L’oggi del discepolo

Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre.Ecco la promessa della Presenza del Risorto nell’oggi del discepolo! Un “oggi” segnato da tante vicende, dalla storia con le sue luci e ombre, da contraddizioni, da tempi sereni e difficili, un “oggi” da vivere adorando il Signore, Cristo, nei nostri cuori, sempre pronti a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in noi! È una speranza che si radica, cresce e fiorisce portando frutti di vita eterna lì, nella promessa del Signore Gesù, attraverso una vita vissuta con lui nell’amore:Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anche io lo amerò e mi manifesterò a lui. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama.
Il Vangelo di questa domenica è balsamo che consola chiunque ha paura di perdere le proprie sicurezze, di lasciarsi raggiungere dalla novità dello Spirito, per te che hai paura di sentirti orfano, in balia delle difficoltà della vita.
Gesù ha promesso e con la sua risurrezione ha mantenuto la promessa. In questo brano di Giovanni, alla vigilia della Passione, dopo averespresso il dono di sé ai discepoli, attraverso il gesto della lavanda dei piedi, Gesù inizia a preparare l’orizzonte luminoso della Risurrezione.
Giuda è ormai uscito dal cenacolo e il Signore, in quella intimità di famiglia, prepara la comunità a vivere una nuova esistenza, quella pasquale.Voi mi vedrete perché io vivo e voi vivrete …non vi lascerò orfani: verrò da voi, dice, annunciando la vittoria sulla morte, che in questo tempo abbiamo rivissuto nella liturgia, ripercorrendo insieme tutte le apparizioni del Risorto. Esse sono l’inizio di una Presenza nuova di Gesù nella nostra esistenza che durerà per sempre. San Luca negli Atti degli Apostoli non si stanca di raccontarlo.
Dopo la violenta persecuzione scoppiata contro la Chiesa di Gerusalemme, in seguito alla lapidazione del diacono Stefano, tutti, ad eccezione degli apostoli, si dispersero nelle regioni della Giudea e della Samaria, ma, andando di luogo in luogo, continuarono ad annunciare la Parola di Dio. Così il diacono Filippo. Tanti si fecero battezzare nel nome di Gesù, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva, e vi fu grande gioia in quella città.E, come spesso ripete Papa Francesco, questo avvenne non per proselitismo, ma per attrazione.
Attraverso Filippo e gli apostoli agisce in modomisterioso la Presenza del Signore Risorto. Leparole di San Pietro illuminano questo brano degli Atti, quasi facendoci riflettere su come, neppure la persecuzione e la sofferenza, siano un impedimento alla Parola di Dio e insegnandoci a non avere paura di soffrire per Cristo. La voce dell’Apostolo si leva ormai matura e franca, dopo essere passato per l’abisso della paura, dopo essersi imbattuto nello scandalo della Croce ed aver pianto amaramente per aver rinnegato il suo Maestro.
Rivestito della luce del Risorto, Pietro, si erge testimone della fedeltà di Dio e ci raggiunge lì dove il nostro cuore fa fatica ad accogliere le parole di Gesù, lì dove ci sentiamo vacillanti e bisognosi di Spirito Santo. Il Paraclito promesso è lo Spirito della Verità, è Colui che “chiamato accanto”, non ci abbandona e riempie la vita di chi è deciso a custodire e osservare i comandamenti e la parola del Signore. Forse non vivremo mai vere e proprie persecuzioni nella nostra vita di cristiani, ma tutti conosciamo la difficile coerenza alla Parola nel vivere quotidiano. Quante situazioni da restituire alla verità di Dio nella nostra vita, quanti piccoli e grandi passaggi, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dalla paura alla certezza che l’amore di Dio non ci abbandona! Allora, saldi nella Parola e nell’amore del Signore Risorto davvero ciascuno di noi possa adorare il Signore Gesù nel suo cuore, pronto a dare testimonianza della speranza e della gioia pasquale! Scoprire nella preghiera personale il vincolo d’amore che il Signore ha stretto con la nostra vita e che rinsalda ad ogni passo che compiamo con Lui, custodendo e osservando la Sua Parola, ci farà bene per vivere con autenticità la nostra appartenenza a Cristo, ossia il nostro essere cristiani, non solo di nome, ma con una esistenza trasfigurata dalla concretezza dell’amore che rivela attorno a noi la Sua Presenza viva e feconda di santità.

© riproduzione riservata

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn