L’allegria contagiosa dell’“Isola che non c’è”

Un successo, forse inaspettato, ma di sicuro meritato. Vedere il Teatro Eliseo gremito, lo scorso 9 aprile, per la rappresentazione Sister Act? Noi ci proviamo a cura dell’Associazione “L’Isola che non c’è” rende innanzitutto merito al lavoro di chi quotidianamente si spende acanto a persone con sindrome di down e altre disabilità e mostra d’altra parte come la città conservi un cuore solidale, sensibile, capace di empatia.
«L’idea di rappresentare Sister Act – spiegano le responsabili dell’Associazione – nasce dall’unione tra musica e recitazione, metodo che abbiamo pensato aiutasse ad interagire e divertire anche il pubblico. Il copione è stato interamente scritto, certamente prendendo spunto dai due film, e modificato anche sulla base delle capacità di ogni ragazzo. Tutti hanno avuto modo di avere il loro spazio nella recita».
Nodo centrale del progetto e altra nota rilevante, a conferma che i nostri giovani sono spesso più avanti di tanti adulti, è la collaborazione con il Liceo Classico “Asproni”, e la Scuola media comprensiva numero “Maccioni”: «I ragazzi delle scuole – raccontano ancora le responsabili de “L’Isola che non c’è” – hanno provato, ballato, cantato e recitato con i ragazzi dell’associazione. Sostenendoli e facendosi supporto dove era necessario. I ragazzi si sono certamente impegnati, dalla memorizzazionedelle battute alla realizzazione delle coreografie. È stato un successo per tutti, un lavoro eccezionale sicuramente impegnativo ma che ha portato i suoi frutti, un’incredibile collaborazione, certamente da riproporre». E infatti, dopo la prima all’Eliseo, lo spettacolo è stato replicato a Oliena e già si prevedono altre esibizioni.Questo appuntamento rientra nel più ampio progetto di integrazione proposto da “L’Isola che non c’è” che vede i ragazzi collaborare con i mercatini di Campagna amica e da tempo con l’esercizio commerciale all’interno della struttura dell’ExMè.

© riproduzione riservata

© Foto Alessandro Locci

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