Lotta contro il Covid, non tra di noi

Il Covid è un nemico e affrontarlo è uno sforzo bellico che coinvolge tutti a qualunque livello, dai leader ai cittadini, mentre medici e infermieri sono “in trincea” negli ospedali e considerati “eroi”. La metafora della guerra ricorre continuamente in questi mesi e diversi premier europei hanno detto testualmente: “Dobbiamo agire come ogni governo in tempo di guerra”. E così sia.
Ma questa è una guerra strana. Durante gli eventi bellici un paese si unisce, lotta insieme, collabora con gli alleati, lascia da parte gli interessi di corto respiro, riscopre un ardore patriottico, frena la paura. Il Covid invece divide i suoi nemici, ne aumenta ed alimenta gli scontri tra loro, detta tempi e modi di attacco. E così assistiamo ad una guerra di tutti contro tutti. Virologi contro virologi, scienziati contro scienziati, giovani contro anziani, regioni contro lo Stato, ospedali contro ospedali, precari contro garantiti, tecnici contro tecnici, ecc. Ognuno ha da dire la sua per differenziarsi dall’altro. Torna alla mente la canzone di Edoardo Bennato del 1977 ( Dotti, Medici e Sapienti), dove le opinioni dei Dotti, Medici e Sapienti erano contradditorie sulla sorte di un giovane malato, ma, infine, un uomo qualunque, che non valeva nulla, esortava il malato ad alzarsi e scappare, anche se si sentiva male, come unico rimedio per potersi salvare. Non certo secondaria è poi la guerra condotta tra le fila della politica. Il Covid ha colori diversi se visto dal centrosinistra o dalcentrodestra. Segnali di fumo si levano in continuazione comunicando numeri discordi, ricette contradditorie, mosse e contromosse che ricordano l’esercito di Franceschiello. C’è la corsa per appuntarsi una medaglia sul petto.
“La Regione Lazio è l’unica rimasta sempre col colore giallo” ha detto orgogliosamente Nicola Zingaretti maestro di color che governano. Peccato che anche la Sardegna, seppure a guida centrodestra, sia stata sempre groga.
Lo scontro politico riflette quello sociale. I lavoratori autonomi, i commercianti, gli artigiani, i professionisti, i piccoli imprenditori,
le partite Iva, i lavoratori a contratto, si sentono abbandonati. Queste categorie sono la basesociale del centrodestra, a differenza del centrosinistra il cui elettorato è decisamente più connotato dal pubblico impiego, dal lavoro dipendente e dal settore dello smart working, composto da chi può continuare a lavorare da casa anche nelle città bloccate. È evidente che sulle prime categorie il Covid ha effetti drammatici. Da qui le resistenze ad ulteriori restrizioni invocate invece dalla fascia sociale del “salario garantito”. Il limite della politica nostrana è quello di aver accentuato questo scontro sociale anziché saperlo coniugare in un decente compromesso. Senza parlare infine della guerra in atto tra le multinazionali del farmaco a proposito di vaccini anti-Covid.
È uno scontro senza esclusione di colpi che coinvolge economia, finanza, scienza, tecnica e quant’altro. I vaccini sono l’equivalente di una miniera d’oro e chi se ne assicura lo sfruttamento si ritrova in mano un potere senza uguali.«Il virus ci divide, l’unica risposta possibile è collaborare con responsabilità». È l’appello di Sergio Mattarella che invita le istituzioni a non giocare a scaricabarile, evitando polemiche scomposte, e i cittadini a rispettare le regole indicate dalle autorità. Perché nessuno è immune e il rischio di contagio è ancora alto in tutto il mondo. Senza fiducia reciproca, dice papa Francesco, il nemico non si vince.

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