La pesca miracolosa

«Noi da credenti non abbiamo fatto nessuna scelta, abbiamo preso tutto quello che il Signore ci ha voluto offrire», così descrive la sua vita Salvatore Lai. A soli sei mesi viene accolto in casa Corrias dove mamma Pasqualina faceva la collaboratrice domestica. Quando il piccolo Salvatore viene alla luce i rapporti fra i suoi genitori sono già pressoché inesistenti, per questo madre e figlio rimangono a vivere in quella casa. La famiglia Corrias, composta da 5 fratelli Lidia, Alma, Ada, Giampaolo e Giovanni Maria – nessuno di loro aveva contratto matrimonio – era molto facoltosa.
Possedevano vaste estensioni demaniali ereditate dal padre Giampaolo che a sua volta le aveva ricevute dal nonno Giovanni Maria, terreni in parte fertili, in parte paludosi che da Siniscola si estendevano fino ad Orosei, compresa la peschiera di Santa Lucia e perfino quella di Posada. In origine era stato un certo signor Fiorentino, che di mestiere faceva il commerciante, ad aggiudicarseli per asta pubblica indetta dal demanio per un importo di 2600 lire metà dei quali furono corrisposti da nonno Giovanni Maria che ne diveniva di diritto socio al 50%. Correva l’anno 1874 e tale importo era elevatissimo, infatti fra i 98 comuni italiani messi all’asta dal demanio nessuno aveva superato l’offerta di 500 lire. Dopo qualche anno, Fiorentino pensò di cedere la sua quota per un ammontare di circa 6000 lire e fu così che tutta la proprietà passò nelle mani del socio e alla sua morte nelle mani del figlio Giampaolo padre dei suddetti cinque fratelli Corrias diventati ormai a tutti gli effetti genitori del piccolo Sarvatoreddu. I Corrias avevano pensato bene di mettere subito a reddito la peschiera di Santa Lucia, assumendo a mezzadria una ventina di pescatori avventizi traendone un ottimo profitto dall’abbondante pescato.
«È come se in quella famiglia ci fossi proprio nato, tanto era l’affetto e l’amore che tutti loro riversavano su di me» confessa Salvatore Lai, oggi 73enne. Esame d’ammissione a Nuoro, scuole medie a Siniscola, Sarvatoreddu si era iscritto all’Istituto tecnico, ma venuti a mancare i due uomini di casa ed essendo le donne non più tanto giovani, a sedici anni ha dovuto interrompere gli studi perché da quel momento in poi spettava a lui vigilare sui pescatori che orami senza alcun controllo consegnavano solo una minima parte del pescato. Fu così che nel 1962 tutta la famiglia andò a vivere in peschiera. La sua assidua presenza in barca fece subito lievitare il pescato di oltre 200 volte. «La tua presenza ci ha portato fortuna!», questo il commento dei pescatori nel giustificare l’enorme quantità di pesce incappato nelle reti dall’oggi al domani. «Alla soglia dei 30 anni tutto era nelle mie mani – ricorda Salvatobambina re –. Nel ’74 era venuta a mancare anche mia madre e io dovevo badare a quelle che consideravo mie zie».
Nel ’78 Salvatore si sposa con Lucia, una giovane siniscolese che va a vivere con lui in peschiera. Entrambi desideravano tanto avere dei bambini e dopo il primo anno di inutile attesa, avevano pensato subito all’adozione. La legge imponeva che per poterlo fare dovevano trascorrere almeno 5 anni dal matrimonio e quindi bisognava attendere. Fu così che nel 1984 i due accolgono in casa Valentino, un bambino di Siniscola di appena tre anni. Era il più piccolo di nove fratelli rimasti orfani alla morte della giovane madre. Il padre che lavorava da idraulico e elettricista anche a casa dei Corrias, sapeva che Salvatore e Lucia si erano rivolti a varie strutture religiose alla ricerca di un bambino da adottare. È stato proprio lui a voler proporre loro di adottare il suo perché, non avendo i mezzi per tenere con se tutti quei figli, avrebbe dovuto affidarlo a qualche istituto.
Valentino, tre anni appena, era così piccolo che il suo unico ricordo si perde su un letto d’ospedale quando la mamma stava per morire, ricordo legato ad un giocattolo che aveva dimenticato accanto a lei, e poi nulla più. Solo da adulto è venuto a conoscenza che sua madre proveniva da una famiglia di pescatori e in seguito proprio durante una gara di pesca, ironia della sorte, sono stati i genitori adottivi a raccontargli ogni cosa. Nel frattempo il padre naturale si era rifatto una vita e Valentino aveva perso i contatti con tutti i parenti tranne con un fratello che oggi vive a Siniscola.
Qualche anno dopo Lucia e Sarvatoreddu hanno accolto in casa anche Valentina. Desideravano tanto avere una e dopo aver girato in lungo e in largo senza successo, si erano rivolti ad un istituto di suore nei dintorni della Capitale dove tanti bambini abbandonati avevano bisogno del calore di una famiglia. «È stato come se Letizia, questo il nome della nostra bambina, ci stesse aspettando », ricordano questi due straordinari genitori che insieme a lei hanno voluto incontrare la sua famiglia d’origine che viveva nei dintorni di Bracciano. «Purtroppo non le hanno riservato una buona accoglienza – proseguono con rammarico marito e moglie – per loro era una estranea e come tale l’hanno accolta, per cui abbiamo deciso di abbandonare l’idea di programmare ulteriori contatti».

Quando l’hanno incontrata per la prima volta, Letizia aveva meno di tre anni e ancora non pronunciava nemmeno una parola, sillabava a mala pena. «Insieme trascorrevamo Natale e Pasqua – ricordano – così pure lunghi periodi durante l’estate, poi eravamo noi ad accompagnare la piccola in Istituto, una sorta di accoglienza fatta di numerosi contatti prima dell’adozione avvenuta all’età di 5 anni». Sarvatoreddu e Lucia ricordano bene quel giorno in cui anche la bambina è entrata a far parte integrante della loro famiglia: «Non dimenticheremo mai l’emozione di quel giorno quando Valentino e Letizia sono diventati nostri figli a tutti gli effetti».
Cresciuti come fratelli i due ragazzi si sono sentiti sempre tali. «Siamo credenti – ha aggiunto mamma Lucia – e nei momenti di difficoltà la fede ci ha sempre sorretto. Con orgoglio possiamo affermare di essere due genitori fortunati, rifaremmo tutto mille volte ancora ». Letizia oggi ha 34 anni, ha conseguito il diploma di ragioniere con indirizzo informatico mentre Valentino che di anni ne ha 38, dopo aver interrotto gli studi al quinto anno dell’Istituto agrario, lavora in peschiera. Il loro rapporto con i genitori è ottimo.
Ora che Sarvatoreddu è in pensione, è Valentino che manda avanti l’attività di famiglia, anche Letizia va a pescare tutti i giorni con la sua barca e benché specializzata nella pesca delle anguille, prende tutto quello che il mare porta in peschiera e se prima il pescato veniva versato ai grossisti della Caletta, oggi viene venduto in loco a chilometro zero.
Come ricorda Letizia il giorno in cui è entrata a far parte di questa famiglia? «Quel giorno ho provato una gioia immensa! – risponde con commozione –. Ricordo i primi bagni al mare quando il sole mi scaldava togliendomi di dosso il grigiore dell’istituto. Ho due genitori meravigliosi che sono tutto per me. Mi hanno amato fin dal primo momento che mi hanno voluto nella loro vita ». Pensiero questo condiviso anche dal fratello Valentino. «Un solo desiderio da realizzare – aggiunge Letizia – abbracciare la suora che mi ha accolta da piccola e che ogni notte vegliava su di me».

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