Le new slot rovina-famiglie

Tenetevi forte: 73.376.790 euro, di cui 24 milioni 810 a Nuoro città. È la cifra che nel 2016 è stata bruciata, moneta dopo moneta, nelle “macchinette” dei 29 paesi della Diocesi di Nuoro con Budoni che guida la classifica con una media di 1.200 euro giocati a testa dai residenti e Olzai che la chiude con 183 euro. Gran parte della cifra viene restituita in vincite ma, a parte gli sconquassi sociali che affronteremo in un altro servizio con intere famiglie rovinate e la malattia da gioco (ludopatia) diventata e curata come una vera e propria dipendenza, l’unico a guadagnarci veramente è lo Stato. Subito un dato: nel 2016 le macchinette hanno prodotto in tasse tra i 124 mila abitanti della diocesi quasi tredici milioni (12.850.000), 104 euro ad abitante. Una cifra in continua crescita. Infatti se nel 2015 l’erario incamerava il 13% delle somme, l’anno dopo si è saliti al 17,5% e, contemporaneamente, le vincite sono scese dal 74,3 al 71,6%, mentre il restante 10,9% rappresenta il guadagno di esercenti, gestori e concessionari.
Dati ricavabili estrapolando i numeri del database “L’Italia delle slot” creato dal gruppo dei quotidiani locali Gedi e dal Visual Lab in collaborazione con Dataninja. Uno strumento che consente on line ( http://lab.gruppoespresso. it) di consultare e rielaborare le cifre dei singoli Comuni italiani incrociando i numeri ufficiali della popolazione (Istat), il reddito pro-capite (ministero Economia e finanze) e della raccolta derivante dal gioco (Agenzia Dogane e Monopoli) che nel nostro caso riguardano solo le AWP (chiamate anche “New Slot” che accettano solo monete, presenti nei locali pubblici in generale ma soprattutto in bar e tabaccherie) per l’assenza di “Videolottery” ( VLT) collocabili solo in locali appositi dove si può giocare anche con le banconote e consentono scommesse e vincite più alte.
Dove e quanto si sfida la fortuna nei paesi della diocesi di Nuoro? Capirlo è relativamente semplice anche se diventa più complicato interpretare le cifre e calarle sul reale al di là delle statistiche. Inevitabilmente, infatti, il risultato finale della giocata media per popolazione residente e reddito pro-capite offre uno spaccato indicativo perché, ovviamente, comprende per esempio da un lato bambini, anziani e malati che non scommettono e ricchi e poveri livellando il parametro. Per rispondere alla domanda è necessario inoltre tracciare un quadro generale. In media ogni italiano gioca il 6 per cento del suo reddito annuale. Questa soglia viene superata daOttana dove ogni cittadino si gioca in media il 9 per cento del suo reddito. Dopo Budoni dove l’incidenza sul reddito è dell’8%, il paese della Media valle del Tirso è secondo per cifra annuale giocata a residente (1.194 euro) ma primo per media slot-abitanti (46, una ogni 50 residenti) contro le 78, una ogni 66 budonesi, del centro gallurese. Rilevanti le cifre: sei milioni e 180 mila euro giocati a Budoni e 2.750.000 a Ottana.
Già i dati di questi due centri in testa alla classifica diocesana ma diversi per storia, realtà ambientale e sociale, possono offrire diversi spunti di riflessione. Le prime analisi però rischiano di essere rimesse in discussione davanti al caso Onifai, terzo in graduatoria per giocate pro-capite (864 euro), 7% del reddito bruciato, 13 macchinette in funzione, una ogni 57 dei 740 abitanti, per una raccolta complessiva di 640.400 euro. Forse in questo caso qualche similitudine la si potrebbe trovare con Torpè, anch’esso al di sopra col 7% della media nazionale sul reddito, dove la statistica certifica nel 2016 due milioni e 430 mila euro di giocate complessive, 847 euro ad abitante affidati alle 21 slot in attività, una ogni 137 residenti. L’incidenza della spesa sul reddito (7%) segna anche Sarule che ha visto l’anno scorso spendere in media ogni suo cittadino 751 euro, 266,6 in più del 2015. Complessivamente 28 macchinette (una ogni 60 residenti) nel paese ai piedi di monte Gonare hanno ingoiato monetine per 1.280.000 euro.
Veniamo ora ai paesi in linea o leggermente al di sotto della percentuale nazionale. Con una media per abitante del 6 per cento del reddito giocato nelle slot machine, la graduatoria è aperta da Posada dove ogni residente spende 816 euro per una raccolta complessiva di 2.420.000 in 35 postazioni, una ogni 85 cittadini. La più alta concentrazione di slot (sette, una ogni 48 dei suoi 340 abitanti), può spiegare le posizioni di testa di Lodine con una spesa di 764 euro pro-capite e un totale annuale di 259.970 euro. Segue Orgosolo (55 macchinette, una ogni 76 residenti) dove in media ogni cittadino ha scommesso 757 euro per un totale complessivo nel 2015 di tre milioni 190 mila euro, Lula 685 euro a testa per un totale di 957.920 giocati nelle 25 slot, una ogni 56 abitanti. A Ollolai su 16 videogiochi (uno ogni 81 residenti) sempre nel 2016 si sono scommessi 668 euro a testa per un totale di 864.470 euro, facendo peggio di Oniferi che apre la classifica dei paesi dove le giocate incidono per il 5% sul reddito pro-capite con 642 euro a testa bruciati nelle 8 macchinette in funzione negli esercizi pubblici del paese, una ogni 112 residenti per un totale annuale di 576.540 euro. Siamo a Lodè dove ogni cittadino gioca in media 640 euro per una cifra complessiva annuale di poco superiore al milione raccolta in 13 postazioni, una ogni 129 residenti; mentre a Galtellì euro dopo euro si raggiunge in media la quota pro-capite di 570 euro per un totale annuale di 1.290.000 affidato a 26 impianti mangia-soldi, uno ogni 93 abitanti. Apparentemente più virtuosa appare la vicina Siniscola: il capoluogo della Baronia apre la classifica dei centri dove le slot machine “mangiano” il 4% per cento del reddito, posizione comunque falsata statisticamente evidente dal reddito più alto rispetto a Galtellì perché in realtà ogni siniscolese ha scommesso 596 euro per un totale di 6.880.000 affidato alle 97 macchinette in attività, una ogni 119 residenti. Ed ecco Orani con 546 euro a testa giocati in 23 impianti (uno ogni 125 residenti) per un totale di 1.580.000 euro. Da monte Gonare al Corrasi: a Oliena sono 513 gli euro che ogni cittadino ha puntato nel 2016 nelle 66 macchinette (una ogni 107 abitanti) distribuite negli esercizi pubblici del paese dove, sempre secondo il database “L’Italia delle slot”, le giocate annuali raggiungono i 3.650.000 euro. Quindi Orune con 467 euro a testa per un totale di 1.100.000 (19 slot, una ogni 123 abitanti); Mamoiada con 447 euro che in media ogni cittadino affida a 19 Awp, una ogni 134 abitanti per una raccolta complessiva di 1.140.000 euro e Loculidove invece ogni abitante ha giocato tre anni fa in media 441 a testa per un totale di 227.700 euro, in otto slot, una ogni 64 residenti.
Siamo a Nuoro città. Ricordando che stiamo parlando di statistiche e di fredde medie che in realtà comprendono anche i neonati, il capoluogo con 672 euro giocati teoricamente da ogni abitante si collocherebbe dopo Ollolai, ma apre la classifica dei centri a prima vista virtuosi dove moneta su moneta si spende il tre per cento del reddito pro-capite. La cifra complessiva raccolta nelle 468 postazioni in funzione (una ogni 54 residenti, tra le percentuali più alte ma anche in questo caso le medie sono falsate dai giocatori di passaggio) è di 24.810.000 che ci offre l’occasione per ricordare che lo Stato incassa 17,5 centesimi ogni euro giocato e, quindi, solo da Nuoro solo volati nel 2016 in tasse 4.341.750 euro.
Sempre analizzando le cifre del database, dopo il capoluogo nella classifica al tre per cento del reddito si torna in Baronia: a Orosei ogni residente spende 475 euro per un totale complessivo annuale di 3.340.000. Nel centro costiero risultano in attività 61 macchinette, teoricamente una ogni 115 residenti ma attenzione perché in questo caso (come per Budoni, Dorgali, Posada eSiniscola) ogni analisi deve tenere conto delle presenze turistiche estive che drogano al rialzo i numeri. Un discorso che però non sembra valere per Bitti dove si sono giocati, nel 2016, 356 euro a testa per un totale di poco superiore al milione, ma che torna ad acquistare forza confrontando il rapporto popolazione slot. A Bitti, infatti, risultano in funzione 22 slot, una ogni 129 abitanti e ognuna ha incamerato 46.005 euro, mentre a Dorgali – compresi Cala Gonone e centri costieri – ognuna delle 40 postazioni incamera 75.740 euro, quasi 30 mila in più di Bitti,facendo registrare ai piedi del monte Bardia una media annuale di giocata per abitante di 352 euro per un totale di poco superiore al milione. Da notare che nonostante il problema appaia a prima vista meno grave di altre realtà anche di quelle costiere, gli amministratori comunali di Dorgali finora sono stati gli unici a tentare con un’ordinanza di limitare il fenomeno della ludopatia regolamentando gli orari con il fine di evitare le giocate compulsive prolungate nel tempo.
Tornando all’esame della realtà nei 29 paesi della diocesi di Nuoro, con Onanì (334 euro a testa, scommessi in 7 slot, una ogni 56 dei 391 abitanti, per complessivi 130.500 euro annuali), si apre l’elenco dei paesi virtuosi dove alle macchinette si punta il due per cento del reddito pro-capite. Sono in ordine di giocate per residente: Gavoi, 255 euro a testa per 681.720 euro complessivi affidati a otto postazioni una ogni 333 residenti che però incamera ben 85.210 a impianto;Orotelli, 224 euro a residente per un totale di 458.130 (12 macchinette, una ogni 169 cittadini che ha singolarmente incamerato nel 2016 38.180 euro); Fonni, 206 euro a testa (18 slot, una ogni 219 abitanti, 45.580 incassati a postazione); Irgoli, 196 euro per un totale di 452.160, (113.140 per ognuno dei quattro impianti funzionanti). Infine Olzai il paese meno compromesso dalla ludopatia con 183 euro che in media ogni suo abitante ha giocato nel 2016 nelle quattro “New slot” (una ogni 221 abitanti), che raccolgono 40.430 a impianto per un totale di 161.730, l’uno per cento del reddito pro-capite del paese. In sostanza – per l’ultimo testa- coda della classifica diocesana – in ogni slot machine in funzione a Olzai tre anni fa sono stati giocati ben 38.800 euro in meno di quelle di Budoni e, se si vuole un altro paragone intermedio, ben 44.780 euro risparmiati a macchinetta rispetto alla vicina Gavoi.

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