Leggere la storia con la sapienza di Dio
di Michele Casula

22 Marzo 2022

5' di lettura

Siamo in un tempo difficile: pandemia, guerra, crisi economica e sociale, e assistiamo quasi impotenti a tanti drammi che rendono complicata la nostra esistenza. Nascono in noi interrogativi ai quali spesso umanamente non sappiamo dare risposte rassicuranti. La Parola di Dio di questa domenica illumina il cammino quaresimale proprio su queste situazioni. Davanti al dolore spesso noi siamo portati a scaricare su Dio responsabilità che Lui non ha. Se una persona si droga, non è colpa di Dio; se una persona ha un male incurabile, non è colpa di Dio ma dell’uomo che sta rovinando il mondo che il Signore ha creato! Le calamità naturali, le epidemie, le guerre non vengono da Dio! Sorge una domanda: ma Dio, davanti a un mondo così fragile, cosa fa? Ha ancora una speranza da offrirci? Spesso ci creiamo delle immagini di Dio sbagliate. Il Dio in cui dobbiamo credere è il Dio che ode il grido degli oppressi, si schiera dalla loro parte, come ci ricorda l’esperienza del popolo in Egitto. Il Dio che ci parla dal roveto, cioè dall’Eucaristia e dalla Parola, non è un Dio estraneo, ma vicino; è il Dio con noi, il Dio che ha misericordia del suo popolo. Dalla storia di Israele Paolo trae una lezione anche per noi. Nella seconda lettura, infatti, Paolo parla del comportamento degli israeliti nel loro peregrinare nel deserto. Ciò significa che non basta essere battezzati, fare qualche preghiera o elemosina, per sentirci a posto davanti al Signore. Se la mente e il cuore non sono orientati al Signore, a nulla serve ciò che facciamo. Siamo invitati a convertirci e soprattutto ad avere fede nella misericordia di Dio. Luca narra che Gesù sta andando a Gerusalemme incontro alla sua passione. Attorno a lui cresce l’attesa che si riveli come Messia, che prenda in mano le sorti di Israele per restaurare il regno e cacciare gli odiati romani. Alcuni vogliono sondare le reazioni di Gesù, quando gli riferiscono che Pilato ha fatto uccidere dei Galilei durante i sacrifici nel tempio. Forse volevano vederlo indignato contro Pilato e desideroso di punire questa offesa contro la religione di Israele. Ma Gesù non si lascia coinvolgere ma coglie l’occasione per offrire due insegnamenti. Il primo riguarda il legame tra peccato e punizione: le tragedie che capitano nella vita non sono un castigo di Dio per i peccati, altrimenti tutti le subirebbero; invece vediamo che ciò non avviene, anzi molte volte i malvagi prosperano indisturbati, mentre i giusti soffrono in mille modi. Gesù, a conferma di ciò, aggiunge un altro episodio: il crollo della torre di Sìloe che ha ucciso diciotto innocenti. Il secondo insegnamento riguarda ogni persona che viene a conoscenza di tragedie toccate ad altri. La domanda da porsi, dunque, è: «e se fosse successo a me?» Una disgrazia, quindi, non è segno di castigo divino. Pensiamo ad una persona che muore giovane. Non è una persona punita da Dio: molti santi sono morti giovani! Le parole di Gesù: «se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo», stanno a significare che il Signore si preoccupa della salvezza e non della salute. Il Signore, dunque, ci esorta a convertirci e cambiare mentalità e modo di vivere, partendo proprio dagli eventi della storia. Luca, preoccupato che qualcuno pensi che Dio stia in agguato per punire, utilizza la parabola del fico o della pazienza di Dio. Il Padre ha tanta pazienza nell’attendere che noi suoi figli portiamo frutti buoni, ma il tempo è limitato (i tre anni della parabola). Quando si avvicina il tempo del giudizio, il Figlio (il vignaiolo) chiede ancora pazienza al Padre e fa di tutto perché noi comprendiamo il suo amore e ci impegniamo a vivere da veri figli di Dio. Chi non vorrà capire ancora e non si convertirà corre il rischio di essere «tagliato». Il dolore, pertanto, non va pensato come punizione che viene da Dio, ma va visto come un richiamo ad affrettare il tempo della nostra conversione a Dio, per essere salvi nell’eternità. Accogliamo l’invito di Dio, che è misericordioso e paziente, a cambiare e a convertire il nostro cuore. Ogni giorno dovrei dire: «Oggi posso ricominciare, senza mai porre limiti alla misericordia di Dio». © riproduzione riservata Illustrazione: © Matt Chinworth (The First Testament / Illustration Series for CT Mag)  

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