Latte, Coldiretti chiede norma di salvaguardia

Mentre Coldiretti chiede di inserire nell’accordo una norma di salvaguardia che garantisca un effettivo ritorno ai pastori dei 49 milioni di euro a disposizione per risolvere la vertenza latte, è altissima la tensione nei presidi, con una violazione della tregua a Cuglieri dove un gruppo di dimostranti ha fermato un’autocisterna, versando il latte in strada. Da discutere la bozza dell’accordo(pubblicata sotto).

  

Nel mirino dei più radicali decisi a continuare a continuare la mobilitazione anche i pastori che hanno portato avanti la trattativa e hanno fatto da portavoce.  Pesante l’attacco a Gianuario Falchi di Baltei accusato di aver svenduto la protesta nonostante ieri sera abbia detto chiaramente che a decidere saranno in pastori. Altrettanto decisa la risposta di Nenneddu Sanna, diventato un punto di riferimento per essere stato tra i primi a iniziare a buttare il latte e a parlare davanti ai ministri a Roma https://www.ortobene.net/nenneddu-orune-la-voce-della-dignita/): «Nessuno – fa sapere il pastore di Orune –  ha deciso niente per nessuno perché prima di tutto noi siamo nulla e non in grado di decidere per tutti. Giancarlo Falchi ci sta mettendo la faccia, le forze vengano meno a tutti gli imboscati che magari oggi stanno versando anche il latte e poi criticano».

Coldiretti, intanto, ha fatto conoscere la sua posizione con questo documento diffuso in mattinata

«Serve inserire una clausola che garantisca di raggiungere l’obiettivo di un euro per il prezzo del latte pagato ai pastori da parte degli industriali che sono i diretti beneficiari delle consistenti misure di sostegno per 49 milioni di euro messe in campo da Governo e Regione. È quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che è necessario ora che sulla bozza di accordo sul prezzo del latte ovino in Sardegna si pronuncino i pastori impegnati da dieci giorni in una dura vertenza. L’acconto iniziale di 72 centesimi al litro è peraltro motivo di insoddisfazione perché – sottolinea la Coldiretti – si trova sotto i costi variabili medi di produzione certificati dal recente studio Ismea elaborato per far luce sulla crisi del settore.

Non mancano però risvolti positivi nell’accordo come – continua la Coldiretti – la volontà di inserire la presenza dei pastori nell’amministrazione del Consorzio di Tutela, con l’attuale gestione che si è dimostrata inadeguata nello svolgere i compiti di valorizzazione, e la nomina di un Prefetto per verificare eventuali errori e violazioni ma anche per controllare la legalità delle operazioni di ritiro del pecorino da destinare agli indigenti con le risorse pubbliche. Importante è anche l’impegno per il passaggio delle quote di produzione ai pastori e il monitoraggio del rispetto dei livelli produttivi di produzione il cui superamento è stata la causa principale della crisi.

Va riconosciuto infine – afferma la Coldiretti – l’impegno del Governo e della Regione Sardegna che per questa operazione hanno messo sul piatto per il ritiro di 67.000 quintali di forme di formaggio in eccedenza sul mercato e anche quello delle catene distributive che si sono impegnate a riconoscere ai fornitori un valore, all’acquisto del pecorino, in grado di assicurare agli allevatori il prezzo di 1 euro al litro ed anche a realizzare campagne promozionali come il pecorino day promosso dagli agricoltori di Campagna Amica».