L’ascolto e la Parola

Nessuna terra è straniera a Gesù, neppure il territorio pagano della Decapoli dove arriva preceduto dalla fama di taumaturgo. Nessuna distanza, nessuna miseria frena i suoi passi quando c’è uno da consolare, una vita da far rifiorire. «Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano» (Mc 7,32). Per uno che non sente tutto è assurdo: la parola che scalda il cuore, la più bella dichiarazione d’amore, il sofferto racconto del pianto, niente, tutto è assurdo. La sordità è uno dei volti della morte. Gli amici o i familiari di questo povero sventurato lo affidano alla mano di Gesù. Chiedono ciò che colgono dalla presenza di questo uomo “nuovo”: la potenza della compassione, lo sguardo della misericordia, la vicinanza dell’amore. Questo sordomuto è un pagano, la sua terra è pagana. Gesù abbraccia tutta l’umanità accomunata dalla incapacità a comprendere la persona e la missione di Gesù. Un messaggio di Marco alla sua comunità perché, col coraggio del Vangelo e la forza della testimonianza, accompagni i catecumeni all’incontro con Gesù nel battesimo. Una cerimonia, piena di gioia e stupore, nella quale il celebrante ripeteva i gesti di Gesù sul sordomuto e la parola originale “Effatà”. I battezzati entravano a far parte della comunità per sperimentare la potenza della mano del Signore che li abilitava ad accogliere la parola di Dio, dentro la vita nuova. Bisogna tornare a questa pagina per evitare che il battesimo sia cerimonia sollecitata dalla tradizione anziché incontro col Cristo che realizza la nuova creazione.
«E portandolo in disparte, lontano dalla folla…» (v. 33). Prima della parola il silenzio. Gesù allude all’atteggiamento del discepolo che nel silenzio interiore fa esperienza del volto di Dio che lo ama e gli rivela il volto dei fratelli. Al silenzio seguirà l’avventura evangelica della missione perché non c’è fede senza missione.
«Guardando quindi verso il cielo…» (v. 34). Lo sguardo verso il cielo, come in altri luoghi del Vangelo, indica l’origine della iniziativa di Gesù nel cuore del Padre celeste che lo ha inviato e la direzione della speranza di ogni discepolo. Ed ecco il vibrare della misericordia di Dio e l’intensa partecipazione alla miseria umana: «Emise un sospiro e disse: Effatà, cioè: Apriti! ». L’evangelista ha conservato
la parola originale aramaica che arricchisce il racconto di stupore per Dio che “tocca” l’uomo nella totalità della sua persona.
«E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente» (v. 35). Ascoltare e parlare sono dimensioni fondamentali della fede, realizzano l’incontro con Dio e con i fratelli. «Chi non sa ascoltare il fratello, ben presto non potrà ascoltare neppure Dio…ed è l’inizio della morte spirituale» (D. Bonhoeffer).
«Ha fatto bene ogni cosa». Nella confessione della folla echeggia l’affermazione biblica della creazione del primo uomo, e quindi l’inizio di una nuova creazione mentre il «fa udire i sordi e fa parlare i muti», col passaggio dal singolare del sordomuto al plurale della folla, allarga a tutta la storia la dimensione messianica universale della salvezza predetta da Isaia: «Fa udire i sordi e parlare i muti» ( Is35).
L’esperienza del sordomuto la troviamo descritta in modo esemplare nelle Confessioni di Sant’Agostino: «Tu mi hai chiamato, hai gridato, hai vinto la mia sordità. Ti ho gustato e ora ho fame di te e sete di te. Mi hai toccato e ardo dal desiderio della tua pace».

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