La verità dell’amore

lla domanda dei farisei: «È lecito a un marito ripudiare la propria moglie? » (Mc 10,2), Gesù risponde con un’altra domanda: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?» (v. 3). Un’altra occasione per tendere un tranello a Gesù, costringerlo a schierarsi su due correnti che giustificavano il divorzio: una lassista e l’altra rigorista. Gesù si preoccupa soprattutto dei suoi discepoli, così indecisi tra la loro mentalità di giudei e la novità dei suoi insegnamenti. Oggi il divorzio, nonostante le ferite profonde nelle famiglie e nella società, è tranquillamente giustificato anche dentro le comunità cristiane.
Gesù è venuto a inaugurare la religione del “cuore nuovo” e togliere “il cuore di pietra” della legge, secondo la profezia di Ezechiele. Reagisce alla concezione puramente giuridica del matrimonio, ridotto a un contratto concluso da volontà umana e quindi soggetto a essere sciolto. Gesù si rifà al disegno di Dio sulla coppia, descritto dall’autore della Genesi: una realtà molto più profonda, in cui Dio stesso è coinvolto, e che non può essere ridotta a discussione puramente giuridica. I farisei si limitano al codice di Mosè (che pure aveva messo un po’ d’ordine sul divorzio), anche i discepoli, legati alla mentalità dei farisei, non capiscono. Secondo la legge ebraica, il divorzio è un privilegio maschile, non c’è uguaglianza tra marito e moglie: come tutti gli altri beni di famiglia la moglie è proprietà dell’uomo. Alla luce della Genesi vediamo lo spessore della “durezza di cuore” di Israele con Mosè e la ipocrisia dei farisei. Nel piano di Dio l’amore e non il dominio, è il vero destino dell’uomo e il forte sapore della vita. L’uomo davanti alla propria donna non deve dimenticare la esclamazione di gioia, di stupore e di tenerezza di Adamo quando vede accanto a sé Eva, la prima donna. L’uomo e la donna sono chiamati ad una unione profonda che non deve mai perdere la sacralità del mistero di essere “una sola carne” sotto il sorriso e compiacenza di Dio, che li guida a vivere l’unità nell’amore per tutta la vita.
«Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa una altro, commette adulterio» (v. 11,12). Secondo il diritto giudaico la donna non ha diritto alla fedeltà dello sposo, e questi non può essere accusato di adulterio nei confronti di lei. Qui Gesù rovescia la mentalità corrente nel proclamare adultero il marito che ripudia la moglie e viceversa, insegnando l’indissolubilità del matrimonio come valore non affidato a variazioni culturali o sociali. La parola forte e chiara di Gesù non deve oscurare il tema della sua misericordia di fronte alle mille fragilità delle coppie e alla paura di contrarre il matrimonio. Sono perciò attuali le parole del mistico Zosima de I Fratelli Karamazov: «Non abbiate paura dei peccati degli uomini, amate gli uomini». I cristiani, figli della Misericordia sono chiamati ad amare più che giudicare, accogliere e camminare con tutte le coppie ferite.
«Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono» (v. 13). Le coppie, smarrite di fronte ad una società che oscurando Dio va contro l’uomo, hanno paura di immaginare con serenità il difficile futuro dei figli. Sperimentano ogni giorno la fragilità delle loro mani e sentono il fascino del gesto di queste mamme del Vangelo per ripeterlo ogni giorno nella fede e nell’ottimismo. «Quando viene un bambino al mondo è segno che Dio non si è scoraggiato dell’uomo » (R. Tagore).

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