I malati oncologici: «Costretti a rifiutare le cure salva-vita»

Tutt’altro che tranquillizzati, evidentemente, dalle rassicurazioni della dottoressa Grazia Cattina, direttrice dell’Assl di Nuoro che ha escluso qualsiasi rischio per i pazienti, i malati oncologici in cura all’ospedale “San Francesco” tornano all’attacco sulla decisione di inserire i loro medici nell’équipe multidisciplinare che seguirà l’Area sospetti Covid-19 del nuovo reparto appena creato. Per prevenire contagi proprio nell’ambiente ospedaliero si dicono decisa rifiutare le cure salvavita e, conseguente,mente, a rivolgersi alla magistratura.

Le motivazioni di quella che sembra molto di più di una minaccia, sono spiegate in una lunga lettera firmata Un gruppo di pazienti oncologici del reparto Oncologia dell’Ospedale San Francesco di Nuoro: «I professionisti che dovranno garantire l’ordinarietà del reparto oncologia, turneranno, con i colleghi di altri reparti, per garantire la costante presenza nell’area sospetti Covid-19. Si potrà ben capire che una tale notizia ha gettato noi, malati oncologici, in uno stato di disperazione. Essere un malato oncologico significa vivere la quotidianità senza sapere cosa ti aspetta domani, se vivrai il prossimo Natale, se potrai vedere i tuoi figli e nipoti crescere, se avrai un domani».

L’emergenza sanitaria di queste settimane non ha fatto che amplificare timori e senso di precarietà. «Nel momento in cui sopraggiunge una pandemia della portata del Coronavirus, tutte queste incertezze vengono amplificate all’ennesima potenza», si legge nella lettera che in questo passo assume toni drammatici: «Perché tu, malato oncologico, ti devi proteggere dieci volte più degli altri. Il rischio che tu possa contrarre il virus, in quanto immunodepresso, è elevatissimo. Va da sè che se poi a questo rischio ordinario si aggiunge un rischio di carattere straordinario che proviene dal luogo al quale ti sei affidato per combattere la tua battaglia, allora qualcosa non quadra più. Ecco perché non condividiamo la decisione assunta dalla direzione generale del “San Francesco” di Nuoro. I tuoi medici oncologi, quelli che quotidianamente sono a contatto con te, per supportarti in questa battaglia, che non è fatta solo di interventi chirurgici e chemioterapia, ma di costante presenza di effetti collaterali che compaiono e che richiedono un supporto medico pressoché quotidiano, vengono assegnati ad un reparto nel quale potrebbe esserci la presenza del virus dal quale cerchiamo di proteggerci, non uscendo mai di casa se non per recarci in ospedale, non incontrando nessuno, privandoci anche del contatto dei nostri conviventi».

Ai pazienti oncologici nuoresi non è piaciuto soprattutto il discorso della direttrice della Assl di Nuoro sulla carenza di personale preesistente alla pandemia. Dichiarazioni che confermano – «e ciò emerge dalle parole della dottoressa Cattina» – che la decisione «è basata esclusivamente su ragionamenti di tipo economico, volti a far quadrare i conti e non a pensare a salvaguardare la salute ed il benessere dei pazienti che transitano quotidianamente nel reparto oncologia dell’ospedale. Probabilmente il direttore generale non ha ben ponderato, le difficoltà che oramai da diversi mesi si vivono in Oncologia, difficoltà proprie dei professionisti che vi operano e che, inevitabilmente si ripercuotono su noi pazienti. Forse non sa, che è diventato complicato anche solo recarsi per un prelievo pre-terapia, per la necessità di dover rispettare orari prefissati e turni che spesso saltano, e non dovuti a scarsa organizzazione del reparto ma semplicemente perché il ritardo di uno si ripercuote su tutti. Forse non sa che già al momento è tutto rallentato, per la necessità del pre triage, per la necessità di garantire la distanza fra pazienti, perché tutto il personale, medico e infermieristico lavora in un clima comunque difficile, bardato da testa a piedi, con un rallentamento dell’intera attività del reparto e che questo rallentamento si ripercuote sui pazienti, spesso chiamati ad un’attesa di ore prima di poter assumere la terapia. Forse non sa che quindi il personale medico e infermieristico è chiamato a prestare la propria opera quotidianamente, ben oltre il canonico orario, con tutti i rischi connessi ad un eccessivo carico di lavoro. Forse non sa che viene garantita solo l’attività ordinaria, mentre non viene più garantita l’attività ambulatoriale, fondamentale per chi dubita della presenza del maleForse non sa che anche gli esami di controllo dell’andamento del male, quali ad esempio TAC, hanno subito un rallentamento spaventoso, con la conseguenza che chi si deve sottoporre ad intervento chirurgico o chi attende l’esame per capire se è necessario sottoporsi o modificare la terapia salvavita, resta in attesa, con le conseguenze che ben si può immaginare».

Disagi evidenti cui non si possono sommare ulteriori paure e timori di un contagio con le paure vissute nello stesso “San Francesco” a metà marzo con 15 operatori sanitari contagiati. La dottoressa Cattina ha un bel dire nel parlare di «pochi casi dell’inizio del mese scorso e del fatto che tra medici e infermieri dell’ospedale non si registrano contagi da tre settimane. Il problema è il rischio, anche la tranquillità psicologica dei malati oncologici decisi nel contestare «una decisione che non tiene conto del paziente. È una decisione – ribadiscono – che prescinde dal paziente, esclusivamente volta a colmare carenze di organico che si devono invece colmare mediante scelte meglio ponderate, quali assunzioni a tempo determinato. La necessità di far quadrare i conti non si può ripercuotere sui pazienti. Alla luce di quanto sopra, noi pazienti oncologici, invitiamo la Direzione Generale del San Francesco di Nuoro a rivedere la propria decisione, trovando soluzioni alternative all’inserimento del medici del reparto oncologia presso il reparto “ Covid19 Area sospetti” di recente apertura. Ci riserviamo inoltre, nel caso in cui la decisione venga confermata, il diritto di tutelare la nostra persona nei modi che riterremo più opportuni, non ultimo il rifiuto di sottoporci a terapia salvavita al fine di evitare un elevato rischio di contagio da Covid 19 che sarebbe per noi sicuramente letale, assumendo conseguentemente poi tutte le iniziative, anche di carattere legale – conclude il documento –  volte a tutelare noi e i nostri familiari per le eventuali conseguenze che dovessero derivare da tale gesto, imposto dalle scelte della Direzione Generale».

© riproduzione riservata