Latte, Coldiretti rompe con la Regione

Pigliaru e Caria: «Ci appelliamo al senso di responsabilità di tutti i portatori di interesse del comparto ovicaprino, convocati attorno a un tavolo dalla Regione per trovare una giusta soluzione alla crisi del prezzo del latte, affinché non si abbandoni la trattativa». Coldiretti Sardegna: «Come annunciato prima dell’ultimo tavolo, il tempo delle trattative è terminato. Le nostre proposte ci sono e sono nel tavolo dell’assessorato da mesi e quindi datate visto che oggi sono cambiate le condizioni. Perciò oggi il tavolo è obsoleto e superato dalla contingenza. Il prezzo del latte è quello richiesto a gran voce e palesemente dai pastori manifestanti ed è a loro pubblicamente che l’industria deve fare la proposta».

No grazie, Coldiretti respinge al mittente l’appello del pelo presidente della Regione e dell’assessore Agricoltura e conferma: mercoledì prossimo non parteciperà al tavolo del latte aggiornato giovedì scorso per dar tempo agli industriali di valutare la proposta di prezzo minimo. Un rinvio che in sostanza, vista la rabbia montante evidentemente sottovalutata dalla Regione, ha rischiato di trasformare le organizzazioni rappresentative del mondo agricolo in controparte per il tentativo di incanalare la protesta. Oggi davanti a pastori che in tutta la Sardegna versano in strada il loro latte e bloccano le autocisterne – dice a chiare lettere Coldiretti – i pastori sono gli unici interlocutori.

L’APPELLO. «Non lasciate il tavolo – si legge nella nota firmata da Francesco Pigliaru e Pier Luigi Caria –  fatelo per le decine di migliaia di famiglie che attendono le dovute risposte su un prezzo del latte inaccettabile. Mettete e mettiamo tutti da parte i colori e le appartenenze, non lasciamo che le giuste istanze e le proteste degenerino in atti di violenza, guardiamo al raggiungimento di un obiettivo che deve portare a far aumentare nell’immediato il prezzo del latte pagato ai pastori, e a basarlo da ora in poi su parametri tecnico economici capaci di ridurre l’incertezza in cui vivono i produttori primari. Non perdiamo questa occasione storica – hanno proseguito – che permetterà per il futuro, attraverso il resto del documento d’intesa già condiviso da tutti, di governare questo settore che merita rispetto e riconoscimento della propria dignità di comparto produttivo trainante per la Sardegna».

LA REPLICA. «Coldiretti Sardegna – risponde l’organizzazione agricola a stretto giro di posta – per mesi e con proposte concrete ha cercato di trovare delle soluzioni per la grave crisi del settore ovino. Lo ha fatto nei tempi giusti, quando ancora c’erano le condizioni minime per poter trattare ed evitare l’inevitabile ed annunciata esplosione di rabbia di un settore al quale si proponevano e si continuano a proporre ad oggi, remunerazioni indegne, sotto i costi di produzione e illegali, visto che l’articolo 62 della legge 1 del 2012 lo proibisce e sanziona: “vieta qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, ivi comprese, ad esempio: qualsiasi patto che preveda prezzi particolarmente iniqui o palesemente al di sotto dei costi di produzione”. Respingiamo al mittente gli appelli alla responsabilità, che arrivano da chi ha risposto con il silenzio e l’indifferenza alle tante nostre proposte, arrivate già quattro anni fa, ad inizio legislatura, quando in un momento di serenità per la filiera grazie ad un prezzo del latte e del Pecorino romano favorevole, avevamo proposto al presidente Pigliaru, la creazione di un Consorzio di secondo grado a capitale Sfirs per riunire tutte le cooperative ed avere un unico manager per tutte».

 

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