L’amore non è solo un sentimento

Quando la Parola di Dio viene annunciata, cerca sempre qualcuno che la accolga e, siccome è viva ed efficace, cambia il cuore e lo rende disponibile alle opere buone. Così è stato per gli abitanti di Tessalonica che hanno accolto la Parola con gioia in mezzo a grandi prove, segno evidente della presenza dello Spirito Santo, e ha portato frutto nella loro vita. Infatti, ha operato in essi un cambiamento totale, una conversione: tutto l’essere è totalmente impegnato ad amare Dio, tanto che sono passati dal culto degli idoli al servizio del Dio vivo e vero. Ora vivono nell’attesa della venuta gloriosa di Gesù, il Figlio che Dio ha risuscitato dai morti.
La Parola del Signore, di cui si parla nella seconda lettura, potrebbe essere condensata nelle parole del Vangelo ricordate da Gesù al dottore della legge che lo interroga: «Quale è il più grande comandamento? » Gesù risponde: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua ani- ma, con tutte la tua mente… e amerai il tuo prossimo come te stesso», comando simile al primo. Ma subito potremmo fare un’obiezione: l’amore non si può comandare, come poi possiamo amare Dio se non lo abbiamo mai visto? Certamente nessunodi noi ha mai visto Dio così come egli è in sé stesso. Tuttavia, Dio non è per noi totalmente invisibile, non è rimasto per noi inaccessibile:Dio ci ha amati per primo e questo amore di Dio è apparso in mezzo a noi, si è fatto visibile in Gesù, il Figlio di Dio che mi ha amato e ha consegnato sé stesso per me.
Capiamo subito che l’amore non è soltanto un sentimento. I sentimenti vanno e vengono, il sentimento può essere una meravigliosa scintilla iniziale, ma non è la totalità dell’amore. L’amore coinvolge pienamente tutte le potenzialità della persona. Quando uno/a è innamorato si vede: è pieno di gioia, canta, gli occhi brillano, sono pieni di luce, c’è una bellezza diversa e, poiché sappiamo di essere amati “prima”, possiamo anche noi rispondere con l’amore. C’è sempre una reciprocità nell’amore vero. La consapevolezza di essere amati sfocia concretamente nell’amore verso ogni uomo e ogni donna che incrociamo sul nostro cammino. È lo stesso amore di Dio che ci fa uscire da noi stessi per andare verso l’altro, il forestiero, l’indigente, la vedova e l’orfano, le categorie più esposte, più deboli, non solo nella società antica, ma anche in quella attuale. Anche la persona che non gradisco
e neanche conosco è oggetto dell’amore di Dio e quindi nostro, perché chi ama Dio ami anche suo fratello.
L’amore non è filantropia, non è dare all’altro le cose estremamente necessarie per la sua sopravvivenza, ma è saziare la sua interiore attesa di un gesto di amore, di tenerezza, di attenzione, di interesse, guardarlo con gli occhi di Cristo: posso donargli lo sguardo di amore di cui ha bisogno, lo sguardo che restituisce dignità e fa sentire vivi. Infatti, Dio per primo ci mostra l’amore per tutti perché rende giustizia agli oppressi, protegge i forestieri, sostiene l’orfano e la vedova, in Gesù ci ha dato l’esempio perché anche noi possiamo fare la stessa cosa. Il Signore ci doni di attingere la nostra capacità di amare il prossimo, in modo sempre nuovo, dal nostro incontro con Gesù nell’Eucaristia e nella preghiera, in un’esperienza di amore che viene dall’interno e non un comandamento che viene imposto dall’esterno, un amore che, per sua natura, deve essere partecipato ad altri.

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