Legge urbanistica, strano silenzio del Cal

Pressioni per evitare un parere negativo da parte dell’assemblea della Consiglio Autonomie Locali sulla legge urbanistica che domani, 18 settembre, approderà in Consiglio regionale? L’interrogativo resta per ora in sospeso, anche se un post della sindaca di Fonni Daniela Falconi autorizza più di un dubbio. L’assemblea non è stata convocata dal presidente, il primo cittadino di Nuoro Andrea Soddu, ma il gruppo ristretto dei sindaci – la IV commissione istruttoria che per tutta l’estate ha lavorato sul disegno di legge, ha deciso di divulgare il parere che, comunque avrebbe avuto molto più forza se votato dai 36 primi cittadini che compongono l’assemblea. In ogni caso domani il documento del CAL non ci sarà. «Non ci sarà – ha fatto sapere Daniela Falconi – per una legge che, se approvata, cambierà le cose e dovrà valere per i prossimi trent’anni. Nessun consigliere regionale lo potrà leggere. Non chiedetemi perché, perché vi giuro che non lo so e non è mia intenzione puntare il dito contro nessuno. Non mi interessano i giochini, le telefonate, le allusioni, se ci sono stati, messi in atto per bloccare questo parere. So che l’Assemblea del CAL non verrà convocata. Questa cosa mi sta creando amarezza, tristezza ma mai mi provocherà demotivazione o voglia di abbandono, anzi». Amarezza, ma grinta da vendere e una testardaggine da perfetta montanara anche nella volontà di non far passare la vicenda sotto silenzio pur evitando la polemica diretta: «Allo studio di quella legge ci  abbiamo lavorato duramente, io con un mio modestissimo contributo e tanti miei colleghi. Ci abbiamo lavorato per un anno, ma soprattutto vedendoci a Cagliari nei giorni di Ferragosto quando molti dei nostri Comuni erano invasi dai turisti e ci abbiamo lavorato sentendoci e condividendo ogni virgola con tutti. Abbiamo espresso una proposta di parere che suggerisce al legislatore (perché noi sindaci non siamo legislatori!) diverse modifiche che vanno nella direzione di rendere i Comuni protagonisti del governo del territorio e di sistemare diverse problematiche che renderebbero pericoloso e ambiguo il governo del territorio stesso. Oggi con diversi sindaci, ci siamo visti nuovamente a Cagliari – continua la sindaca di Fonni che per partecipare a quell’incontro ha dovuto rinunciare al tradizione saluto agli alunni del paese nel loro primo giorno di scuola –  e siccome nessuno di noi voleva rendere vano il lavoro e la nostra voce ci siamo confrontati e abbiamo deciso di diramare un comunicato stampa, con la (mia) consapevolezza che qualunque cosa detta in questo periodo possa essere strumentalizzata. Non mi importa: ognuno si faccia in cuor suo, l’idea che crede. Ho la certezza e la tranquillità d’animo di aver svolto fino in fondo il ruolo per cui siamo stati chiamati a operare. Io personalmente, ma sono sicura anche i miei colleghi che oggi hanno lavorato al comunicato in totale libertà. conclude Daniela Falconi – per il bene del Cal e dei Comuni che rappresentiamo».

Daniela Falconi

Se agli atti del Consiglio mancherà il parere ufficiale timbrato e controfirmato su carta intestata istituzionale Consiglio Autonomie Locali, assume comunque una valenza politica enorme la mossa dei sindaci: Giorgio Alimonda (Portoscuso), Laura Cappelli (Buggerru), Mariano Cogotti (Piscinas), Alessandra Corongiu (Pimentel), Daniela Falconi (Fonni), Gigi Littarru (Desulo), Andrea Lutzu (Oristano), Anita Pili (Siamaggiore), Manuela Pintus (Arborea) e Gianfranco Satta (Tergu). In attesa di capire perché l’assemblea del Cal non è stata convocata, resta infatti il parere della commissione, le proposte e i giudizi espressi – in alcuni punti molto severi – che non potranno essere ignorati dal Consiglio regionale. Un giudizio è anticipato fin dalle prime righe:  «Dalla lettura del testo del disegno di legge n. 409 si teme che le aspettative dei Comuni possano rimanere deluse dalla nuova legge urbanistica proposta che non appare possa essere in grado di contribuire con efficacia alla risoluzione delle problematiche sino ad oggi affrontate dagli enti locali nell’adeguare i propri strumenti urbanistici e più in generale nell’attuazione di una norma, quella urbanistica, che, invece di tendere verso la semplificazione, si perde in un insieme di regole e procedure complesse di difficile applicazione, per gli uffici regionali in primis. Questo eccesso di burocratizzazione, immancabilmente ostacolerà l’attività dei Comuni e dei cittadini, oltre che della regione stessa».

NEO CENTRALISMO. I dieci sindaci denunciano senza tanti giri di parole il timore di una nuova ventata accentratrice: «La Regione non riforma se stessa in campo della pianificazione territoriale, semplificando le varie funzioni coinvolte nel processo decisionale, ma lascia distinte le competenze sul tema tra i vari assessorati invece di costituire un’unica regia all’interno dell’assessorato all’Urbanistica ed Enti Locali aggravando, così, la complessità dell’applicazione della norma da parte dei Comuni. È alquanto prevedibile che la nuova e pressante azione di controllo che la Regione andrà ad esercitare sull’attività del Comune – si legge infatti nel documento – possa limitare e condizionare le libere scelte intraprese dall’ente per il proprio sviluppo del territorio, pur adottate nel rispetto dello scenario normativo vigente (ancorché a volte poco chiaro e diversamente interpretabile quando si parla soprattutto di norme che tutelano e salvaguardano il paesaggio regionale), con il grave rischio di compressione del diritto costituzionalmente sancito con cui lo Stato delega al Comune le competenze in ordine alla pianificazione». Davanti a questa denuncia, non potrà non essere valutato da quei consiglieri che ricoprono la carica o sono stati amministratori comunali, sindaci o ex sindaci compresi, l’invito lanciato dalla commissione istruttoria della Conferenza autonomie locali alla stessa Regione «ad essere più attenta alla salvaguardia del diritto dei comuni di esercitare il proprio ruolo di programmazione sul territorio, evitando che progetti di particolare rilevanza finanziaria abbiano il via libera da parte degli uffici regionali nonostante sussistano incompatibilità di carattere urbanistico. Appare evidente che il legislatore in questo caso sta evitando di ascoltare la volontà dei consigli comunali, non tanto per ragioni di interesse strategico, quanto privatistico».

FALSA OMOGENEITÀ. Curiosamente le rivendicazioni nei confronti del centralismo statale che non adegua i suoi provvedimenti alle realtà locali (vedasi l’ultimo scontro sulla riorganizzazione della rete ospedaliera), la si ritrova in bocca ai sindaci nei confronti della Regione: «La nuova norma, così predisposta – denuncia infatti il documento –  disciplinerà la gestione del territorio isolano come se la Sardegna fosse un unico e omogeneo territorio indistintamente diviso in sole quattro categorie/ambiti: urbanizzato, rurale, di salvaguardia ambientale, suscettibile di nuova urbanizzazione. Prescindendo così dalle reali e specifiche situazioni che, da La Maddalena a Cagliari, da Cabras e Elini, da Orotelli ad Alghero, peculiarizzano e differenziano il territorio sardo e che, conseguentemente, avrebbero, invece, necessità di un differente e distinto approccio alla disciplina del loro territorio».

NON SOLO MARE. Da documento dei dieci sindaci traspare anche la delusione per un dibattito incentrato soprattutto sulle zone marine. Discorso doppiamente importante per gli amministratori Oristano, Buggerru, Arborea, Piscinas e Portoscuso hanno condiviso una linea unitaria con Desulo, Fonni, Pimentel, Siamaggiore e Tergu. «La Sardegna – alza il tiro il documento – non è solo costa, ma anche e soprattutto territorio interno che ha esigenze e problematiche spesso opposte a quelle degli ambiti costieri. Ma anche gli stessi territori costieri tra loro si trovano in condizioni di crescita molto diverse di cui la legge dovrebbe tenere conto. Probabilmente la perequazione e la compensazione la Regione le avrebbe dovuto applicare, in questa fase normativa, a scala regionale, oltre che solo locale, per tentare di portare l’intero territorio sardo al medesimo grado di sviluppo. I territori rurali, che costituiscono la quasi totalità del territorio sardo, sono normati con le medesime regole senza tenere conto delle specificità del mondo agricolo tradizionale localeInoltre, se negli ambiti prossimi alle grandi conurbazioni o a quelli turistici è comprensibile che debba essere posto un limite all’eccessiva antropizzazione incontrollata delle campagne, in altre parti del territorio sardo la presenza dell’uomo è l’unica reale garanzia di presidio del territorio e rappresenta un deterrente all’abbandono delle campagne». Infine una bordata che va oltre i convegni e le rassicurazioni che la Giunta regionale sparge a piene mani percorrendo la Sardegna per condividere piani di sviluppo che parlano, di aree interne, spopolamento, ruralità. «Ma soprattutto la legge non affronta la principale problematica “ambientale” della Sardegna che è lo spopolamento della zona interna con il conseguente reale danno sull’ambiente storico, culturale e paesaggistico che la morte di una così ampia porzione della nostra regione decreta», accusano Giorgio Alimonda, Laura CappelliMariano CogottiAlessandra Corongiu, Daniela FalconiGigi LittarruAndrea LutzuAnita PiliManuela Pintus Gianfranco Satta, per chiosare: «Per tutti questi motivi la commissione del CAL non poteva che esprimere tale parere».

Quanti degli altri 26 sindaci dell’assemblea della Consiglio Autonomie locali, a partire dal presidente Andrea Soddu, condividono queste posizioni?