La parola amore

Nell’oceano di interviste consumate, la fantasia non ha confini. Una domanda tra le tante: cosa faresti se fossi Dio per un giorno? Risposta: ridarei ad ogni parola il suo significato. In questa confusione da torre di Babele l’operazione potrebbe iniziare dalla parola amore. È questa il prezzemolo di tutte le canzonette, l’ingrediente di tutti i segni adolescenziali, ma anche il respiro quotidiano della vita dei genitori e delle anime consacrate, la sintesi di tutto il messaggio biblico. In questa domenica il brano della prima lettera di Giovanni e del Vangelo sono un’esaltazione dell’amore di Dio e l’indicazione sicura dei sentieri dell’amore umano. Ma il messaggio è così denso che solo una lunga familiarità col silenzio interiore può permettere di gustare una verità così vitale e di cogliere le sfumature di un dialogo che dovrebbe tradursi in preghiera e vita, in azione e contemplazione.
«L’amore è da Dio». È questa la prima dimensione. «Chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore». Ogni volta che incontriamo un gesto di amore, sotto tutti i climi e dentro tutte le religioni, sappiamo che la spiegazione ultima è l’iniziativa di Dio di entrare nella storia umana con la creazione e con la redenzione. C’è cioè un libro per leggere i passi di Dio oltre la liturgia, la coscienza, la Bibbia, ed è la vita di chi sceglie il duro mestiere di essere costruttore della civiltà dell’amore.
La presenza di Dio non è inutile, ma la pigrizia degli uomini non coglie tutti i frutti di tale presenza e prepara tanto sterile pessimismo. Il cristiano è chiamato ad essere testimone di questo travaglio di Dio che anche oggi, nell’amore, genera splendide creature che sanno vincere il male col bene e lo fanno conoscere attraverso la loro vita.
«Amiamoci gli uni gli altri». È questa la seconda dimensione dell’amore. Non si può ricevere l’amore di Dio senza riversarlo sugli altri, perché nessuno è così padrone dell’amore di Dio da tenerselo egoisticamente per sé in un esercizio di sterile e antipatica religiosità senza farlo circolare. Ugualmente nessun cristiano può permettersi di fare il bene senza un costante riferimento a Dio: questo lusso è solo per gli atei. Non è cristiano dire: meglio fare del bene al prossimo che stare sempre in chiesa. Non si può separare l’amore di Dio da quello del prossimo anche se si è tentati di farlo.

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