Libero nella Città eterna

Ebbene sì, nonostante la Sla sono riuscito a realizzare il sogno di visitare la città eterna, appellativo coniato dall’imperatore Adriano in un bellissimo passaggio delle sue memorie per Roma, città che, come moltissime bellezze architettoniche presenti nel nostro Paese, rappresenta un vero museo a cielo aperto dove i suggestivi monumenti classici convivono armoniosamente con i meno antichi edifici. Credo che ognuno di noi debba provare il piacere di vedere questa meraviglia. Io l’ho fatto a quasi 50 anni, in circostanze particolari della mia vita, sconfiggendo il doppio handicap della malattia che mi rende totalmente dipendente dagli altri e dell’insularità che penalizza i sardi in termini di costi e di tempo per attraversare il mare. Nel mio caso poi ho dovuto saltare l’appuntamento settimanale con i lettori de L’Ortobene e dell’Agenzia Sir, avendo un’ulteriore dimostrazione dell’affetto con cui mi seguite vista la preoccupazione provocata per la temporanea assenza.
Sono stati due intensissimi giorni, pochi davanti alla ricchezza delle testimonianze, ma sono ugualmente strafelice di aver dato a mio figlio, come qualsiasi genitore, l’opportunità di vedere e apprezzare tali magnificenze e di stimolare già dalla sua giovane età la curiosità di scoprire e conoscere la bellezza della storia, dell’arte e della cultura.
Passeggiare lungo via dei Fori Imperiali e trovarsi di fronte alla imponenza del Colosseo, che visto da vicino è qualcosa di mastodontico, così come stare davanti all’antico edificio del Pantheon costruito come tempio dedicato a tutte le divinità diventato successivamente basilica cristiana, è un emozionante tuffo nel passato.
Che dire delle suggestive e caratteristiche vie del centro storico, rese leggermente tortuose dalla presenza dei famosi “sanpietrini”, che hanno messo a dura prova le sospensioni della mia carrozzina. Ma questa è Roma, con le sue incantevoli fontane come quella di Trevi, celebre in tutto il mondo e della Barcaccia situata ai piedi della scalinata di Trinità dei Monti nella altrettanto famosa Piazza di Spagna.
Una particolare sensazione l’ho provata quando mi sono trovato, con a fianco mio figlio, al centro di San Pietro. Era quasi tramonto, la piazza era pervasa da un assordante silenzio, almeno questo è ciò che io ho percepito. Al di là della bellezza architettonica dei monumenti che si affacciano sulla Piazza, ad affascinare è la misticità del luogo perché qui ognuno, a prescindere dalla religione che professa, vive in modo personale e intimo il suo rapporto con Dio.
Non poteva mancare la cena in un pittoresco ristorantino nel vecchio quartiere di Trastevere.
Uno dei motivi che mi ha portato nella capitale è stata l’opportunità di visitare la Camera dei deputati presso il Palazzo Montecitorio, un tempo dimora dei Papi. Un palazzo costituito da novemila stanze, non tutte visitabili, se non quelle di rilevante importanza, chiamate Sale di rappresentanza nelle quali si ricevono le delegazioni straniere. Per esempio, la Sala Aldo Moro, ex Sala Gialla chiamata così per il colore della sua tappezzeria, la Sala della Lupa, dove è esposta una copia di bronzo della Lupa capitolina, dove il 10 giugno 1946 fu proclamato l’esito del referendum istituzionale che decretò la nascita della Repubblica (in questa Sala è presente una delle tre copie originali della Carta Costituzionale); il Corridoio dei Busti, dove sono rappresentati i più noti personaggi politici dell’Italia risorgimentale e post-unitaria tra cui quelli di Garibaldi, Mazzini e Cavour; la Sala della Regina e il Transatlantico, un grande salone adiacente l’Aula dove i deputati sostano ed incontrano i giornalisti accreditati, così chiamato perché il suo arredo ricorda quello delle navi trans-oceaniche.
Poi c’è l’immensa Aula nella quale si riunisce l’Assemblea della Camera dei deputati. Per me, che ho un profondo rispetto verso le Istituzioni, è stato un onore vivere se pur per un momento questi luoghi, frequentati dai più importanti personaggi politici, protagonisti in qualche modo della storia pre e post repubblicana del nostro Paese, luoghi in cui si sono vissute dure battaglie politiche, grazie alle quali oggi viviamo in una Repubblica democratica.
Qualche mese fa in questa rubrica ho scritto sul diritto universale di ogni essere umano di muoversi liberamente e di viaggiare alla scoperta di nuovi orizzonti accompagnato dall’irresistibile voglia di vivere, condividere, catturare ogni istante.
Sebbene il mio corpo sia pressoché immobile, i miei pensieri fluttuano liberamente nell’aria, e questo viaggio ha rappresentato la loro concretizzazione. Probabilmente per il solo fatto di pensare, nelle mie condizioni, a una simile trasferta, poteva apparire un atteggiamento eccessivamente audace, ma chi mi ha sempre conosciuto e chi ha avuto modo di conoscermi in questi anni, sa che ho sempre agito con razionalità e con la consapevolezza dei miei limiti.
In virtù di ciò ecco perché ho voluto affrontare, al pari di tutti gli altri, questo viaggio e verificare di persona le problematiche legate alla traversata del mare, come per esempio le operazioni d’imbarco e sbarco o la sistemazione nella cabina adibita alle persone con disabilità. Nonostante alcune criticità, legate probabilmente all’inesperienza nell’assistere una persona con la mia patologia, è stato meno difficile del previsto grazie anche alla grande disponibilità e comprensione del personale di bordo.
Devo dire che è stata un’esperienza unica che mi piacerebbe ripetere per ammirare gli altri monumenti che non ho potuto visitare per motivi di tempo.

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