Latte ovino, produzione in calo

Dai primi di dicembre, nelle prime due settimane della campagna 2017-2017,  la produzione di latte ovino in Sardegna è diminuita di almeno il 20 per cento. Lo segnala la Coldiretti dopo un sondaggio condotto su un campione di 30 pastori di tutta l’Isola che avevano in media 300-600 pecore. Il trend negativo  – sottolinea l’organizzazione agricola – si spiega con i presupposti negativi: pascoli senza un filo d’erba per la siccità, scarsa preparazione del bestiame, e meno parti stanno condizionando la campagna del latte. E visto il crollo della produzione cresce la richiesta di latte dal mondo della trasformazione che rischia di non andare a regime con le produzioni e di lavorare meno rispetto alle proprie capacità. Per questo aumentano di giorno in giorno le richieste di latte ai pastori d parte dei trasformatori. Ad alcuni sono arrivate anche proposte di contratto pluriennali (anche di tre anni), come raramente si erano visto in Sardegna. Che l’annata avesse messo in ginocchio i pastori era noto da tempo. Ma adesso si continuano a pagare pesanti le conseguenze, anche perché – sottolinea ancora Coldiretti – il clima continua ad essere inclemente verso il mondo delle campagne. Le mancate precipitazioni hanno lasciato i campi radi, senza un filo d’erba ed il freddo e le gelate di questi ultimi giorni hanno completato l’opera. Inoltre nei mesi precedenti i pastori già con le tasche vuote al termine di un annata in cui non sono riusciti a pagarsi i costi di produzione a causa di una remunerazione del latte a 50-60 centesimi al litro, si sono visti costretti anche ad acquistare il fieno a causa della siccità. Tutto questo ha portato a tagliare le spese dell’alimentazione e cura del bestiame che oggi si pagano tutte. Come se non bastasse da fine luglio è ricomparsa la lingua blu, che ha causato un’alta percentuale di aborti e reso improduttive molte pecore. Intanto ancora Coldiretti Sardegna segnala che il prezzo del Pecorino romano sale vertiginosamente. Come rivelato dal Dossier latte presentato martedì scorso (vedi https://www.ortobene.net/latte-ovino-dossier-coldiretti/), rispetto al prezzo minimo toccato quest’anno (4,20 euro al Kg), il costo della Dop sarda è già cresciuto del 70% e continua a crescere. L’ultima rilevazione di Clal lo da a 7,25 euro/kg. Dalla rilevazione condotta da Coldiretti Sardegna sulla produzione di latte nelle prime due settimane di dicembre, risulta che nel sud Sardegna rispetto allo stesso periodo di un anno fa è crollata del 30%. L’esempio eclatante arriva da un gruppo di pastori che un anno fa mungeva 5.500 litri ogni due giorni e che quest’anno arriva a malapena 6.500 in tutta la settimana. Nel Sulcis la situazione non cambia dove la maggior parte dei pastori sta tagliando di netto i costi rinunciando in molti casi anche alla rimonta (non stanno allevando agnelli). Nel centro Sardegna (Oristanese e Nuorese) e nel sassarese la riduzione del latte è leggermente contenuta e si attesta intorno al 20 per cento. In media negli ovili dove lo scorso anno in questo stesso periodo si mungevano 200 litri di latte adesso si è scesi a 160. «Purtroppo è un quadro che conosciamo troppo bene – commenta il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu –. I tanti fattori negativi che si sono condensati quest’anno hanno indebolito il comparto costringendolo a tagliare le spese e rendendo le greggi meno produttive. È un cane che si morde la coda. La notizia positiva arriva dalle vendite del Pecorino romano, con il prezzo che è salito e continua a salire. Le ultime rilevazioni di Clal pubblicate dopo la presentazione del nostro Dossier sul latte lo danno a 7,25 euro al kg, +1% rispetto a cinque giorni prima. Questi sono tutti elementi che diamo ai pastori affinchè li valutino e abbiano gli strumenti per poter contrattare o ricontrattare il proprio latte». Il calo della materia prima può avere un riflesso positivo sul prezzo. «Il prezzo del latte deve salire – sostiene il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba -, è lo stesso mercato, sbilanciato questa volta sulla richiesta di latte che scarseggia che lo chiede. Un contributo positivo è sicuramente stato dato anche dal pegno rotativo che ha contribuito a sbloccare il mercato del Pecorino romano, congestionato dalla sovrapproduzione dell’annata 2015 – 2016. Ma proprio per questo adesso non è più rinviabile una cabina di regia per gestire le produzioni di latte e formaggio».