Lavoro stagionale a tutti i costi? Parlano i giovani

Lavoratori stagionali sottopagati o giovani troppo pretenziosi? Si tratta del dilemma più gettonato della seconda estate post Covid. Un dibattito sviluppatosi su tutto il territorio nazionale che ha diviso il mondo giovanile, quel mondo, lo dicono anche le statistiche recentemente pubblicate su Il Corriere della Sera, che guarda sempre meno a un futuro all’università e sempre di più al guadagno immediato. Una corsa al posto di lavoro matta e disperatissima che appare mirata non tanto alla crescita professionale quanto al lecito diritto di poter campare bene, anche se, talvolta, con qualche eccessiva pretesa. Contrapporre gestori di locali e ragazzi appena alla fine del percorso di studi sarebbe stato come esporre ancora una volta i nostri giovani a una sentenza ovvia e definitiva anche se è doveroso segnalare che, mai come in questa stagione estiva, tutte le attività del mondo della ristorazione faticano a trovare del personale pronto a rimboccarsi le maniche così come era accaduta circa 15 anni fa nel mondo dell’edilizia tanto da rendere la figura professionale del classicissimo e nostrano manibaleddu una specie praticamente estinta.
Ne abbiamo parlato con i giovani del nostro territorio, incredibilmente divisi sull’argomento. «Mi sono appena diplomato al liceo scientifico – racconta il nuorese Francesco Ticca, 20 anni – percorso che ho intrapreso di malavoglia già dall’inizio tanto che ho perso due anni. Avrei voluto fare la stagione estiva in un noto locale della città ma, a mio parere, la paga era bassa se consideriamo che sai quando inizi ma non a che ora smonti. Perchè devo essere pagato per sei ore di lavoro, se a conti fatti devo farne 12?»
Di un altro avviso è Carlotta Melis, 18enne di Orosei neo diplomata all’aereonautico: «Una paga base basta e avanza per noi che dobbiamo apprendere un nuovo mestiere – ha detto -. Questa estate farò la cameriera e al proprietario del locale costerò molto in termini di tempo dato che dovrà spiegarmi come muovermi ma anche mostrarmi tutti i segreti di questo mestiere, la vedo come un’esperienza altamente formativa».
D’accordo anche Luigi Cara, 19enne di Dorgali: «Trascorrerò l’estate in un locale della famiglia dove lavorerò per una paga base – racconta -. Posso dire che preferisco così rispetto ai tanti amici un po’ più grandi di me che hanno rifiutato il posto di lavoro o chiesto di poter lavorare in nero per poter continuare a percepire il reddito di cittadinanza».
«Non è giusto che si debba dire sempre di si senza pretendere i diritti di ogni lavoratore – afferma Simone Contu, 19 anni, di Nuoro -. Noi giovani veniamo sempre tacciati per essere dei fannulloni, ma semplicemente ci siamo stancati di dover accettare tutto a prescindere. Qualche anno fa mio fratello più grande ha fatto la stagione estiva in condizioni disumane e senza riuscire a mettersi da parte uno spicciolo del suo sacrificio. Io vorrei ciò che spetta a me e ad ogni lavoratore. Ne più ne meno».
Non solo il settore della ristorazione, ma anche gli altri, dividono i più giovani: «Avrei voluto fare la stagione in una ditta di traslochi ma mi è stato proposto di lavorare in nero – racconta Sergio Atzeni, 20 anni di Oliena -. Non è per niente giusto, se devo entrare nel mondo del lavoro, pretendo tutti i diritti di un lavoratore. Basta con questi tirocini sottopagati».
Infine Grazia Delussu di Onifai: «Io accetterò qualsiasi condizione e la prenderò come una esperienza formativa. Lavorerò in un albergo e ne approfitterò per conoscere nuove persone ed imparare un mestiere».
I giovani chiedono guadagni adeguati e tutti i diritti che il mondo del lavoro dovrebbe dare. Sì, dovrebbe, perché è arrivato il momento di un ragionamento serio ed approfondito sul tema da parte di occupa posti di potere. Il mondo del lavoro, anche quello stagionale, ha bisogno di aggiornarsi e di adeguarsi ai tempi di oggi.

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