La legge dell’amore

«O Padre, che ascolti quanti si accordano nel chiederti qualunque cosa nel nome del tuo Figlio, donaci un cuore e uno spirito nuovo, perché ci rendiamo sensibili alla sorte di ogni fratello secondo il comandamento dell’amore, compendio di tutta la legge». La preghiera di Colletta di questa domenica sintetizza in modo veramente efficace la parola di Dio che la liturgia ci propone. Nei “detti” del Signore contenuti nel brano del Vangelo di San Matteo che ascoltiamo questa prima domenica di settembre (in cui si legge il passo relativo al modo di comportarsi con i fratelli e le sorelle che hanno commesso un peccato noto a tutti), si sente vibrare la vita intensa della Chiesa primitiva chiamata ad assumere i tratti della “famiglia di Dio” in cui la linea della fraternità e la linea della filiazione s’incrociano nel mistero della presenza di Gesù. Tutti siamo figli del Padre celeste e, in forza di questa figliolanza, sempre siamo fratelli e sorelle e restiamo tali gli uni per gli altri anche quando siamo nell’errore, nel pec- cato o siamo colpevoli per qualcosa: «Se il tuo fratello commette colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato tuo fratello». La correzione quando è evangelica, è forse la manifestazione più genuina dell’amore fraterno. Essa esclude ogni desiderio di vendetta o ostentazione personale ed è mossa unicamente dal desiderio del bene altrui.
Purtroppo oggi assistiamo ad un grande travisamento di questa parola evangelica, tutti siamo pronti a correggere gli altri, a riprendere le colpe altrui, sbandierando in pubblico i difetti del prossimo e fomentando la maldicenza senza peraltro accettare di essere corretti e ripresi noi stessi; eppure siamo sempre fratelli e sorelle, non solo per la fede che professiamo, ma in umanità.
Gesù non incoraggia niente di tutto questo ma, la legge di Cristo è la legge del “portare” così come diceva D. Bonhoeffer: «Portare vuol dire sopportare, soffrire insieme. Il fratello è un peso per il cristiano, soprattutto per il cristiano. Per il pagano, l’altro non diviene nemmeno un peso: egli, infat- ti, evita di lasciarsi aggravare da qualcuno, mentre il cristiano deve portare il peso del fratello. Solo se è un peso, l’altro è veramente un fratello e non un oggetto da dominare. Il peso degli uomini per Dio stesso è stato così grave che egli ha dovuto piegarsi sotto questo peso e lasciarsi crocifiggere. Dio ha veramente sopportato il peso degli uomini nel corpo di Cristo. Nel sopportare gli uomini Dio ha mantenuto la comunione con loro. È la legge diCristo che si è compiuta sulla croce. E i cristianipartecipano a questa legge. Essi devono sopportare il fratello; ma quello che è più importante, essi sono in grado di portare il fratello, sotto la legge che è compiuta in Cristo ». La legge che è compiuta in Cristo
non è altro – come dice San Paolo nella seconda lettura – che l’amore, e l’unico debito che dobbiamo avere nei confronti degli altri, noi che ci professiamo cristiani, è solo quello di un amore vicendevole, capace di superare i conflitti e le divisioni. «Ama – diceva Sant’Agostino – e fa’ ciòche vuoi. Sia che tu taccia, taci per amore, sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che tu perdoni, perdona per amore. Sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere che il bene».
Chiediamo al Signore in questa domenica, che ci vede nuovamente riuniti nel Suo Nome, di insegnarci questa difficile forma di amore che sa correggere senza scoraggiare, di sapere sempre accogliere e perdonare ogni persona che ci fa soffrire poiché sempre la presenza dell’altro è, per ogni cristiano, presenza stessa di Gesù, suo “sacramento”.

«Bisogna salvarsi insieme. Bisogna giungere insieme al buon Dio.
Bisogna presentarsi insieme.
Non bisogna arrivare al cospetto del buon Dio gli uni senza gli altri.
Bisognerà ritornare tutti insieme alla casa di nostro Padre.
… Che cosa ci direbbe se giungessimo, se ritornassimo gli uni senza gli altri?» (C. Péguy)

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