Le Grazie, quando il Santuario era retto dai padri Gesuiti

Durante le celebrazioni appena concluse per la Madonna delle Grazie è stato ricordato l’arrivo a Nuoro degli Oblati di San Giuseppe, avvenuto nel 1940. Gli oblati si prendono amorevole cura del Santuario dedicato alla Madre di Dio e la città guarda ad essi con gratitudine.
Un secolo prima, nel 1844, il clero nuorese aveva rivolto una preghiera a chi in materia aveva autorità: che in questa città venissero e restassero i padri della Compagnia di Gesù. Ma perché i sacerdoti desideravano la venuta dei Gesuiti? Per rispondere alla domanda bisogna riandare indietro nel tempo e ricordare fatti e avvenimenti, dimenticati – da tanti ignorati – riguardo all’antico santuario delle Grazie. Ricordare innanzitutto Nicola Ruiu Manca che volle costruirlo per collocare in esso la statua della Madonna che custodiva nella sua abitazione. Dopo l’inaugurazione dell’edificio, avvenuta nel giugno del 1690, egli chiese ai padri Mercedari che venissero e curassero la chiesa. Questo non fu possibile e allora Ruiu Manca si rivolse a figli di Sant’Ignazio i quali acconsentirono. E così, essendo responsabile per la provincia della Sardegna il padre Giovanni Contene, i Gesuiti si stabilirono a Nuoro. Anno 1719: due secoli fa. Qui la storia diventa complessa, assume risvolti critici, se non drammatici. I padri stabiliscono rapporti amichevoli con i fedeli, sia quelli di Seuna dove stava la loro sede, sia con tutti i nuoresi. Sono amati e rispettati da tutti, sono ricercati dal popolo per avere parole di incoraggiamento nei momenti difficili, per avere consiglio. La lunga preparazione che l’ingresso nell’ordine richiedeva, gli studi approfonditi, la loro cultura, li portava a un alto grado di maturità e saggezza che la gente poteva constatare di persona. Ma qui entra in gioco la condizione umana delle persone, le manchevolezze che portano ad atteggiamenti e azioni colpevoli. Il prestigio, la simpatia di cui i Gesuiti godono presso il popolo destano invidia presso alcune persone, anche tra componenti del clero cittadino: forse dà fastidio che quei religiosi forestieri siano tanto stimati. Un altro fatto più materiale è legato ai beni lasciati da Nicola Ruiu Manca, legati al Santuario, gestiti dai padri. Comprendevano terre coltivate e adibite a pascolo, con greggi collegate. Vi erano persone che avrebbero desiderato fortemente di poter essere loro a gestire quei beni, ad averne le entrate. Furono compiute azioni di danneggiamento su quelle proprietà. Era un sottinteso ma chiaro invito ai padri perché se ne andassero. L’atto più netto, anche formalmente, arriva nel 1765 quando il sindaco rivolge richiesta esplicita di allontanamento dei padri da Nuoro. La richiesta viene respinta ma l’averla semplicemente presentata aveva un significato chiaro. Arriva poi in Sardegna il visitatore padre Emanuele Rovero, giunge anche a Nuoro ed esprime infine il suo giudizio: è bene chiudere la residenza di questa città. Sul piano internazionale si stanno intanto avvicinando momenti difficili per i figli di Ignazio. I regnanti di Portogallo, Spagna, Francia, chiedono al Pontefice la soppressione della Compagnia. Il Papa cede alla fine e nel 1773 la compagnia cessa di esistere.
Il “risarcimento” – quello morale almeno – per i padri che avevano guidato il Santuario delle Grazie arriva nel 1844, quando il clero della città fa la richiesta ufficiale ricordata all’inizio, che i gesuiti ritornassero a Nuoro.

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L’immagine: Chiesa delle Grazie, disegno di Salvatore Pirisi (proprietà A. Corrias) tratto dal volume I Gesuiti nel nuorese di Sebastiano Putzu