La piccolezza riempita della grandezza divina
di Michele Casula

23 Dicembre 2021

4' di lettura

Quando si arriva nella chiesa della Madonna del Monte a Fonni, si rimane affascinati dalla statua della Madonna della Visitazione (da poco stupendamente restaurata). Colpisce subito il grembo ricco della maternità di Maria le sue braccia rivolte verso di te quasi ad accoglierti, lo sguardo che da conforto e pace al pellegrino, magari arrivato dopo una lunga e faticosa salita. Ti senti accolto, rassicurato e riempito di un senso di pace e di armonia. La Parola della quarta domenica di Avvento è un dono straordinario nel nostro cammino verso il Natale: se la leggiamo e ascoltiamo con fede e col cuore, essa ci dona un senso di pace, emerge l’umanità di due donne che svelano il mistero divino che portano nel loro grembo e lo fanno con una delicatezza che affascina. Oggi, possiamo dire, è la liturgia dell’esaltazione della piccolezza che viene riempita dallagrandezza di Dio. Non da una grande e famosa città ma dall’umile e piccolo villaggio di Betlemme «uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele». Nel grembo di due semplici donne si realizza il progetto salvifico di Dio. Bellissimo, pieno di umanità e di fede l’incontro tra le due donne, che è anche il primo incontro tra Giovanni e Gesù. Gustiamo le parole di questo incontro: il saluto di Maria viene accolto nello stupore («a che debbo…») da Elisabetta e con gioia da Giovanni («il bambino sussultò – in greco danzò – nel grembo»). La gioia esplode in casa di Elisabetta e Zaccaria! I grembi fecondi delle due donne contengono la certezza che Dio è fedele, Dio è benedizione. Le parole di Elisabetta, colei che ha atteso da sempre un figlio, attestano proprio la benedizione, cioè la vita che Dio dona, una vita che va oltre quella biologica, che porta in grembo, e apre all’eternità. Maria ed Elisabetta si scambiano i regali: Maria le offre la sua presenza, le offre tutta se stessa, Elisabetta le offre la sua fede e il suo magnificat «beata colei che ha creduto». Perché a Natale si fanno i regali? Il regalo è il segno esteriore del sentimento di affetto che è presente in noi. Anche Maria, quando va velocemente dalla cugina Elisabetta, le porta un dono straordinario: la sua stessa presenza e il suo aiuto. Luca descrive l’atteggiamento di Maria: «Maria si alzò e andò in fretta!» indica una scelta senza tentennamenti, senza pensare a se stessa, main fretta, con il cuore e la mente rivolti verso la cugina che aveva deciso di visitare e aiutare. Maria sa che Elisabetta ha bisogno, e le sue azioni sono quelle di alzarsi (stesso verbo usato per la resurrezione) e andare in fretta. Risorgere e andare verso chi ha bisogno di un aiuto, fosse anche solo un sorriso, un abbraccio, un aiuto concreto. Per correre devi prima metterti in piedi, risorgere, e solo allora potrai essere resurrezione e benedizione per chi incontri. Nell’eccomi di Maria e nella fede di Elisabetta si compie «la volontà di Dio», i loro corpi diventano tabernacoli fecondi della misericordia di Dio. Siamo ormai vicini al Natale: ci viene offerta un’ulteriore occasione perché davvero la nostra vita, anche se povera e fragile, possa diventare esperienza concreta dove si compie la volontà di Dio per noi. Perché questo avvenga, dobbiamo declinare nel nostro vissuto quotidiano i verbi della Parola di oggi: alzarsi, andare con sollecitudine, sussultare di gioia per il grande mistero di amore che Dio vuole realizzare in noi, permettere che la benedizione di Dio ci avvolga e ci trasformi. © riproduzione riservata L’immagine: Pontormo, Visitazione (1528-1530), Propositura dei Santi Michele e Francesco, Carmignano (Prato)  

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