Latte a 0.72: boccone amaro difficile da ingoiare

Consorzi di tutela sotto tutela per evitare di ritrovarsi con un’eccedenza produttiva di formaggio che, come in questa annata, sfoci nel crollo del prezzo. Una sorta di commissario che vigilerà sui Consorzi delle tre Dop (Pecorino romano, Pecorino Sardo, Fiore Sardo) che formeranno una sorta di paniere in modo che il prezzo del latte pagato al pastore non sia legato solo al Romano. Governare il settore significa saper gestire le produzioni e le giacenze. Qualcuno dovrà pur capire come mai si è arrivati alla situazione attuale se a inizio 2018 lo stesso Consorzio di tutela certificava pubblicamente il buon stato di salute del pecorino stato di salute del pecorino romano: crescita del prezzo a inizio 2018 con un valore di 7,7 euro al chilo registrato a febbraio; eccedenze ridotte di 80 mila quintali incremento delle vendite in Italia nella stagione casearia 2016/2017 con un +12,6% e un mercato Usa in crescita del 30%, il latte pagato ai pastori a 80 centesimi al litro. Nel giro di dodici mesi riscoprono 67 mila quintali di Romano di eccedenze, il formaggio è venduto a 5.50 euro e il latte pagato ai pastori 55-60 centesimi. Numeri di un fallimento in un mercato praticamente senza controllo che oggi ha bisogno di un investimento pubblico da 49 milioni di euro per ritirare le eccedenze e far risalire il prezzo.

Quasi 50 milioni che divisi per 67 mila fanno 7,3 euro al chilo: quanto finirà realmente in tasca ai pastori? Aver portato a casa 0,12-0,17 euro al litro dopo una settimana di durissima mobilitazione, è un risultato che scontenta tutti. Resta però la griglia con una verifica a maggio sul rialzo del prezzo del formaggio e un acconto da portare a 0.80 per poi, a mercato stabilizzato, arrivare a novembre a chiudere la campagna con un conguaglio a 1 euro «e anche più» per tutta la campagna, quindi anche per il latte già versato. Ora tocca ai pastori: il confronto nei vari presidi è in corso e il boccino amaro n0n sembra facile da digerire. L a risposta dovrà arrivare entro il 21 febbraio al tavolo nazionale del latte convocato a Roma. Il ministro Gian Marco Centinaio ha detto chiaramente che non esiste un piano B, la proposta a 0,72 centesimi al litro di latte anche per il pregresso subito, 0,80 a maggio e il possibile euro a novembre sembra ultimativa tanto che dagli esponenti del Governo è arrivato un messaggio chiarissimo: finora le proteste, anche gli eccessi, sono state tollerate ma, dopo una settimana di mobilitazione, il problema diventerebbe di ordine pubblico, anche perché in negozi e supermercati comincia a scarseggiare carne, insaccati, prodotti lattiero caseari perché la distribuzione è paralizzata. Addirittura sono state esaurite le scorte di caglio. A pagare il prezzo più duro comunque sono stati i pastori che, secondo calcoli fatti ieri a Cagliari, hanno sacrificato 15 milioni di euro del loro lavoro. Fermarsi, mantenere i presidi o continuare a buttare il latte per strada e non rinunciare alla richiesta di un euro al litro subito. La consultazione è in corso: non sarà una decisione facile e indolore.

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