Il primo marzo pastori in assemblea a Tramatza

Passi avanti in prospettiva ma frenata dell’immediato con un rinvio al 7 marzo quando si tenterà di sciogliere il nodo del prezzo del latte alla luce dei punti fermi messi ieri nel primo incontro del Tavolo regionale del latte presieduto dal prefetto di Sassari Giuseppe Marani in qualità di commissario governativo della filiera. Tutto ruota sulla griglia cui ancorare la valutazione della materia prima: con i parametri attuali e il pecorino romano a 5,80 euro si sarebbe addirittura sotto i 0.72 centesimi proposti dagli industriali che comunque hanno assicurato che non scenderanno mai sotto quel minimo. È questa la reale spiegazione del rinvio di dieci giorni con la speranza più che concreta che il prezzo del pecorino torni a salire. Il rinvio è stato accolto con disappunto da tantissimi pastori, un malumore evidente che ha portato alla decisione di convocare l’assemblea regionale degli allevatori per venerdì 1 marzo alle ore 10,30 a Tramatza.

Facendo il punto della vertenza, si discuterà soprattutto dell’incontro di ieri a Sassari che si è aperto con l’unanime condanna dei fatti di Nule dove in mattinata è stata incendiata un’autocisterna (https://www.ortobene.net/tavolo-del-latte-violenze-intollerabili/), mentre i pastori hanno avviato una raccolta del latte per risarcire il camionista vittima (https://www.ortobene.net/raccolta-latte-ricomprare-lautocisterna-incendiata/). Al termine delle sei ore di confronto un primo bilancio è arrivato da Roma a firma del ministro delle Risorse agricole rappresentato in loco dal suo capogabinetto Luigi Fiorentino: «Oggi – ha detto Gian Marco Centinaioal tavolo della filiera del latte ovino-caprino convocato a Sassari sono stati fatti importanti passi avanti. È la dimostrazione che il Governo non era presente in Sardegna solo per meri scopi elettorali, come molti hanno insinuato, ma per riportare l’economia agricola sarda al più presto fuori dalla crisi e finalmente competitiva.  Proprio per questo non si è ragionato solo sulla risoluzione dell’emergenza latte, ma anche sulla riorganizzazione dell’intera filiera. Ringrazio tutti i partecipanti al tavolo, per lo spirito costruttivo che hanno dimostrato», ha concluso il ministro: «Andiamo avanti cosi e vedremo presto risultati chiari, solidi e tangibili per tutti». Più cauti i diretti protagonisti, pur consci della necessità di dover da subito stimolare il rialzo del prezzo del latte, in attesa che diventino realtà i fondi – in totale 50 milioni di euro – messi a disposizione dal Governo e dalla Regione per il ritiro del pecorino in eccedenza. «Qualche passo avanti è stato fatto. Intanto è stato stabilito che il prezzo del latte sarà legato al prezzo del formaggio, prezzo che già adesso sta riprendendo quota – ha commentato con l’Ansa Gianuario Falchi, portavoce dei pastori – non abbiamo chiuso nessun accordo, sia chiaro. Il 7 marzo si vedrà il prezzo del formaggio e in base a quello stabiliremo il prezzo del latte, e che sarà verificato di mese in mese. Stiamo parlando di un prezzo di acconto da saldare a novembre in base all’andamento delle vendite del pecorino».

Sulla stella linea il presidente regionale di Coldiretti Sardegna: «Abbiamo fatto dei passi avanti su alcuni punti importanti – spiega in una nota della sua organizzazione Battista Cualbuma su quelli cruciali (prezzo di acconto e griglie che rappresenteranno lo strumento condiviso a cui fare riferimento per legare la remunerazione del latte a quella del formaggio), non si è ancora trovato l’accordo. La discussione è aperta cosi come rimane ferma la posizione dei produttori su un prezzo di acconto che paghi almeno i costi di produzione e sulla definizione di una griglia che tuteli i pastori nel momento in cui mensilmente e a fine annata si deve definire il prezzo».

Ricordando che «si parte dal presupposto di dare delle risposte all’emergenza prezzo latte ma si vogliono anche mettere le basi per una riforma strutturale», Coldiretti è entrata nel merito dei sei punti che alla fine sono stati condivisi, partendo dal più importante: «Fissare un prezzo minimo al Pecorino romano che non potrà essere venduto sotto i 6 euro al chilo» (per evitare svendite del prodotto e in qualche modo frenare le aste al ribasso della Grande distribuzione organizzata); «il sistema di pagamento sarà per l’annata in corso uguale tra cooperative e industrie private a partire dai mesi di febbraio e marzo da stabilire ancora di quanto sarà l’acconto» (le cooperative, che producono oltre il 60% del Romano, dovranno adeguarsi all’eventuale prezzo che sarà individuato dal Tavolo), «a cominciare da aprile si farà una verifica mensile dei prezzi delle Dop ai quali sarà adeguato il prezzo di acconto del latte. Il conguaglio si stabilirà a novembre e sarà dato dalla media del costo di vendita dei tre pecorini Dop dal mese di novembre 2018 al mese di ottobre 2019. Ancora però non si è trovato l’accordo su quali saranno le griglie a cui tutti dovranno fare riferimento. Insomma si sta cercando di creare una griglia oggettiva in base alla quale al costo di vendita x delle tre Dop corrisponde un prezzo y del latte». Altri punti su cui – sempre secondo Coldiretti – si è trovato l’accordo è la reale funzionalità dell’Oilos (l’organizzazione interprofessionale recentemente costituita che diventando operativa dovrebbe governare la filiera lattiero-casearia ovina);  la creazione di una filiera del comparto ovicaprino tra produttori, trasformatori e commercializzatori (sull’esempio di Emilia Romagna, Toscana e Lombardia); la programmazione delle quote di formaggio e latte e le penalità per chi non le rispetta; una ridefinizione delle quote di assegnazione delle quote di produzione delle Dop, dando la possibilità ai pastori di poter vendere il proprio latte a diverse strutture di trasformazione.

Sul Tavolo, infine, ieri il Movimento pastori sardi (Mps) ha posto un problema delicato, dando voce a una preoccupazione di molti: «Non vorremmo si avverasse la non così remota possibilità che per stare all’interno di determinati parametri, molto latte – anche di piccoli pastori – non venga ritirato perché considerato antieconomico».