Liberati per la libertà

Le tre letture di questa domenica ci parlano tutte di chiamata e di adesione… nella libertà e nella disponibilità consapevole e convinta ad intraprendere un cammino e una vita nuovi, con un sincero e profondo cambiamento del modo di pensare e di pensarsi. E perché tutto questo? Lo esprime molto bene il salmo responsoriale, sia nel ritornello che nell’intero testo: Sei tu, Signore, l’unico mio bene… Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu»… nelle tue mani è la mia vita… gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra.
Gesù – ce lo dice l’inizio del Vangelo odierno – è un uomo deciso, senza mezze misure, che va fino in fondo senza voltarsi indietro e, laddove non è bene accetto, passa avanti e prosegue sicuro il suo cammino. Ebbene, vuole che anche i suoi discepoli siano come lui.
Paolo, liberato per la libertà, ha fatto della sua vita un servizio pieno e radicale alla causa del Regno. Ha messo mano all’aratro senza più voltarsi indietro. Lui ha davvero camminato secondo lo Spirito (così come ha chiesto ai cristiani della Galazia), si è lasciato guidare da esso e, mediante l’amore, si è fatto strumento per portare a tanti la buona novella.
Anche la prima lettura ci parla di un uomo forte e deciso nel suo operare: Elia, profeta di fuoco, profeta che arde di zelo per il suo Signore. Egli – dopo averne fatto esperienza singolare sul monte Oreb, nel segno straordinario del sussurro di un silenzio leggero – è mandato ad ungere Eliseo come suo successore. La vita di Elia sta per volgere al termine. Anche lui, come Gesù, si appresta ad essere elevato in alto (cfr. Vangelo): un carro di fuoco lo porterà nel se- no di Dio ed Eliseo diventerà profeta al suo posto.
Al momento di chiamarlo a questo servizio, Elia lo trova intento al suo lavoro nei campi. Guida i buoi legati all’aratro ed Elia gli passa accanto gettandogli addosso il suo mantello. È bello questo: quando Dio chiama (e non si tratta soltanto di sacerdoti e consacrati!) si fa accanto alla persona e la copre con il mantello della sua grazia, della sua benedizione, del suo amore. Eliseo capisce subito e si congeda dai suoi con un banchetto di festa: si può lasciare tutto con gioia quando si trova in Dio il proprio tutto e la propria gioia. Il brano evangelico, invece, ci presenta casi un po’ diversi. Dapprima è un tale che si propone di seguirlo, ma Gesù ne smorza il facile entusiasmo prospettandogli le esigenze della sequela. Poi è la volta di altre due persone, che però subito fanno intendere di avere altri interessi e altre priorità. Gesù non sta ad elemosinare il loro consenso. È invece chiaro e fermo nella sua proposta:Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio.
«Quello che fa avanzare sulla via è l’amore di Dio e del prossimo. Chi ama corre, e la corsa è tanto più alacre quanto più è profondo l’amore… Non giova che uno si metta sulla via e poi invece di camminare torni indietro » (S. Agostino, Disc. 346).

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