La nave affonda ma in plancia si balla

Il mare è in tempesta, tra in monte l’Ortobene e Sa Serra, Jacu Piu e Corte, ma sulla plancia della nave, al suo posto di comando, resta solo l’Ammiraglio essendo andati via gli addetti al timone, alla bussola, ai controlli dei motori, ai radar, alle comunicazioni, al sollievo dell’equipaggio e anche il responsabile della cambusa. L’Ammiraglio, dalla prua dove tutto vede e calcola, impartisce ordini che nessuno trasmette, convoca incontri urgenti e si ritrova con personale renitente al servizio, vorrebbe cambiare rotta ma non ha alla sua portata neanche il binocolo, indica di virare a tribordo o a babordo ed invece si inverte a poppa, uno ammaina le vele e l’altro le risolleva. Vale il facite ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa/ e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora: chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra/ e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta.
L’Amministrazione Comunale di Nuoro è espressione di una sommatoria di liste civiche, o presunte tali, che hanno avuto la fortuna di raccogliere consensi ogni dove ma la sfortuna di non avere poi una regia e quindi di cercare, nel migliore dei casi, il salvagente della struttura burocratica, con i dirigenti di sua nomina e i consulenti da essa medesima scelti. Un film già visto e non certo alternativo alle pellicole in proiezione a Torino, Roma e centri urbani di varie dimensioni. Il più delle volte le liste civiche nascono come motivata rivolta verso la vecchia politica ed i suoi rappresentanti. Poi c’è la legge del contrappasso: adottano usi e costumi dei predecessori tanto aborriti. Non hanno il “sensus civitatis”, direbbe San Tommaso perché confondono un vicolo cieco con un bisogno civico di drammatiche corsie.
È verissimo: chi oggi amministra Nuoro è chiamato a tappare falle createsi quando lui era in calzoncini corti oppure manco nato. Gli è stato consegnato un cerino di troppe eredità negative. A prescindere da chi guida l’amministrazione, o la città riesce ad ottenere un intervento finanziario straordinario oppure, per evitare la bancarotta, può solo navigare a vista e buttare in mare quello che capita. Dinanzi al naufragio occorre un patto tra gentiluomini, tra maggioranza ed opposizione, tra chi in questo territorio è stato eletto al Comune, alla Regione e in Parlamento: occorre fare fronte comune verso Regione e Stato. Reclamare ad una sola voce almeno quanto spetta come risarcimento. Se il Parlamento approva una legge sugli espropri, se la Regione la recepisce e un Comune la applica perché deve risponderne lui se poi quella legge è diventata anticostituzionale?
La sfida è tra il rinvangare il passato o porre le premesse per il futuro. Davanti all’emergenza sono puerili le polemiche tra chi dice all’ammiraglio di non saper guidare la nave consegnatagli con tante falle e coloro che replicano “colpa vostra, noi non c’eravamo”.

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