L’ultimo saluto a Salvatore Murru
di Redazione

10 Dicembre 2020

4' di lettura

Pubblichiamo l’intervento di Angelo Mocci, Presidente dell’Ordine degli avvocati di Nuoro. La cupezza novembrina si è imposta con prepotenza all’alba della giornata in cui si è diffusa la notizia della scomparsa di Salvatore. Sapevamo che stava male, che combatteva una terribile battaglia contro il Covid, ma eravamo convinti che l’avrebbe vinta. L’esito drammatico della sua vicenda umana ha suscitato in tutti coloro che lo hanno conosciuto una profondissima emozione. Intanto per la constatazione tangibile che questo mostro feroce si accanisce anche su persone vicine a noi e che sono fuori dai parametri consueti, come età avanzata, patologie gravi ecc. A seguire, per il pensiero delle sofferenze patite, in primis da Salvatore, e poi della cara moglie, Franca Paola, e dei figli e poi ancora per la consapevolezza di avere perso un compagno di viaggio davvero speciale. Per noi avvocati Salvatore era un collega di solida competenza, seppure mai esibita al di fuori dei luoghi di lavoro, rigoroso, affidabile, rispettosamente, quanto efficacemente, combattivo, sempre disponibile ad ascoltare il suo interlocutore, senza pregiudizi o riserve, sempre gentile, con un sorriso tendente alla tenerezza, segno di interesse, di condivisione, di serenità composta. Il profondo senso di responsabilità, di umanità, di etica si univano in lui alla virtù della misura, della dolcezza, della sensibilità. In questo suo essere “normale” consisteva la straordinarietà di Salvatore e i figli devono sentirsi fieri e ricchi di una testimonianza così luminosa, che ha fatto della mitezza, nel senso più alto del termine, la sua forza. Le lacrime che in questi giorni bagnano ancora gli occhi di coloro che frequentano il Tribunale e non solo, ne sono una conferma. Pensando a lui mi viene in mente una frase di Pirandello: “È molto più facile essere un eroe che un galantuomo. Eroi si può essere una volta tanto, galantuomini si deve essere sempre”. In questi tempi di necessaria prudenza che, impedendo i gesti e le manifestazioni tangibili di affetto, sembrano avere anche congelato i sentimenti, opportuna si è rivelata l’intuizione di chi ha pensato che l’ultimo affettuoso omaggio a Salvatore da parte dei suoi colleghi gli dovesse essere tributato davanti alla scalinata del Tribunale, quasi come se si fosse davanti al sagrato di una chiesa Cattedrale. E del resto, a veder bene, per lui, uomo di profonda ma riservata fede, il Tribunale, il luogo, cioè, dove gli avvocati tutelano i diritti fondamentali dei cittadini, costituiva il contraltare laico di una chiesa dove chi crede invoca l’aiuto dell’Onnipotente per svolgere, con dignità e spirito di servizio, una professione che è rivolta alla tutela soprattutto dei più deboli, di coloro, cioè, che corrono troppo spesso il rischio di non poter far sentire la loro voce. Sui gradini di quella scalinata, che Salvatore percorreva tutti i giorni per dedicarsi con passione al suo lavoro, erano gli avvocati del Foro di Nuoro, rispettosamente con la toga, i magistrati, gli impiegati del Tribunale e tanta gente comune. L’immagine straziante del figlio Ignazio, che si è avvicinato alla bara del padre indossandone la toga, quasi a esprimergli la volontà di continuare il cammino da lui iniziato, con gli stessi valori e la stessa determinazione, ha fatto sì che la commozione, che con estrema fatica veniva contenuta, si trasformasse in un pianto dirotto e disperato. Ed è così che abbiamo dato l’addio al nostro carissimo Salvatore. © riproduzione riservata

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