Latte, altolà di Coldiretti al Governo

Un botta e risposta tra la Coldiretti e il ministro delle Risorse agricole Gian Marco Centinaio, prima del Consiglio dei ministri che stasera varerà i provvedimenti per l’emergenza pastori sardi, non fa presagire niente di buono sul Tavolo regionale del latte che si riunirà domani mattina alle 9 a Sassari. Oggetto del contendere proprio i provvedimenti previsti nel decreto o disegno di legge (il ministro caldeggia la prima ipotesi «visto che si parla di emergenza») che secondo l’organizzazione agricola devono essere strettamente connessi al prezzo del latte perché i benefici vadadono ai pastori e non finiscano per premiare i trasformatori. Un concetto ribadito ai massimi livelli visto che prima della riunione del Consiglio dei ministri è sceso in campo direttamente il presidente nazionale di Coldiretti: «Niente soldi pubblici alle realtà di trasformazione e commercializzazione senza la garanzia di un giusto prezzo per il latte consegnato dai pastori sardi, come abbiamo sempre sostenuto a tutti gli incontri», ha detto Ettore Prandini. «Come chiesto dai pastori con l’impegno formale del Governo è dunque necessario che gli stanziamenti previsti nel provvedimento siano vincolati al raggiungimento di un accordo che assicuri un anticipo sul prezzo superiore ai costi di produzione determinati dall’Istituto pubblico Ismea con una griglia di indicizzazione ed una clausola di salvaguardia che garantiscano nel tempo il raggiungimento del valore di un euro richiesto dagli allevatori».

Garanzie che evidentemente non sono contenute nel provvedimento del Governo. La presa di posizione non sembra essere piaciuta al Centinaio che, prima di entrare in Consiglio dei ministri, ha dettato questa dichiarazione: «Come abbiamo sempre concordato con i partecipanti ai tavoli che si sono succeduti per affrontare la crisi del settore lattiero caseario e ovi-caprino, gli incontri sono stati finalizzati non soltanto alla risoluzione dell’emergenza ma anche ad una discussione sugli aspetti strutturali, e i contributi che saranno erogati dal Governo, hanno come scopo quello di far trovare un accordo tra i pastori e i trasformatori», ha detto il ministro. «Vorrei ricordare oggi a tutti che che nell’ultimo tavolo tecnico, svoltosi a Sassari lo scorso 26 febbraio, si è registrato il consenso sui seguenti punti: attivazione e piena funzionalità dell’OILOS; costituzione di una vera filiera del comparto ovi-caprino, che preveda appunto accordi tra produttori, trasformatori e commercializzatori; programmazione delle quote del formaggio e del latte; che il sistema di pagamento del latte per la campagna 2019 sarà omogeneo tra cooperazione e industriali privati, come acconto e come valore minimo, e si è concordato infine sull’esigenza di confrontarsi sul sistema di assegnazione delle quote dei formaggi D.O.P. Tutti punti scritti nero su bianco  – ha fatto notare Centinaiosul verbale redatto a conclusione della riunione e da tutti sottoscritto».

Insomma il Governo si starebbe muovendo sul solco delle soluzioni condivise, supportando proprio gli accordi. Coldiretti però non si fida: «I trasformatori – denuncia l’organizzazione agricola – non possono essere beneficiari delle consistenti misure di sostegno pubblico messe in campo da Governo, con l’acquisto di pecorino romano invenduto giacente presso i loro magazzini, senza che sia stato contestualmente concluso un accordo equo con i pastori, ai quali continuano ad essere invece corrisposti compensi insostenibili. E questo nonostante il fatto che – aggiunge la Coldiretti – le vendite di pecorino romano siano aumentate di oltre il 30% nei primi dieci giorni dall’avvio della campagna di valorizzazione realizzata dalle aziende della Grande Distribuzione e da Campagna Amica. Senza dimenticare – aggiunge Coldiretti – la necessità di una profonda ristrutturazione della filiera e il commissariamento del Consorzio del Pecorino Romano sul quale gravano pesanti responsabilità della crisi. In gioco ci sono 12mila allevamenti della Sardegna dove pascolano 2,6 milioni di pecore, il 40% di quelle allevate in Italia, che producono quasi 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60% alla produzione di pecorino romano (Dop)».

Insomma senza l’accordo di filiera sul prezzo del latte non può scattare nessun sostegno pubblici. «Come abbiamo detto in tutti i tavoli –rafforza il concetto il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu – qualsiasi intervento pubblico deve essere legato a un accordo di filiera con una equa ridistribuzione per i pastori e dunque qualsiasi atto formale deve essere conseguenze all’accordo che verrà sottoscritto nel tavolo, al contrario si indebolisce ulteriormente la parte produttiva».

Detto in parole povere: il rappresentante del Governo domani arriverà a Sassari per dire come saranno spesi i 24 miliardi, ma dall’altra parte del Tavolo i pastori ripeteranno la domanda pregiudiziale: quanto sarà pagato il latte a partire dal primo acconto,  72 centesimi al litro come continuano a ripetere gli industriali o 80 come pretendono i produttori?«