«La Regione premia speculatori e industriali»

Formaggio da acquistare per i poveri, pastori esclusi dai benefici dell’intervento sulle eccedenze
Coldiretti pronta a tornare in piazza sulla destinazione dei 14 milioni di euro

«Chiara e palese volontà della Regione di ignorare i pastori e pensare solo ai trasformatori »: il voto in Commissione bilancio della norma che inserisce in Finanziaria 14 milioni di euro da destinare all’acquisto di Pecorino romano per ridurre le eccedenze e favorire così il rialzo del prezzo, ha mandato su tutte le furie la Coldiretti, intenzionata a costringere il Consiglio a modificare la proposta inserita in Finanziaria. «La nostra mobilitazione continua», hanno tuonato Battista Cualbu e Luca Saba, presidente regionale e direttore dell’organizzazione agricola: «Presto scenderemo nuovamente in piazza con azioni ancora più forti perché a quasi un mese dalla manifestazione dei 5 mila a Cagliari dalla Regione abbiamo sentito e visto solo azioni a favore dei trasformatori e neppure una parola sulla crisi dell’agricoltura ». Allo studio ci sono una serie di iniziative per portare a più riprese la protesta in tutte le province sarde. Se ne parlerà anche venerdì 3 marzo a Dorgali in un incontro che la Coldiretti ha convocato per le 11 nella sede di Golloi della cooperativa pastori a cui sono invitati anche gli allevatori di Galtellì, Irgoli, Loculi e Onifai.
Il provvedimento della Regione, annunciato all’indomani della manifestazione del primo febbraio, viene vissuto come una beffa perché finisce, sempre secondo la Coldiretti, per premiare chi non ha saputo programmare e favorisce gli speculatori. «La Giunta – sostengono Cualbu e Saba – avrebbe dovuto fare fronte comune e pretendere dal Governo centrale di integrare le risorse per il bando degli indigenti con somme proprie, destinando i fondi regionali direttamente ai pastori, le vere e sole vittime di questa crisi. I soldi del bando devono essere utilizzati solo ed esclusivamente per ritirare il Pecorino da chi l’ha prodotto. Sarebbe immorale comprare formaggio da chi l’ha acquistato a prezzi stracciati dalle cooperative in difficoltà economica».
Il provvedimento della Regione non piace nemmeno a molti trasformatori. Paolo Mannoni, voce fuori dal coro, unico tra gli industriali a parlare pubblicamente, con un post nel sua pagina facebook calcola in 30 mila quintali il formaggio che, con i fondi regionali sommati ai quattro milioni di euro promessi dal Governo potrebbe essere acquistato a sei euro al chilo. Mannoni però concentra la sua attenzione su un altro aspetto provocato dall’utilizzo dei 20 milioni per destinare le eccedenze di produzione ai poveri: «Distribuendo questi 30 mila quintali agli indigenti nel mercato italiano si immetterebbero cinquemila quintali di pecorino al mese per sei mesi«, dice l’imprenditore di Thiesi. «Considerando che il consumo normale di Romano in Italia è di circa diecimila quintali al mese si avrebbe un’immediata diminuzione dei consumi di circa il 40 per cento, 20 mila quintali meno in sei mesi. Con queste cifre i risultati del provvedimento sarebbero quasi nulli. Se invece i 20 milioni si utilizzassero per un rimborso spese di trasporto o vendita del pecorino romano negli Usa anche con un solo euro al chilo, nel giro di tre mesi si venderebbero in quel mercato 100 mila quintali a quattro euro al chilo ricavandone cinque col rimborso. L’anno prossimo il latte sarebbe nuovamente a 0.80 centesimi e forse basterebbero 10 milioni di euro».

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