Laico e laicista

Quale differenza c’è tra Laico e laicista? Laicos è una parola che deriva dal greco e indica il popolo. In ambito cristiano il laico è dunque il battezzato non religioso. L’impegno dei laici all’interno della Chiesa è aumentato dopo il Concilio Vaticano II, che ha dato una spinta decisiva alla valorizzazione delle figure laiche all’interno delle celebrazioni. Se i diaconi e le diaconesse erano presenti già nelle prime comunità, solo dopo il 1965 si rivaluta il ruolo dei cristiani impegnati a essere portatori della Buona notizia anche in ambito extraecclesiale.
Occorre però distinguere nell’uso dei termini, che spesso avviene in maniera impropria. In senso ampio, il laicismo è la professione dell’appartenenza dell’uomo a sé stesso, dice Cornelio Fabbro, presunzione di autonomia totale, Dio è visto come opzione privata, ciò avviene nel luteranesimo che scinde uomo dal divino. Da un lato dunque laico indica “chi non crede o non riesce a credere”, ma riconosce che la fede è una dimensione dell’esperienza umana importante nell’affermazione della dignità della persona. Dall’altro laicista è “colui che crede che chi crede non ha ragioni per credere”, ritiene che qualunque fede rivelata non abbia senso se non privata, la fede è una illusione o fraintendimento, scacco della ragione. Quindi, un vero Stato laico non esclude la dimensione religiosa e sopranaturale al contrario di uno Stato laicista che si propone di eliminare la dimensione religiosa. Ecco perché quando si sente dire che lo stato deve essere laico non bisogna pensare che la dimensione religiosa debba essere esclusa. Il senso religioso e esistenziale è alla base delle domande ricorrenti che l’uomo contemporaneo ricerca nella vita quotidiana.

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