L’Odisseo che è in noi
di Franco Colomo

6 Aprile 2019

3' di lettura

La tredicesima puntata della rubrica curata dagli studenti del Liceo Classico di Nuoro. Libriamoci è un progetto coordinato dalle docenti Venturella Frogheri e Paola Serra. Il brano poetico Il ritratto di Odisseo del poeta greco Ghiorgos Seferis (1900 – 1971) ci mostra la figura di Odisseo in un contesto moderno. Il poeta immagina di trovarsi davanti il fantasma dell’eroe, che vuole disperatamente raggiungere la sua terra, tornare a casa. Seferis raffigura Odisseo che, parlando, utilizza una lingua conosciuta dall’autore: sono le parole di un popolo, di ogni singolo individuo che attraverso delle lettere e dei suoni ha uno stretto legame con il passato. «… e mormora di tra la barba imbianchita parole/ della nostra lingua, quale già la parlavano/ tremila anni fa». L’eroe dell’Odissea ci viene descritto in tre differenti modi, a seconda della chiave di lettura che noi utilizziamo. Nella prima descrizione possiamo conoscere Odisseo come un uomo stanco: stanco di perdersi, stanco della solitudine, stanco di non arrivare nella sua amata isola, stanco di non riuscire a definire la sua persona, stanco di non riuscire a trovarsi. Nella seconda “descrizione” l’eroe greco è rappresentato come un uomo bramoso di comprensione:egli vuole gettare in mezzo agli uomini tutti i mostri che ha dovuto affrontare nel suo viaggio, per farci capire cosa lui ha passato, cosa ha dovuto vivere e cosa ha dovuto affrontare; vuole solo raccontarci la sua vita e le sue sofferenze, perché ogni uomo ha bisogno di avere delle colonne su cui appoggiarsi. «Sembra che voglia scacciare di mezzo a noi il Ciclope/titanico, monocolo, le Sirene che danno, se le ascolti,/ l’oblio, Scilla e Cariddi:/ tanti intricati mostri …». La terza (e ultima) “descrizione” è completamente incentrata sulla figura di Odisseo come un uomo che lotta, e non potrei essere più d’accordo. A mio parere è questo che l’autore vuole farci capire: Odisseo non è un eroe da venerare, lui è esattamente come noi, perché come noi lotta per ciò che ama; anche lui sente la nostalgia di casa; anche lui ha perso tante persone a lui care; anche lui è solo. Mi piace pensare ad Odisseo non come fonte di insegnamento, ma come una rappresentazione di ognuno di noi: «… m’immagino che venga a insegnarmi come fare un cavallo di legno anch’io per conquistare la mia Troia». Ognuno ha un proprio cavallo, e ognuno, a modo suo, vive la sua Odissea. © riproduzione riservata

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