Latte, in un giorno di sciopero si perdono 2,400 milioni
di Redazione

17 Febbraio 2019

2' di lettura

«Ogni giorno in più di sciopero costerà in media 2 milioni e 400mila euro, considerando il valore del latte non trasformato e i mancati introiti per tutto il resto dell’indotto»: a far di conto è la Cia-Agricoltori Italiani che, ribadendo il proprio no alla proposta di 72 centesimi al litro e la richiesta di chiudere la vertenza a 1 euro, cita uno studio del Banco di Sardegna per sottolineare che «la crisi del latte ovino sta ormai gravando in maniera pesante sull’economia della Regione, con oltre 36 milioni di litri di latte sversato. Fino ad ora 24 milioni di euro di danni per l’agricoltura isolana». Il sostegno dei pastori sardi arriva con una nota diramata direttamente dai vertici nazionali dell’organizzazione agricola guidata da l presidente Dino Scanavino, perché spiegano «la chiusura del tavolo e la determinazione del prezzo del latte sardo ha ricadute su tutta la zootecnia ovina italiana».  Cia-Agricoltori Italiani «ritiene si sia ancora lontani dall’esito positivo della negoziazione. La bozza proposta non soddisfa il mondo degli allevatori, il lungo e difficile confronto di ieri ancora non ha prodotto il risultato atteso. Le richieste dei pastori partivano dalla copertura del costo di produzione pari a 74 centesimi + Iva al litro per arrivare al prezzo di 1 euro + Iva, come promesso dal ministro Salvini. La proposta di un accordo a 72 centesimi, Iva compresa, è invece molto lontana da queste premesse». Nel documento si riconosce «l’impegno del Governo e della Regione Sardegna per questa operazione di alleggerimento del mercato e spera si possa arrivare a un risultato positivo nel tavolo convocato per giovedì 21 febbraio a Roma. Sosteniamo gli allevatori sardi nella richiesta di una contrattazione regolamentata fra trasformatori e industriali – conclude il documento di Cia-Agricoltori Italiani oltre alla partecipazione diretta nel consiglio di amministrazione del Consorzio del pecorino romano, in modo da arrivare a una maggior trasparenza nella sua gestione ed evitare pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare».

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