La montagna unisce quattro paesi

“Montagna che unisce. Sentiero stellare Beato Pier Giorgio Frassati”: questo è il titolo della giornata dedicata al raggiungimento della vetta del massiccio centrale di Sardegna, ovvero Punta Lamarmora, con i suoi 1834 metri di altitudine.
L’appuntamento fissato per domenica 13 maggio, con protagonisti il CAI (Club alpino italiano) di Nuoro ed i Comuni limitrofi, nasce dall’intuizione dell’allora presidente Peppino Cicalò: coinvolgere i paesi ai piedi del Gennargentu nella riappropriazione moderna delle cime apparentemente ostili, potenziali nuove frontiere di sviluppo.
L’evento dal 2011 si è arricchito della denominazione “Sentiero Frassati della Sardegna” ed è composto da quattro itinerari che, muovendo dai quattro versanti dei comuni del Gennargentu – Arzana, Desulo, Fonni e Villagrande Strisaili –, convergono su Punta Lamarmora.
«Ogni giorno che passa mi innamoro sempre più della montagna: il suo fascino mi attira»: queste parole, dette dal giovane Pier Giorgio Frassati, spinsero l’Azione Cattolica diocesana e la sua presidente fonnese, Anna Cicalò, a volere imprimere su quei prati e su quelle rocce di scisto il nome del Beato.
Gli escursionisti, coordinati dagli uomini e dalle donne del CAI e dai sindaci dei Comuni, si muoveranno la mattina della domenica 13 per il versante di Desulo da Tascusì e S’arena, guidati da Salvatore Cambedda e dal sindaco Gigi Littarru; per Arzana, dal villaggio nuragico di Or Ruinas, da Matteo Marteddu e dal sindaco Marco Melis; per Fonni, da Separadorgiu, sotto il Bruncu Spina, da Peppino Cicalò e dal sindaco Daniela Falconi; per Villagrande, dalla cantoniera di Piraonni, da Antonio Mura e dal sindaco Peppe Loi.
I sindaci dedicheranno la giornata alla riflessione sul rapporto tra montagna, rinascita e spopolamento, chiamando fortemente in causa la Regione. Sostenuti in questo conflitto dal sindaco e dal vicesindaco di Nuoro, Andrea Soddu e Sebastian Cocco, che cammineranno insieme ai loro colleghi tra Arcu Gennargentu e Punta Paulinu.
Tutti loro chiederanno a gran voce che il progetto per ripristinare l’antica bellezza del rifugio Lamarmora, già finanziato, prosegua il suo iter per sottrarlo all’oblio che dura ormai da un secolo.

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