La vera ricompensa del discepolo

Anche oggi ci troviamo ad ascoltare il Signore che parla a noi direttamente in prima persona: i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Capiamo subito che, la prima cosa che ci viene suggerita, è di chiedere al Signore di lasciarci trasformare e di rinnovare il nostro modo di pensare per entrare in sintonia con il cuore di Dio. L’uomo non può ridurre Dio alla misura dei suoi pensieri né legare la condotta di Lui alle sue categorie di giustizia o di bontà. Dio sovrasta l’uomo immensamente più di quanto il cielo sovrasta la terra. Perciò, molto spesso, i piani della sua provvidenza sono incomprensibili a noi che dobbiamo accettarli in umiltà senza pretendere di indagarli e giudicarli. Gesù ci racconta una parabola: Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
Pattuisce con loro la paga di un denaro e li manda al lavoro. Ma occorrono altre braccia e, per ben quattro volte, esce nuovamente in piazza a cercare lavoratori, fino alla sera, quando arriva il momento della paga: gli ultimi come i primi, ricevono un denaro. Ma la reazione non si fa aspettare: questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ci chiediamo anche noi: come mai? È chiaro che qui non si parla di giustizia sociale, Gesù non vuole fare una lezione di sociologia, ma far capire che il regno dei cieli non si basa su un rapporto di dare e avere.
Perché io sono buono, risponde Gesù, sono buono con tutti quelli che io ho cercato, io do gratuitamente il mio amore a tutti. Non si parla neppure di meriti, perché nessuno merita nulla, ma per ognuno c’è un dono di Dio perché egli è costantemente alla ricerca dell’uomo e, una volta trovatolo, non si stanca mai di esserebenevolo con ognuno dei suoi figli. Dio ha un cuore grande e non vuole lasciare nessuno inoperoso, ma tutti siamo chiamati a testimoniare il suo amore per noi, a lasciar traboccare dal nostro cuore l’amore che Lui ha riversato in esso.
Gli operai chiamati per primi si sentono defraudati perché pensano di dover ricevere una paga maggiore, non accettano che Dio sia Dio né che sia buono e che Egli voglia donare gratuitamente il suo amore e far parte dei suoi beni a tutti. Il nostro cuore è cattivo se non accetta l’amore gratuito di Dio anche verso coloro che, solo all’ultimo momento, conoscono il suo amore misericordioso. Chi è chiamato all’alba della vita non può presumere di avere maggiori diritti, ma può e deve gioire del bene dei fratelli come fosse il proprio, così che Cristo sia glorificato in ogni condizione nella quale veniamo a trovarci.
Il vero discepolo di Gesù, quello della prima ora come quello dell’ultima, sa che è Dio stesso la sua ricompensa e non gli rimane altro che dare gloria a Dio per la misericordia che gli è stata accordata e dire con l’apostolo Paolo: per me vivere è Cristo.

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