La libertà: non regalo ma conquista

L’indovinello della scorsa settimana si riferiva al libro VIII de “La Repubblica”, scritto da Platone, ad Atene, verso gli anni 350 a.C. La traduzione da me riportata è quella, del tutto libera, fatta da Indro Montanelli. Interessa capire e aiutarci a capire come i problemi di una città come l’allora Atene siano così contemporanei ai nostri.
Platone sta parlando della libertà, questione cruciale dell’ieri e dell’oggi. Dalla Bibbia apprendiamo che l’uomo è libertà, creato ad «immagine e somiglianza di Dio», ossia rapporto con l’infinito. Da sempre, la prima, elementare, violenza è impedire questo rapporto, negare la struttura umana di cui siamo fatti.
Platone scrive quando ad Atene c’è al governo la tirannia, l’oligarchia e la demagogia che vogliono raccattare, ad ogni costo, il consenso popolare. Egli è stupito e incredulo vedendo lo stesso popolo, tanto amante e desideroso della libertà, finire nelle mani della tirannia.
Lui nota che la libertà muore quando viene a mancare il presupposto della convivenza civile, ossia il concetto di autorità, della persona o istituzione che ti aiuta ad “augere”, a crescere. Allora tutto diventa una bancarella, un traffico tra venditori e comprati, una confusione di ruoli e responsabilità.
L’autorità vera è quella che ti aiuta a diventare come e più di chi la incarna; la tirannia è sinonimo di colui che ti impedisce di crescere e superare il maestro. Ecco perché quelle parole sono a noi coeve e attuali. La storia insegna che bisogna diffidare dei filosofi e dei tecnici che vanno al potere. La Repubblica immaginata da Platone è certamente, ai nostri occhi, classista ed elitaria. Altra cosa è intravvedere in quelle considerazioni la condizione di noi altri moderni. Siamo nel mezzo di una campagna elettorale infinita, importante, “democratica”: applicate ad essa la considerazione del filosofo greco. Viviamo o no con la suggestione del capo carismatico che promette di soddisfare tutto e di più, garantendosi nel frattempo il suo potere?
L’adolescenza è stata dilatata fino ai 25 anni, età nella quale si era un tempo già padri e madri di famiglia, nocchieri in “su mare” che è la vita. Nel contempo si vuole apparire più saggi dei genitori con i quali si vive e dai quali si dipende. Diffusa è inoltre la presunzione che più si grida e più si ha ragione. Senza contare che mai come oggi i maestri, gli insegnanti, sono oggetto di disistima, di continue lamentele e accuse. I ragazzi che studiano e osservano le regole sono considerati “secchioni”, spesso isolati se non destinatari di atti di bullismo da parte dei loro coetanei.
Pericle, il personaggio simbolo della democrazia greca, cadde in disgrazia con l’accusa (anche allora!) di peculato. Forse è utile ripensare ad un passo del celebre discorso che tenne ai suoi concittadini: «Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore».

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