M5S: le colpe del Comune sul Piano periferie

Quando lo scorso 20 aprile la Giunta comunale di Nuoro deliberò la richiesta di proroga per la progettazione esecutiva, da due giorni sulla Gazzetta Ufficiale risultava pubblicata la sentenza della Corte Costituzionale che sanzionava il Piano per le periferie. È una delle notizie che la consigliera comunale Cinquestelle Mara Sanna riporta in una nota che finalmente a livello locale – mentre perdura il silenzio del sindaco Andrea Soddu – inizia a fare chiarezza sulla possibilità per la città di recuperare i 18 milioni di euro.
L’APPELLO DEL PD. Una possibilità invocata dal vicesegretario provinciale  del Pd Francesco Manca che in una nota considera «la decisione del governo di sospendere il  finanziamento di 18 milioni di euro per il piano delle periferie per la città di Nuoro è un’ingiusta penalizzazione per un territorio che ha bisogno di investimenti» e, quindi, «al di là delle contrapposizioni politiche e delle responsabilità amministrative della giunta Soddu di questi ultimi tre anni, che restano serie ed immutate, è giusto opporsi unitariamente per rivendicare i finanziamenti che i governi del centro-sinistra avevano garantito alla nostra città nell’ambito del più ampio progetto per il recupero delle zone più disagiate del nostro Paese. La demagogia grillina e leghista, quest’ultima orgogliosamente rappresentata in Sardegna e a Nuoro dal Partito Sardo d’Azione, mette a rischio un progetto valido, espressione di bravi e competenti professionisti locali e che avrebbe garantito alla città e al territorio una boccata d’ossigeno dal punto di vista delle Infrastrutture e della viabilità», scrive Manca per concludere con un appello: «È giusto stare dalla parte di Nuoro senza se e senza ma, andando a guardare la bontà delle cose, e dunque difendere questo progetto, intraprendendo, in nome del bene della città e dei nuoresi, attraverso tutte le forze politiche di buona volontà, ogni azione perché i finanziamenti vengano confermati ed il progetto possa realizzarsi».
M5S: “ATTO DOVUTO”. La difesa del progetto non sarà comunque facile, almeno a leggere i chiarimenti del senatore nuoresi Emiliano Fenu che, insieme a tutti i presenti in aula ha votato a favore dell’emendamento, tanto da poter affermare che «sui fondi alle periferie chi grida allo scandalo nasconde la verità: perché il decreto milleproroghe ha dovuto prendere atto di una sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale alcuni passaggi della legge del governo Gentiloni. Non a caso, l’emendamento è stato votato al Senato all’unanimità, quindi anche dagli stessi parlamentari del Pd”. Il senatore pentastellato puntualizza quindi l’iter che ha portato ad una decisione per certi aspetti obbligata perchè la Consulta ha dichiarato incostituzionale con sentenza 74 del 7 marzo 2018 la legge nella parte in cui non prevede un’intesa con gli enti territoriali in relazione ai decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri riguardanti settori di spesa rientranti nelle materie di competenza regionale». Nel Piano periferie l’emendamento del Governo ha salvato – ribadisce Fenu – ha salvato i primi 24 progetti che hanno ricevuto un punteggio superiore a 70/100 ed erano immediatamente esecutivi. Gran parte dei progetti invece presentavano molte carenze, non erano esecutivi e mai avrebbero potuto diventarlo. In ogni caso, il decreto Milleproroghe non annulla l’efficacia delle convenzioni già concluse che riguardano i bandi per le periferie, ma le differisce al 2020, destinando nel frattempo le risorse già previste per le annualità 2018 e 2019 agli investimenti dei comuni attraverso gli avanzi di amministrazione degli esercizi precedenti, risorse che altrimenti non potevano essere utilizzate. Dunque, da una parte si adegua la legge alla sentenza della Corte Costituzionale e, facendo salvi i primi 24 interventi, si posticipano gli investimenti al 2020, rimanendo ferme le risorse e verificando meglio i progetti; dall’altra, quelle risorse vengono liberate da subito e messe a disposizione di tutti i Comuni virtuosi per investimenti di opere pubbliche. Chi oggi protesta dovrebbe fare uno sforzo di onestà intellettuale e ammettere che esiste una sentenza della Corte Costituzionale da rispettare e che l’efficacia delle convenzioni è stata soltanto differita, proprio per evitare che quelle risorse andassero perdute», conclude Emiliano Fenu, secondo cui «chi del Pd oggi protesta dovrebbe ammettere che l’emendamento è stato votato all’unanimità anche dagli stessi esponenti del Pd al Senato, proprio perché si trattava di un atto dovuto».
CINQUESTELLE: “ECCO TUTTE LE COLPE DEL COMUNE”. In questa cornice nazionale colloca le tessere del puzzle locale la consigliera comunale nuoresi Mara Sanna che parte da un dato: «Secondo quanto stabilito dalla Convenzione “Nuoro, le periferie al centro della città”, stipulata il 18 dicembre 2017 dal sindaco Andrea Soddu, e dall’allora Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ai fini del conseguimento del finanziamento bisognava approvare i progetti esecutivi contenuti nel programma presentato dal Comune entro l’8 giugno 2018 e provvedere ad una anticipazione pari al 20% dell’importo del finanziamento». Due condizioni non rispettate  dalla giunta Soddu, rileva Mara Sanna: «Alla data di scadenza dell’8 giugno 2018, il Comune non aveva ancora approvato il Bilancio previsionale e, di conseguenza, non si poteva procedere a contrarre il mutuo necessario per l’anticipazione. Inoltre restavano due progetti non ancora esecutivi, la riqualificazione dell’ex Mulino Gallisay e quella dell’ex Artiglieria, per i quali sono previsti rispettivamente 12 e 14 milioni di euro coperti, oltre al finanziamento del MIT, dalla compartecipazione della Regione  (anche con gli 11 milioni del piano di sviluppo per l’interno) e da fondi di investitori privati.
L’Amministrazione nuorese – ricostruisce ancora la consigliera comunale M5S – procede, con deliberazione n. 101 del 20.4.2018, ad una richiesta di proroga dei tempi, rivolta alla Presidenza del Consiglio, per poter approvare i progetti e contrarre il mutuo. Dagli atti pubblici in mio possesso emerge che con Determinazione Dirigenziale n.1423 del 7 giugno 2018 è costituito il gruppo di lavoro di fase esecutiva del Progetto. Nella suddetta Determinazione viene citata la richiesta di proroga ma non viene menzionata alcuna risposta, favorevole o meno, pervenuta da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri». Mara Sanna richiama quindi l’ormai nota sentenza della Corte Costituzionale, affermando che «non pregiudica né il finanziamento per i Progetti resi esecutivi alla data di scadenza del giorno 8 giugno, né i rimborsi per le spese già sostenute dalle Amministrazioni per la realizzazione dei progetti. Mi pongo due domande: ha avuto notizia del pronunciamento della Consulta  l’Amministrazione di Nuoro nei due giorni che intercorrono tra la sentenza e la delibera di richiesta di proroga?; poteva, la Presidenza del Consiglio, accettare la richiesta di proroga, di fronte all’intervenuta sentenza? Posso rispondere soltanto alla seconda domanda: evidentemente, no. Il sindaco dichiarò pubblicamente che, relativamente alla proroga, “è tutto a posto”. Può, il sindaco, fornirci i dati ufficiali di questa risposta?
Se – è forse l’interrogativo più pesante – nonostante la sospensione avvenuta per osservanza da parte del Governo attuale sull’illegittimità stabilita con la sentenza 74/2018, il Comune avesse rispettato i tempi stabiliti per i progetti esecutivi e per l’anticipazione, il Comune avrebbe perso il finanziamento? Ribadisco che i Comuni posizionati in graduatoria con un punteggio di 70/100 che hanno rispettato la data di presentazione per i progetti esecutivi verranno finanziati». Confutando l’accusa di reticenza sulla situazione di Nuoro mai citata nella prima nota firmata con il deputato Alberto MancaMara Sanna sostiene che i Cinquestelle da lei rappresentati nel Consiglio comunale di Nuoro «non giudicano “progetti di facciata” quelli dell’Amministrazione. Certamente però li giudicano, nel complesso, inattuabili e surreali. E spiego il perché: il ritardo per quelle due progettazioni – che, di fatto, hanno inficiato l’intero Progetto di riqualificazione – è da imputarsi ad una sfrenata ambizione, purtroppo del tutto scollegata dalla realtà e dall’effettiva possibilità e capacità di realizzazione. Se firmi una Convenzione con una scadenza e sai che hai un termine per la presentazione dei progetti esecutivi ed uno per contrarre il mutuo necessario per l’anticipazione del progetto, perché, nel progetto generale, del quale dovresti soltanto farne fruttare le risorse di finanziamento, ti imbarchi in due progetti, la cui realizzazione appare chiaramente impossibile
di fronte alle tempistiche ed alle condizioni poste? Va bene l’ambizione, nella visione politica di sviluppo è necessaria – accusa ancora Mara Sanna – ma se la vista sulla realtà dei fatti è miope, nonostante la comprovata conoscenza ed esperienza di lungaggini, ostacoli, storture e bugie dei meccanismi di quando intervengono più soggetti istituzionali,
in primis, una Regione che raramente realizza e rispetta promesse e tempi di attuazione, tu, Amministrazione, perché prosegui in maniera così sconsiderata e superficiale? Se l’ambizione che diventa esaltazione impedisce di vedere le dinamiche, purtroppo consolidate, tutto questo si traduce in una condanna certa al fallimento del Progetto. Un fallimento prevedibile. Ai cittadini restano solo i proclami e i sogni di progetti eccessivamente ambiziosi. Ai cittadini, per ora, – conclude la consigliera comunale M5S – resta il fallimento del progetto tutto, sacrificato e reso inutile da due opere di megalomania che hanno bloccato ed inficiato tutto il resto. Due opere di riqualificazione per le quali mi chiedo: ma 14 milioni di euro per l’ex Artiglieria? Supera anche lo stesso Mulino Gallisai per il quale ne sono previsti 12. Ma, realmente, cosa ci si voleva fare?»
CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn