La voce ritrovata del prigioniero di Fonni

Sarà presentato a Fonni, venerdì 21 giugno, il volume “Le voci ritrovate. Canti e narrazioni di prigionieri italiani della Grande Guerra negli archivi sonori di Berlino” scritto da Ignazio Macchiarella docente di Etnomusicologia all’Università di Cagliari ed Emilio Tamburini docente alla Humboldt-Universität di Berlino.
Si tratta di un lavoro di studio e di analisi delle voci di militari italiani registrati nei campi di prigionia tedeschi durante la Prima Guerra Mondiale, che ha permesso la realizzazione di un volume di più di 300 pagine, arricchito da quattro compact disc contenenti le voci di 42 militari italiani provenienti da diverse regioni, che di fatto, per l’Italia, rappresentano le più antiche registrazioni sonore di “canti popolari”, racconti e altre espressioni di tradizione orale.
Si annuncia una serata dalle emozioni forti perché durante il dibattito, a partire dalle 19 nel cortile della Scuola dell’Infanzia “Don Burrai”, al termine della novena per San Giovanni in corso nella vicina chiesa di Santa Croce, tornerà a sentirsi la voce di Giuseppe Loddo, tiu Pitele, morto nel 1966 all’età di 83 anni: «Il 23 marzo del 1918 (otto mesi prima dell’armistizio, 11 novembre, n.d.r.) canta un brano in sardo. È prigioniero di guerra negli Imperi centrali e si trova nel campo di prigionia militare di Limburg and dern Lahn, in Germania. Nel momento in cui canta ha 35 anni. 15000 chilometri lo separano dalla sua casa di Fonni, nei dintorni di Nuoro, in Sardegna. È molto probabile che l’abbia lasciata diversi anni prima, quando è stato reclutato, e che abbia poi attraversato la guerra e le sue battaglie nel suolo europeo. È riuscito a salvarsi la vita e si trova internato in un Lager. Lì canta davanti ai compagni di prigionia, ai membri della Commissione Fonografica, all’imbuto di un grammofono (…)».

La scheda dell’internato di Fonni
(da “Le voci ritrovate“)

Quel canto, insieme alla recitazione di brani del Vangelo, lo possiamo riascoltare oggi nel cd allegato al libro. A Fonni toccherà venerdì prossimo  a Mario Mureddu, voce del tenore e presidente dell’associazione culturale “Battor Moros” che ha condotto una personale ricerca su Giuseppe Loddo (il primo militare italiano ad essere stato registrato e quello con il maggior numero di incisioni), svelare ai suoi paesani l’eccezionale importanza del lavoro di cui  dopo il saluto della sindaca Daniela Falconi, parleranno uno degli autori, Ignazio Macchiarella, l’etnomusicologo Marco Lutzu e il direttore de “L’Ortobene” Michele Tatti.

Le voci ritrovate. Canti e narrazioni di prigionieri italiani della Grande Guerra negli archivi sonori di Berlino”, prefazione di Britta Lange del  Zentralinstitut der Humboldt-Universität zu Berlin) è il frutto del lavoro portato avanti da più di cinque anni dal Laboratorio Interdisciplinare sulla Musica (Labimus) del Dipartimento di Storia, Beni Culturali e Territorio dell’Università di Cagliari, in collaborazione con il Phonogrammarchiv dell’Ethnologisches Museum di Berlino ed il Lautarchiv della Humboldt Universität zu Berlin. Oltre al fonnese Giuseppe Loddo, sono incise le voci di altri due sardi: Enrico Spiga di Monserrato e Gustavo Varsi di Cagliari. Le loro testimonianze sonore, comprendenti tra l’altro interpretazioni sconosciute di modelli esecutivi noti e diffusi ancora oggi, hanno uno speciale risalto storico per gli studi linguistici e sulla musica di tradizione orale nell’Isola.

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