Latte a 72 centesimi: e le cooperative?

Una domanda viene “silenziata” in queste ore di tensione con i pastori che discutono sulla bozza di accordo con un acconto del prezzo del latte a 0.72 centesimi: perché tutti sparano sugli industriali e nessuno si sofferma sulle cooperative? Eppure i dati ufficiali certificano che proprio le cooperative lavorano il 60% del Pecorino romano. Quindi i 49 milioni di euro destinati al ritiro del mercato di 67 mila quintali di eccedenze in teoria saranno incassati anche dalle cooperative che hanno nei loro magazzini il formaggio invenduto. Perché in teoria? In realtà le società dove i conferitori, cioè gli stessi pastori, sono soci e eleggono i loro amministratori, non riescono a commercializzare il loro formaggio. I grandi canali di vendita, soprattutto negli Stati Uniti sono in mano agli industriali che quindi non solo fanno il prezzo del latte ai pastori che versano direttamente nei loro caseifici ma impongono il prezzo anche del pecorino romano che ritirano dalle cooperative. Non è difficile quindi supporre che molte cooperative – come negli anni passati – abbiano già venduto (o svenduto?) parte delle eccedenze agli industriali e sicuramente non al prezzo di mercato vista la necessità di incassare e chiudere il bilancio perché, a fino anno e  in base ai risultati del consuntivo, viene determinato il prezzo del latte finale da liquidare ai soci. In questo caso saranno i trasformatori-acquirenti a incassare le sovvenzioni per l’ammasso e guadagnare se il prezzo del Romano continuerà a salire. Problematico inoltre per molte cooperative sarà garantire un acconto di 0,72 centesimi adesso e di 0.80 previsto a maggio senza un intervento delle banche (anche di questo si parlerà in Regione nell’incontro con gli istituti di credito, https://www.ortobene.net/latte-martedi-delibera-la-giunta-regionale/).   Nello stesso Consorzio di tutela del Pecorino romano le venti cooperative hanno la guida ininterrottamente dal 1996 (attualmente è presieduto da Salvatore Palitta, Pattada-Agriexport). Figurano, infatti come socie la Sa Costera di Anela; la Latteria Sociale Cooperativa di Bonorva; la LA.CE.SA di BiroriBortigali; la Allevatori Sulcitani di Carbonia; la Dorgali Pastori di Dorgali; L’Armentizia Moderna di Guspini; la LAIT di Ittiri; la Latteria Sociale di Meana Sardo; la Allevatori di Mores; la San Pasquale di Nulvi; l’Unione Pastori di Nurri; la Pastori Oschiresi di Oschiri; La Concordia di Pattada; la Pastori Perfughesi di Perfugasla Latteria Sociale di PozzomaggioreLa Rinascita di Oliena; la CAO di Oristano; La Rinascita di Onifai; il Consorzio Agriexport Sardegna di Ozieri-Chilivani, la Allevatori Villanovesi di Villanova Monteleone.

I caseifici privati soci del Consorzio di tutela Pecorino Romano sono tredici: Fratelli Maoddi (Laconi), F.O.I (
(Macomer), Agroalimentare Serra (Ortacesus), Industria Casearia Ignazio Cancedda (San Basilio), Sardaformaggi (Olbia), Casearia Podda Srl (Sestu), F.lli Pinna (Thiesi), Casafadda 1886 (Thiesi), CEN.TRA.L.
(Serrenti), SE.PI Formaggi (Marrubiu), Assegnatari Associati Arborea (Arborea), Caseificio Aresu (Donori), Argiolas Formaggi (Dolianova). L’unico stagionatore-confezionatore associato è IN.CAS (Ozieri). Sette i produttori di pecorino romano non associati al Consorzio, compresi quattro laziali in aperta polemica con l’organismo tanto da essere impegnati a ottenere il marchio Dop Caciotta Romana: Caseificio Sias 
(Borore), Progetto Latte (Torrita Tiberina, Roma), Brunelli Sud (Roma), I Buonatavola Sini
(Nepi, Viterbo), Mannoni F.lli fu Paolo (Thiesi), ET formaggi (Thiesi), F.lli Petrucci (Rieti).