Lavoro, ricerca, ambiente per rilanciare il Nuorese

Michele Fele è stato riconfermato all’unanimità e per acclamazione segretario confederale della Cisl di Nuoro al temine del congresso territoriale che si è tenuto il 16 e 17 marzo. Il dibattito, preceduto dai congressi nelle varie organizzazioni di categoria non poteva che affrontare le tematiche più urgenti di un momento segnato da una profonda crisi economica e sociale da inquadrare in una realtà regionale riassunta da Ignazio Ganga, segretario della Cisl Sardegna (nato e cresciuto a Nuoro dove ha guidato il sindacato passando il testimone proprio a Fele), e italiana, europea e mondiale tracciato da Piero Ragazzini, dirigente della Cisl nazionale.
Quali le linee del sindacato messe a punto nella fase congressuale e da portare avanti nei prossimi quattro anni? «Nuove politiche attive del lavoro, sgravi fiscali per chi assume giovani e donne, più investimenti in ricerca e innovazione e un rapporto forte tra scuola e impresa. Solo così si potrà incidere, in un territorio come il Nuorese, che da oltre un decennio è affetto da uno spopolamento giovanile irreversibile », è stata in sintesi la risposta nella relazione di Michele Fele con cui collaboreranno tra gli altri il segretario organizzativo Nino Manca e Marilena Deluca che curerà l’aspetto amministrativo. Occorre insomma cambiare passo rispetto a alcuni problemi che ora affliggono la Sardegna Centrale di cui restano solo le macerie peraltro inquinate e da bonificare, compresi i sogni infranti più recenti rispetto alla Chimica degli anni Settanta come quel polo tessile fallito a Ottana e Siniscola (ex Marfili), mentre restano in eredità gravi problemi anche di salute pubblica con i diritti negati agli operai esposti all’amianto. Proprio la deindustrializzazione sta marcando la crisi della Sardegna – ha sottolineato Fele – dove, secondo i dati Istat dello scorso dicembre il prodotto interno lordo, rispetto al periodo 2011-2015, è calato di un ulteriore 0,7 % e la zavorra è rappresentata proprio dal comparto industriale che ha pesato con la sua crisi per il 7,7%, «dato superiore a Calabria e Sicilia (siamo quindi terz’ultimi su base nazionale) con uno stacco di 3,5 punti percentuali rispetto alla media del Mezzogiorno e, purtroppo, con una distanza siderale dalla media nazionale del 18,5 % e inferiore come indicatori al sistema produttivo sardo pre-rinascita, sia in termini di contributo alla crescita regionale, sia in termini di addetti, oggi scesi al minimo storico del 10,2% dell’intero mercato del lavoro regionale e parte dei quali coinvolti nel vortice del sostegno al reddito».
Proprio in base a questi dati la Cisl nuorese guarda per il futuro a «una nuova strategia manifatturiera accompagnata da aperture verso tutte le eccellenze dell’agroalimentare con il marchio Sardegna». Agricoltura e allevamento soprattutto, accompagnando la valorizzazione dei prodotti con la tutela e lo “sfruttamento intelligente” anche a fini turistici dell’ambiente. Il modello da seguire è quello della Valle d’Aosta e del Trentino Alto Adige regioni italiane che hanno i redditi più alti pur non figurando tra quelle più industrializzate, ma perché hanno saputo valorizzare meglio i loro prodotti agrari e la natura che possiedono. Questo fatto presuppone, sempre secondo Michele Fele, un reale investimento sui giovani come risposta anche allo spopolamento perché oggi a emigrare sono proprio le intelligenze migliori: bene i “master and back”, a patto però che dopo il percorso di studi ad alta specializzazione fuori dall’Isola, ci sia realmente il back creando le condizioni per far fruttare in Sardegna la professionalità acquisita.

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