«La vera emergenza resta l’alcool»

In un momento critico nel quale «molti si attribuiscono ruoli e competenze che non hanno», la dottoressa Rosalba Cicalò, dirigente del Ser.D di Nuoro, ci ha spiegato come lo scenario legato alle tossicodipendenze sia quanto mai complesso, incerto e variegato, perché include non solo le assuefazioni patologiche da droghe pesanti, quali l’eroina e la cocaina, o leggere, quali la cannabis, ma anche da tabacco, alcolici e gioco d’azzardo.
Dottoressa Cicalò, com’è cambiato il mondo della droga e l’intervento sulle tossicodipendenze nel corso degli anni?
«Lavoro in questo ambito dal 1990: i numeri record di allora erano legati alla diffusione dell’eroina e delle patologie correlate al suo uso, ovvero l’HIV e l’AIDS. Anche la cocaina si propagava sul territorio ma, contrariamente alle altre sostanze, era percepita come elitaria perché solo gli abbienti potevano permettersi di acquistarla. La logica emergenziale adottata per il trattamento della dipendenza da eroina impedì, già da allora, di non sottovalutare la diffusione di altre sostanze, tra cui l’alcool e le droghe sintetiche. Oggi, rispetto a circa 30 anni fa, il mercato si è allargato a nuovi e numerosi stupefacenti dai costi fortemente ribassati, quindi accessibili a tutti».
Nuoro detiene un triste primato: è il Comune italiano dove l’alcolismo è più precoce. Come si pone il Ser.D rispetto a questa piaga?
«L’alcolismo è una problematica fortemente radicata sul territorio, pur essendo rimasta a lungo sommersa. Inizialmente, gli stessi interessati manifestavano un’aperta resistenza ai Ser.D, percepiti come luoghi di trincea riservati ai tossici di strada con precedenti penali. Col passare del tempo, il pregiudizio è cambiato tanto da portarci a constatare che la maggior parte dell’utenza di Nuoro vi si rivolge per problemi alcool correlati. Oltretutto, approfondendo gli aspetti anamnestici dei nostri pazienti, abbiamo rilevato come i tossicodipendenti provengano molto spesso da famiglie piagate dall’alcolismo. Nonostante i passi avanti, si continua però a sottovalutarne i danni sia a livello personale e fisico, sia a livello relazionale e familiare: l’alcool può distruggere interi nuclei, che poi vengono qui a chiederci aiuto».
A che età si registra il primo approccio agli alcolici, e quali sono i danni a lungo termine?
«Continuando a considerare l’uso e l’abuso di alcool come fenomeno culturale o bravata e non come vera e propria pandemia, i genitori tendono a sottovalutare l’età della prima sbornia, che si è abbassata agli 11-12 anni. Colpevolmente, non si considera che l’alcool, così come il fumo di sigaretta, sia una sostanza di apertura che facilita l’ingresso dei giovani alle dipendenze da altre sostanze. Infatti, nonostante l’ampia diffusione di droghe performanti, tendenti a far mantenere alte le prestazioni richieste da una società sempre più competitiva, l’alcool va attenzionato come sostanza perennemente in auge perché funge da collante che facilita, favorisce, potenzia o spegne l’effetto di altri stupefacenti. Il mercato non aiuta perché continua a consentire il commercio di nuovi stili del bere alimentati attraverso bevande mascherate da succhi di frutta, ovvero con un’alta gradazione alcolica ma aromatizzate per camuffarle come qualcosa di inoffensivo».
A tal proposito, i Cannabis Shop contribuiscono a rendere allettante l’approccio alla dipendenza?
«Il commercio è libero, ma io sono contraria agli shop perché creano caos: i ragazzi tendono a confondere la cannabis terapeutica con i cannabinoidi sintetici in quanto, anche aprendo queste attività a ridosso delle scuole, si rende loro difficile distinguere tra sostanze legali ed illegali. Il rischio, a vantaggio di un marketing che si avvale di immagini esplicite e scritte devianti, è quello di mandare ai ragazzi il messaggio fuorviante e pericoloso di una cannabis innocua quando, in realtà, quella geneticamente modificata ha degli effetti deleteri ed irreversibili sulle capacità decisionali ed emotive».
Cos’è cambiato nel mercato della droga, e come sono mutate le dipendenze nel corso degli anni?
«Nel passato, si registrava la dipendenza da un’unica sostanza: oggi, invece, gli interventi socio- sanitari sono resi difficili dal fenomeno della polidipendenza o poliabuso. Quest’ultimo rende il quadro clinico confuso e molto più arduo anche l’intervento farmacologico. L’età della sperimentazione di varie sostanze psicotrope si sta abbassando e si allunga il periodo dell’uso: prima che i ragazzi si rivolgano al Ser.D possono trascorrere anche 6 o 7 anni durante i quali, nel frattempo, la dipendenza si cementifica. La mescolanza tra droghe crea inoltre rilevanti danni alla salute e favorisce rischi tra i quali gli incidenti stradali. Per quanto riguarda lo spaccio oggi, il Darknet (una rete “oscura”, parallela ma invisibile rispetto all’internet tradizionale ndr) ha creato reti di spacciatori online, difficilmente rintracciabili e spesso legati alla criminalità organizzata, che rendono possibile l’acquisto ed il recapito a domicilio di nuove droghe sintetiche non ancora tabellate dal Dipartimento per le Politiche Antidroga del Ministero dell’Interno e dall’Istituto Superiore di Sanità. Per crearle, è sufficiente che un chimico, all’interno di laboratori clandestini, aggiunga alle droghe nuovi legami chimici tra molecole, facendo in modo da non essere ancora sanzionabile. Tra le nuove droghe sintetiche più diffuse si annoverano i cannabinoidi, i catinoni e gli oppiacei: gli effetti chimici acuti e cronici sono imprevedibili e potenti, perché legati ad un’elevatissima concentrazione di tetraidrocannabinolo (il principio attivo THC, ndr). Questo determina l’insorgenza di aritmie, problemi respiratori, patologie del sistema nervoso centrale, allucinazioni, psicosi e paranoie: accade spesso che, nei reparti psichiatrici, si richieda la consulenza del Ser.D proprio per lo sviluppo di patologie correlate all’abuso di droghe sintetiche».
Quali sono i programmi di intervento attivi sia a livello preventivo sia di cura e riabilitazione dalle tossicodipendenze?
«La Assl si è organizzata attraverso 3 distretti del Ser.D, ossia quelli di Nuoro, Macomer e Siniscola: il Servizio di Sorgono è stato chiuso per mancanza di personale e, dunque, gli utenti dell’area del Mandrolisai sono costretti ad affrontare disagi negli spostamenti verso le altre sedi.
I dati statistici indicano come l’alcolismo sia nettamente più esteso a Nuoro mentre, a Macomer, si registra una pari diffusione di alcool e droghe, che sono invece più reperibili nella fascia costiera.
Per quanto concerne gli interventi sulle dipendenze, il Ser.D adotta una scelta metodologica che coinvolge la famiglia dell’utente tanto all’interno del servizio di cura quanto, nei casi estremi con possibili ripercussioni legali, nel suo inserimento presso le Comunità Terapeutiche.
Il problema della tossicodipendenza non riguarda un solo individuo, ma l’intera famiglia: per questa ragione la si coinvolge in qualità di snodo, alleata e risorsa preziosa nel percorso terapeutico del paziente. I dati allarmanti legati all’aumento delle dipendenze ed al loro tramutarsi in poliabuso sono purtroppo aggravati dalla constatazione della frequente fragilità ed assenza dei modelli educativi. Le famiglie sono sempre più distratte e gravate da problemi lavorativi, economici e di disgregazione genitoriale: i tempi moderni non aiutano a mantenere alta l’attenzione sul disagio trasversalmente vissuto dai nostri ragazzi. Per questo motivo, tanto a livello preventivo quanto riabilitativo, il cambiamento dell’utente dipende innanzitutto da quello della sua famiglia e dei riferimenti affettivi ed educativi che lo attorniano».

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