La sfida del cristianesimo

«Nel Medio Evo la vita era penetrata di religione in tutti i suoi strati e in tutte le sue manifestazioni. La fede cristiana costituiva la verità universalmente accettata. La legislazione, l’ordine sociale, la morale privata pubblica, il pensiero filosofico, la creazione artistica, tutto aveva una matrice religiosa. In epoca moderna la verità della Rivelazione cristiana viene messa in dubbio sempre più profondamente… Lo stesso credente accetta in buona parte questa situazione, quando pensa che le cose della religione costituiscano un settore a sé ed altrettanto le cose del mondo; ogni settore deve adottare la forma che conviene alla sua natura e deve lasciare che il singolo viva in un campo e nell’altro nella proporzione che preferisce. La conseguenza è che da un lato si afferma una esistenza profana, autonoma, staccata da influenze cristiane dirette, e dall’altro nasce un cristianesimo che imita in uno strano modo questa autonomia». Parole tratte da La fine dell’epoca moderna di Romano Guardini  autore che a metà del Novecento ammoniva sulla deriva che il Cristianesimo sembrava seguire.
«L’uomo moderno non solo smarrisce in gran parte la fede nella Rivelazione cristiana – sosteneva il teologo nato a Verona, – ma subisce anche un indebolimento delle sue disposizioni religiose naturali, e viene sempre più portato a considerare il mondo come una realtà profana».
Guardini usava una interessante metafora quella del motore: «Senza elemento religioso la vita diviene come un motore che non ha più olio. Si riscalda, ad ogni momento qualche cosa si brucia, e dappertutto si smuovono pezzi di ingranaggi. Il centro ed i raccordi si spezzano. L’esistenza si disorganizza e si produce quel corto circuito a cui assistiamo da trent’anni ed in proporzioni sempre crescenti: si usa la violenza e si cerca così una via di uscita alla perplessità impotente».
Nel 1950, prima del Concilio Vaticano II, il teologo italiano scorgeva già la difficoltà del cristianesimo a riappropriarsi di un ruolo chiave nella guida spirituale delle persone e ammoniva: «Quanto più il cristianesimo si affermerà di nuovo come cosa non spontanea ed automatica, e si distinguerà decisamente dalla dominante concezione non-cristiana della vita, tanto più emergerà nettamente nel dogma, accanto all’elemento teoretico, quello pratico ed esistenziale». In un modo che sviluppa su scala globale il linguaggio della violenza, solo il verbo dell’amore cristiano può rappresentare un’ ancora di salvezza.

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