire la distribuzione dei pasti in modo corretto, sereno, rispettoso”. Che vuol dire:

Corretto: rispettare tutti insieme le regole indicate.

Sereno: servire in modo gentile e senza pregiudizi.

Rispettoso: agire con cordialità ma senza complicità implicite o esplicite.

In questo contesto fatto da persone diverse in giorni diversi, con motivazioni individuali e di gruppo tutte valide e tutte condivisibili, con modalità che necessariamente sono singolari, lavorare per concretizzare la finalità che ci si è posti richiede necessariamente vincoli alla libera iniziativa personale e l’adozione di regole che governino in modo coerente e puntuale l’erogazione del servizio.

Non si tratta di applicare norme burocratiche (sulle quali ci sarebbe tanto da dire) ma di vivere una  carità pratica che garantisce eguaglianza di trattamento, di utilizzare adeguatamente le risorse, di limitare gli opportunismi: la complessa e sofferente umanità che accede alla mensa deve trovare sempre eguali accoglienza, disponibilità, trattamento.

 

Non si può, infatti, permettere che si inneschino meccanismi di privilegio, abuso, discriminazione fra chi chiede nel rispetto delle regole e chi intende il servizio a proprio uso e consumo.

Queste sono le regole e lo spirito insegnatoci da monsignor Mosè. Noi le rispetteremo e gli diciamo infinite grazie. Grazie per la vostra presenza e grazie per la mano che vorrete darci. Condividete questo spirito di servizio e vedrete che anche se sei sindaco, prefetto, questore, magistrato, medico di altissimo livello, monsignore eccelso, insegnante con grandi meriti e titoli, semplice uomo mortale, puoi dare la tua mano, la tua ora altrimenti insignificante nel calendario della tua vita.  Grazie monsignor Mosè – ha concluso suor Pierina Careddu – per averci insegnato ad amare così le persone e spendere il nostro pellegrinaggio terreno.

 

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