La lotta alla Pornotossina

Lo scorso 4 dicembre, il New York Times ha pubblicato un lungo articolo del giornalista Premio Pulitzer Nicholas Kristof dedicato a Pornhub, uno dei siti di pornografia più visitati al mondo. Kristof rivela come il sito web sia «infestato da video di stupro. Monetizza gli stupri di minori, il revenge porn, i video delle telecamere spia di donne che fanno la doccia, contenuti razzisti e misogini e filmati di donne asfissiate in sacchetti di plastica. La ricerca di “ragazze sotto i 18 anni” o “14 anni” porta a più di 100.000 video». Perché si consente a questa azienda «di trarre profitto dai video che contengono sfruttamento e aggressione?», si domanda Kristof.
Ebbene, questo non è che uno degli aspetti di un mondo che tendiamo a mantenere a distanza, ma la cui pervasività è costante e va dalla pubblicità alle vetrine dei negozi, dai film ai social network.
Di questo mondo parliamo con Antonio Morra, giovane teologo napoletano formatosi negli Stati Uniti nell’alveo della comunità pentecostale. Morra ha fondato nel 2013 il movimento Porno Tossina (che è anche il titolo del suo primo libro), tiene conferenze nelle scuole, università e nelle chiese ed è autore di numerosi articoli e video rivolti in particolare i giovani.

Cominciamo da un fenomeno sempre più rilevante: la sessualizzazione di bambini e adolescenti. Come possiamo fotografare la situazione in questo momento storico? Che ruolo giocano i social network e l’uso degli smartphone – o comunque il facile accesso a internet? Social come Instagram e Tik Tok sono innocui da questo punto di vista?
«La sessualizzazione dei bambini è un argomento molto complesso. Consiglio la visualizzazione di un video che ho rilasciato recentemente su YouTube: “La sessualizzazione dei bambini, a che punto siamo?” Per riassumere credo che ci troviamo davanti alla cosiddetta finestra di Overton (impensabile, radicale, accettabile, sensato, diffuso e legalizzato). Delle idee malsane, considerate dalle generazioni passate “pazzesche”, stanno penetrando man mano nella nostra società. Siamo sicuramente ancora nelle prime fasi ma tutto corre molto velocemente.
I social network sono diventati in molti casi i maestri dei nostri figli. Purtroppo, Instagram, Tik Tok e altri hanno contribuito ad “oggettificare” i corpi. Le “challenge” che raggiungono spesso milioni di visualizzazioni e ripetute meccanicamente da tutti i/le ragazzini/e, sono spesso impregnate di atteggiamenti perversi con linguaggio scurrile. “Se non hai quel determinato corpo. Se non dici o ascolti determinate cose. Se non fai questo e quello” sei spesso considerato lo sfigato di turno. C’è una pressione enorme verso l’accettazione del “branco” che, a causa della freddezza dello schermo, è molto più spietato».

Le famiglie, o il mondo degli adulti in generale, sono in grado di contrastare questo fenomeno? Ne hanno gli strumenti?
Come proteggere in particolare i bambini?
«Viviamo un “gap” generazionale enorme. I genitori usano tanto la tecnologia, specialmente i cellulari, ma sono analfabeti per quanto riguarda il “parental control”. Solo 1 famiglia su 3 implementa i sistemi messi a disposizione da Google e Apple per il filtro di contenuti e la gestione del tempo. C’è svogliatezza ma anche grossa ignoranza verso i pericoli che i ragazzi affrontano di giorno in giorno. Le pressioni sono senza precedenti. Siamo davanti ad una generazione “porno-nativa”. Hanno accesso alla pornografia anche prima di sperimentare qualsiasi contatto fisico di natura sessuale. Parliamo di porno antecedente al primo bacio. Per questa ragione sono ormai due anni che facciamo formazione per genitori e educatori su certe tematiche molto spesso sconosciute. Cerchiamo di aprire gli occhi su tante realtà e dare strumenti pratici per prevenire.
Il libro Pornolescenza è il nostro sforzo maggiore verso queste realtà. Un manuale molto pratico per tutti i genitori e non solo. Gli strumenti che consiglio sono quelli già presenti sulla maggior parte dei cellulari: Apple Tempo di Utilizzo e Google Benessere Digitale. In modo molto semplice è diretto si possono filtrare i contenuti pornografici, quelli violenti e gestire l’uso e l’abuso di specifiche app. Detto questo, l’arma più potente che abbiamo è il dialogo. Bisogna anticipare i tempi e parlare con i nostri figli di certe dinamiche e trappole. Molti genitori devono comprendere che in tante situazioni il discorso “se” è ormai scomparso per fare spazio al “quando”. Quando accadranno certe cose ai nostri figli saranno pronti?».

Il periodo del lockdown ha accentuato il fenomeno del consumo di materiale pornografico?
«Il lockdown ha accentuato la paura, la solitudine e la noia… ingredienti spesso necessari per sviluppare atteggiamenti compulsivi verso il porno. Le statistiche rilasciate da alcuni portali pornografici ci dicono che c’è stato un aumento del 30/35% in Italia. Considerando che i numeri sono già altissimi, la cosa è molto preoccupante. Alcuni portali pornografici hanno anche “approfittato” di questa situazione per “pescare” nuovi clienti, regalando, durante il lockdown, i loro contenuti premium. Un piccolo assaggio per poi trarre profitto per mesi e mesi grazie agli abbonamenti a basso costo. Un costo, in molti casi, anche inferiore a Netflix e Amazon Prime».

Tu scrivi, incontri giovani e adulti, pubblichi video e podcast: che risposta hai dal tuo“pubblico”?
E ancora è possibile affrontare questi temi senza cadere in un moralismo spicciolo?
«Quando abbiamo iniziato più di otto anni fa non ci saremmo aspettati un riscontro così grande. Certo non sono mancati gli attacchi e le critiche ma per lo più siamo felici di constatare che tante persone sono entusiaste di parlare ed affrontare certi argomenti. È assolutamente possibile affrontare certe problematiche partendo dalla scienza per poi arrivare alla fede quando è possibile, nei luoghi opportuni.
Gli adolescenti e i giovani sono i nostri più grandi sostenitori. Credo che sia importante saper usare un linguaggio adatto e che possa raggiungerli lì dove sono. Il moralismo serve a ben poco. La verità invece penetra nelle profondità. La verità, diceva qualcuno, è come un leone che sa difendersi da solo».

Che importanza può avere un cammino di fede per liberarsi?
«La mia esperienza personale testimonia dell’importanza della fede nel cammino verso la libertà. Il mio rapporto con Gesù è stata la scintilla che mi ha portato a prendere decisioni radicali per “disintossicarmi” dalla Porno Tossina. La fede mi ha dato la spinta che spesso mancava alla mia forza di volontà. La fede ha colmato quei vuoti che cercavo di riempire con la pornografia. La fede ha riempito il mio cuore di un vero scopo. La relazione con Gesù mi ha dato speranza per il futuro. Gesù è straordinario, è capace di prendere le nostre miserie, la nostra cenere per farne qualcosa di glorioso. Le mie cicatrici nelle Sue mani sono diventate una testimonianza di libertà per migliaia di persone. Dio ha soffiato sulla nostra disponibilità e in questi ultimi anni abbiamo raggiunto (insieme a mia moglie Teresa) più di 100.000 persone faccia a faccia e milioni di persone online».

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