La rivolta di Oloè

L’immagine di centinaia di persone che attraversano a piedi il ponte è forse la più potente tra quelle che restano dell’assemblea pubblica di sabato 24 febbraio. A vederseli arrivare di fronte – bambini, donne, uomini – sembra di ammirare una trasposizione in chiave moderna del Quarto stato, il celebre dipinto di Pellizza da Volpedo.
«Quella di oggi non è una manifestazione, è la rivolta di Oloè», dice Cenceddu Palimodde del Comitato Oliena, una rivolta pacifica, naturalmente, ma condotta con determinazione. «I comitati nascono quando latitano le istituzioni », è la voce preponderante, ed è vero che in questi mesi si è vista nascere una rete che parte dal basso e unisce le istanze di olianesi e dorgalesi, di orgolesi ma anche di galluresi alle prese loro pure con la difficile ricostruzione post alluvione. Per il Comitato Oliena arringano la folla Pierpaolo Mazzella, Cenceddu Palimodde, Luca Atzori e Antonio Putzu. Quest’ultimo sventola una banconota da 50 euro – «me l’hanno prestata», precisa – e fa notare l’immagine che poi accompagna tutte le banconote dell’euro: un ponte. Meravigliose strutture sono il simbolo dell’Europa unita, «qui non si riesce a collegare Oliena e Dorgali».
Sono presenti i sindaci di Dorgali Maria Itria Fancello, di Orgosolo Dionigi Deledda, di Nuoro Andrea Soddu, di Sarule Mariangela Barca. A loro e solo a loro i componenti del Comitato hanno dato la parola, non ad altri politici, qualcuno pure presente. Si parla, a turno, dal cassone di un piccolo carrello attaccato a un fuoristrada, il fischio degli altoparlanti taglia il gelo della fredda mattina ai piedi di un Corrasi dalle cime appena imbiancate.
La situazione è ormai chiara, una serie di chiusure e riaperture e ancora chiusure che va avanti dal 2013 quando qui perse la vita l’agente di Polizia Luca Tanzi. Sono passati oltre quattro anni, per ricostruire un nuovo ponte ci vorrebbero nella migliore delle ipotesi – come ha detto Soddu – otto anni, e intanto? Intanto il sindaco di Nuoro sposa la richiesta lanciata con forza da Palimodde e dal Comitato che si è rivolto, ancora senza risposta, al Ministro della Difesa Roberta Pinotti per la realizzazione di un ponte militare: «Tanti nostri giovani – dice Palimodde – prestano il loro servizio nell’esercito, sarebbero felici di aiutare i loro genitori e i loro nonni». Finché il ponte è sotto sequestro non si può fare nulla, nonostante i fondi già stanziati per sistemare l’alveo e intervenire sulla struttura. A cedere all’ottimismo, nonostante su questo tema non lo sia stata in passato, è Maria Itria Fancello: «Finalmente abbiamo segnali di speranza, forse ce la facciamo, c’è la concreta possibilità che il ponte venga dissequestrato in settimana. La Provincia sta collaborando con la Regione, i fondi ci sono, mi sembra che i segnali siano positivi».
La presenza dei sindaci è un segnale importante, lo sottolinea Fancello così come il primo cittadino di Orgosolo Dionigi Deledda: «Siamo qui per dare una mano al territorio e un segnale forte con una richiesta alla politica data anche la vicinanza delle elezioni ». Ma Deledda non è tenero sulla gestione del problema: «Dal 2013 gli anni sono passati invano, si è affrontata una situazione straordinaria con procedure ordinarie, senza nessun effetto concreto, anzi con un solo effetto: il ponte impraticabile. Viviamo in una dittatura della burocrazia – accusa Deledda –, è impossibile che si vada avanti con questi ritmi. Tutta la vallata del Cedrino necessita di interventi, a Orgosolo l’alluvione ha portato via due ponti ma paradossalmente ha buttato giù quelli nuovi, quelli romani sono ancora in piedi».
Tra la folla anche il parroco di Dorgali don Michele Casula: «Dovremmo essere sempre presenti nei momenti in cui il popolo chiede i propri diritti – afferma –, e poi sono un cittadino anche io, ci passo anche io su queste strade. Qui è un fatto soprattutto di attenzione a un territorio messo da parte da un punto di vista politico amministrativo, il ponte è simbolo di questo». Solidarietà e vicinanza da parte della Chiesa dunque ma anche «speranza che si riesca a superare questo grave problema. Mi fa piacere vedere i sindaci insieme – prosegue don Casula –, le amministrazioni locali sono vicine alla cittadinanza, vivono i problemi in prima persona e molte volte sono responsabili agli occhi della gente ma non sempre riescono a fare quello che vogliono».
Pierpaolo Mazzella – la cui storia è essa stessa un ponte tra le comunità vicine – da dorgalese trapiantato a Oliena racconta i quotidiani disagi di cui si è fatto carico con gli amici del Comitato. Dieci persone, volontari, senza colore politico, si sono messe a disposizione dei cittadini esasperati, a partire dai pastori. Occorre percorrere 25 chilometri per raggiungere le campagne, «il danno non è quantificabile – dice Mazzella – i pastori fanno questo tragitto tutti i giorni, più volte al giorno. Ma si pensi anche agli studenti, al turismo, alle porte di un’altra stagione con i ragazzi che si spostano per lavorare sulla costa». A ogni pioggia il fiume esce dall’alveo e invade le campagne, l’alveo praticamente non c’è più: «Abbiamo chiesto più volte al Genio civile e al demanio di pulire ma non sono mai intervenuti – racconta Mazzella –, non solo, quando abbiamo chiesto di poterlo fare noi ci hanno richiesto relazione geologica, relazione dell’ingegnere fluviale, fatture della legna e della sabbia tolta, un sacco di soldi, ma sono loro che devono intervenire». Le soluzioni? «Si parla di lavori futuri ma domani – chiede Mazzella – domani dove passiamo?».
Qualcosa, nel frattempo, si sta facendo in casa. Il Comune di Oliena, guidato da un commissario, per far fronte ai disagi causati dalla chiusura del ponte sta procedendo alla sistemazione della strada di “Perrunebbas” con l’allargamento della carreggiata e la realizzazione di una serie di piazzole che possano permettere il transito a due vetture, realizzando cunette e i canali di raccolta e scolo delle acque e una massicciata e la copertura in cemento per non meno dell’80% dei circa 3 chilometri del tragitto che sbuca proprio a circa mezzo km dal ponte di Oloè in direzione di Dorgali. Questo intervento, assieme al guado a monte del ponte di “Papaloppe” che permetterà di attraversare agevolmente il fiume Cedrino, dovrebbe garantire il transito verso la provinciale 46. «Una soluzione, questa, – ricorda Mazzella – che il Comitato aveva proposto già nell’aprile scorso».
In attesa del dissequestro giacciono in Regione i fondi per gli interventi previsti dalla delibera del novembre 2017 su “Interventi strutturali di mitigazione del rischio idrogeologico” che prevedono una spesa di 4.117.800 euro per il ripristino della percorribilità del ponte stradale attraverso il “miglioramento della funzionalità idraulica in prossimità delle spalle e delle pile della struttura” e il “consolidamento statico”.
Se in settimana non dovessero esserci novità rilevanti Cenceddu Palimodde ha annunciato che il prossimo passo sarà una manifestazione in Prefettura a Nuoro.

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