In memoria di Nicola Porcu

Nicola Porcu era nato a Nuoro il 19 novembre 1931. Già da giovane aveva denotato uno spiccato interesse per l’attività sportiva, passione che lo portò anche a gareggiare in manifestazioni internazionali nella sua specialità preferita, il Podismo. Fu amico avversario del leggendario Abdom Pamich con il quale gareggiò anche a Nuoro. Tutte le specialità dell’Atletica Leggera non avevano segreti per lui, portandolo ad essere fino a tempi non lontani preparatore atletico di schiere di giovanissimi, e sempre volontariamente, senza compensi. L’altro grande interesse era puntato sul mondo delle due ruote: rivenditore di biciclette, motocicli ed accessori alla portata della tasca di tutti; aveva maturato grandi doti di meccanico lavorando nella storica Officina di Bonifacio, a suo tempo presente nelle case poi demolite in piazza Plebiscito dove sarebbe sorta piazza Sebastiano Satta. L’amore per le due ruote lo aveva portato ad organizzare negli anni 50 e 60 le Gimkana e le gare di regolarità, alle quali partecipava lui stesso: Vespista nel sangue, Vespista nella cura del Vespa Club da lui fondato, ed assistente di valore del nostro cugino Peppanzelu Podda, pilota della Ducati. Alla chiamata per il servizio militare, fu in servizio nell’Aeronautica come capo-officina. Era intanto maturata in lui un’altra grande passione: l’Elettronica soprattutto nelle Telecomunicazioni, che lo portò, dopo alcuni anni di scuola professionale, a diventare uno dei più ricercati assistenti di impianti Radio-Tv, professione che seguiva più per volontariato che per reddito. Negli anni in cui le Telecomunicazioni tra Nazioni lontane erano affidate ai ponti radio dei Radioamatori con impianti ad alta tecnologia, si metteva in contatto tutte le notti con le parti più estreme del globo terrestre, partecipando anche a missioni importanti di protezione civile come collegamento per i soccorsi in caso di calamità naturali.
Avido di Sapere e di Scienza, acquistava libri su libri soprattutto di Letteratura, di Motoristica, di Scienze Naturali. E sviluppò quello che poi diventò il settore più specifico delle sue innumerevoli passioni: la fotografia. Tutti ricordano la sua presenza alle più svariate manifestazioni culturali, sportive ed alle ricerche sull’Ambiente. La “sua” storia di Nuoro la raccontava con le conoscenze apprese più dalla voce dei nostri vecchi che non dai testi di ricerca più svariata, e laddòve non gli bastava il racconto, andava di persona a verificare. Centinaia di Nuoresi hanno avuto modo di compiere studi (anche a livello Universitario) grazie alle sue indicazioni e alle sue “intuizioni”. Sui toponimi della città, sui nomi in generale aveva accumulato un bagaglio di conoscenza che lo metteva sempre al centro di qualsiasi avvenimento culturale di Nuoro. A bordo della Vespa, con macchina fotografica al collo, lo trovavi dappertutto. A volte la Vespa parcheggiata in uno spiazza della Orientale Sarda o della statale per Macomer, lasciava intuire che nel raggio di cinque-dieci chilometri a piedi c’era lui. Un pomeriggio lo ritrovai nelle campagne di Sorradile (sic!) con una frasca in mano che aiutava a spegnere un incendio i Forestali dell’Oristanese: era di rientro da una escusrsione fotografica a Bosa, e non aveva resistito alla voglia di dare una mano, così lontano da Nuoro. E per il suo amore per la Natura, soprattutto del “suo” Monte Ortobene, era il più ricercato come ospite collaboratore dalla Forestale e dai Vigili del Fuoco.
Dal negozio di via Lamarmora, dove si respirava aria di biciclette, di attrezzature sportive, divise e gagliardetti, seguiva tutti gli avvenimenti pubblici che riguardavano la città ed i giovani. E si metteva in sella alla Vespa, mettendo in vetrina il cartello “Torno Subito…”, e quei puntini spiegavano tutto. Lasciava l’attività di uomo di bottega, punto di riferimento anche per i paesi vicini (ancora l’altro giorno mi raccontava di quando aveva vinto l’appalto per la fornitura di Moto Laverda per i vigili urbani di un Comune del Nuorese) per correre dove c’era bisogno di un consiglio, di una mano d’aiuto. Chiudeva il negozio, e per lui era la soddisfazione più bella, quando le maestre elementari o docenti delle Medie, lo chiamavano per escursione nelle campagne della città: si armava di megafono e sentivi la sua voce eccheggiare per Borbòre, Lollove, Ugolio, Sant’Onofrio mentre elencava ed indicava la molteplice serie di piante ed animali.
La passione coltivata da sempre ed in continuazione era per la Storia Sarda e dei suoi protagonisti: Dal Babbo, ziu Antoni Porcu (Canzellu) de sos de Peppanzelu, aveva ereditato la passione per la poetica delle improvvisazioni, retaggio, forse, anche della presenza nella Poesia Sarda di un avo conosciutissimo, Nicola Porcu Daga. Era capace in un attimo di raccogliere in quaderni del dopoguerra appunti sui più svariati argomenti, dai soprannomi alle vicende di dominio pubblico.
Quando ha cominciato ad avere problemi di salute, dopo brevi ricoveri, aveva scelto una Casa di Riposo del circondario Nuorese, dove, dopo un primo periodo di assestamento, aveva già creato a sue spese e da solo, un orto, un giardino e varie manifestazioni per i “nonnini” (come li chiamava lui). Avendo preso visione della situazione precaria della superficie di un portone di una basilica, senza aspettare autorizzazioni di sorta, a sue spese ritoccò il legno, facendo un ottimo lavoro. E cosa potevi dirgli?
Un compito che mi ha affidato per anni, in occasione delle onoranze dei defunti il 2 Novembre, è stato quello di portare una rosa in una serie di tombe de cimitero. E fra queste non poteva mancare quella di Sebastiano Pippièddu Satta, che lui, quando era in forze, seguiva di persona.

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