Le vie dell’integrazione

Meriterebbero un monumento lo sportello Europe direct di Nuoro e la Scuola forense del capoluogo per aver organizzato – nelle persone di Salvatore Boeddu e Monica Murru – il seminario su Zone interne e migranti dello scorso quattro maggio. Un evento che se si fosse realizzato un mese fa avrebbe certamente evitato tre quarti delle polemiche nate intorno al tema dell’accoglienza dopo la decisione del Comune di aderire al sistema Sprar, decisione legittima – e probabilmente la più corretta – ma non accompagnata, spiace dirlo, da una adeguata campagna di informazione nei confronti dei nuoresi e che si sta realizzando oggi, a decisione già presa: molti pregiudizi, chiusure e paure sono spesso figli dell’ignoranza della realtà dei fatti. Una realtà magistralmente descritta dai protagonisti del seminario, a partire dal prefetto di Nuoro Daniela Parisi che, forte della sua esperienza proprio in tema di migranti – basta leggere il suo curriculum –, ha subito sgombrato il campo da ogni sospetto di emergenza parlando di «un fenomeno che non si può fermare e che va affrontato in maniera condivisa senza destare timore nell’opinione pubblica. Il numero dei migranti che arrivano in Sardegna è limitato – ha detto – , una distribuzione capillare a vari livelli – regionale, provinciale, comunale – è la strada maestra per organizzare l’accoglienza nel miglior modo possibile»: è questa la cifra del sistema Sprar a cui ha aderito anche il Comune di Nuoro. «Tale sistema – ha detto il prefetto – riduce al massimo i centri di accoglienza straordinaria e favorisce l’integrazione, minori sono i numeri migliori l’accoglienza e l’integrazione, che parte dalla conoscenza della lingua italiana». L’ottica del prefetto è chiara, considerare l’immigrazione da problema a «fenomeno di programmazione» che si risolve, ha sottolineato, con «l’accoglienza diffusa».

Numeri? Nei cento comuni della provincia storica Nuoro- Ogliastra è previsto l’arrivo di 1000 persone, ogni comune ha la sua quota a partire da sei unità per i centri più piccoli, per Nuoro sono previste circa 124 persone (le altre 876 persone andrebbero ridistribuite sugli altri 99 comuni).

«Se tutto funzionasse non se ne parlerebbe» – le ha fatto eco Marc Arno Hartwig, funzionario della Commissione europea che si occupa della squadra di supporto alla migrazione. Nel 2016 sono arrivate 180mila persone in Italia,
ma basterebbe pensare ai milioni di profughi in Libano e Giordania per fare le debite proporzioni e riflessioni.
«La migrazione non è nient’altro che il desiderio individuale di avere una vita migliore altrove – ha detto Hartwig – esiste da sempre, fino a non molto tempo fa anche gli italiani sono stati popolo di migranti, anche parte della mia famiglia». La strada dell’accoglienza diffusa è la migliore ma «dobbiamo essere consapevoli che non può funzionare un sistema solo su base volontaristica» come quello Sprar.

Una Europa politica e non solo di mercato non sarebbe in grado di affrontare meglio questa situazione? – gli chiediamo: «Ne sono convinto, non perché nelle vesti di funzionario ma perché sono nato in Germania, mio padre viene da una parte che oggi è Polonia, mio nonno dall’Italia, ma cos’altro che europeo mi posso definire? Quelli che pensano che un paese può affrontare le sfide di oggi da solo è impossibile, a partire dall’economia globale, dai flussi dei migranti, dalle sfide dell’ambiente… questo concetto di nazione, che ha portato anche tanti guai, bisogna superarlo. È bene avere identità ma non vuol dire scendere nel campanilismo».

Come giudica il ritorno di partiti euroscettici se non xenofobi? «Mi fa paura, tanti di questi elementi che abbiamo pensato fossero da tempo superati sono sotto la superficie e basta poco per tirarli fuori, esistono perché forse è parte della natura umana, la soluzione facile ci piace ma per molte sfide non esiste. Non abbiamo imparato tanto dalla storia, anche recente. Ma dobbiamo restare ottimisti».
Sacrosante le parole del sindaco Andrea Soddu: «La città ha scelto una strada e lo dico anche a nome del Consiglio delle autonomie locali. Come persone abbiamo uno statuto dell’essere uomo, persona che fa parte di una comunità. Se togliamo l’accoglienza, l’integrazione, la solidarietà non abbiamo più davanti una persona. Noi abbiamo deciso da che parte stare». «Non c’è accoglienza senza sostenibilità – ha ribadito l’assessore Valeria Romagna – e la sostenibilità è data da un numero sostenibile per la collettività e da percorsi di integrazione che lo Sprar permette».
Angela Quaquero da parte sua ha illustrato la delicata questione dei migranti minori non accompagnati dall’osservatorio della Regione, mentre la professoressa Gabriella Ferranti ha inteso sottolineare il ruolo fondamentale della formazione e dell’università anche grazie a nuovi corsi di laurea, Sassari prima in Italia ad attivare la Laurea in difesa e sicurezza con il curriculum Diritti umani e sostegno alla pace.
Un pomeriggio sapientemente cucito dagli interventi puntuali dell’avvocato Salvatore Mannironi, da sempre sensibile a queste tematiche. Una tavola rotonda moderata da Carla Frogheri sull’accoglienza nelle zone interne con la rappresentante dell’Anci Daniela Sitzia e la pediatra Francesca Ena, alcuni sindaci e assessori, ne ha messo in evidenza luci e ombre, dalla quasi normalità di Sarule alle emergenze di Dorgali. Resta il fatto, come ha detto il sindaco di Macomer Antonio Onorato Succu e come prima di lui aveva sottolineato l’assessore regionale alla Sanità Luigi Arru – che siamo davanti a una opportunità per il nostro territorio. È bene dunque sgombrare il campo da una «paura della concorrenza sulla povertà e dalle voci su rischi per la sicurezza – ha affermato Succu – che nascono da ignoranza o speculazioni politiche».

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