La gloria sulla croce
di Pietro Puggioni

19 Marzo 2021

4' di lettura

Gesù entra a Gerusalemme con tutto il peso del suo mistero. I discepoli non capiscono il gesto profetico di Gesù che sceglie un asino per cavalcatura; la folla legge il miracolo della risurrezione di Lazzaro in chiave nazionalista; il sinedrio conferma il proposito della condanna a morte. Ed ecco apparire alcuni greci, pagani timorati di Dio, che si rivolgono a Filippo: «Vogliamo vedere Gesù» (Gv 12,21). Filippo e Andrea vanno a dirlo a Gesù. Non disturbano la scena questi pagani, anzi giungono al momento giusto. Con loro c’è rappresentata tutta l’umanità e Gesù proclama che è giunta l’ora in cui sarà innalzato da terra e glorificato. «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato» (vv.23). Siamo al paradosso: l’uomo della strada concepisce la gloria come onore, potenza, successo, mentre qui viene descritta come infamia, umiliazione e disprezzo. Morire è vivere, perdere è guadagnare, marcire del seme nella terra è spuntare della spiga. «Scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani» (1 Cor 1,22), dirà San Paolo. In questi “greci” arriva tutta l’umanità in corteo per vedere Gesù, con la struggente preghiera: «Vogliamo vedere Gesù!». Contemplando il Crocifisso, vincitore della morte, garanzia del futuro, promotore della dignità umana, che attira tutti a sé sorge la domanda: chi sono oggi i Filippo e Andrea che fanno da intermediari per condurre i “greci” ai piedi del Calvario? Spesso sono coloro che, sotto il peso di una profonda inquietudine e smarriti di fonte alla vastità del male, sono spesso nascosti dietro le foglie del sicomoro come Zaccheo. Salire sulla croce significa inaugurare l’ora decisiva della storia per andare incontro alla gloria. Gesù crocifisso ha una regalità dalle dimensioni cosmiche: si lascia contemplare come centro di attrazione di una immensa comunità nello stupore della creazione, nella gioia del cuore illuminato, nell’abbraccio dell’amore del Dio vicino. Nel suo cuore si incrociano, dall’alto la voce del Padre e dal basso lo sguardo dell’uomo, e il Calvario diventa «il monte degli innamorati» (San Francesco di Sales). L’ora di Gesù unisce la passione, la morte, larisurrezione e l’ascensione, e fa trasparire l’amore del Padre sul mondo. È il desiderio di tutta la vita di Gesù nella adesione incondizionata alla volontà del Padre, è la tensione verso la croce, momento del dono supremo. Nel dialogo col Padre è riaffermata l’obbedienza anche nei momenti tragici quando Gesù lotta con la tentazione di gridare al Padre suo di salvarlo, e trionfa sottomettendosi al suo volere. È il momento della fecondità del bene che libera il mondo dal potere del principe del male. La Croce è l’ora delle tenebre e insieme l’ora della luce. «Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce» (vv.35,36). Il Crocifisso proietta il suo sguardo di misericordia sul disorienta-dalmento interiore degli uomini, sul loro camminare senza conoscerne la meta, sull’angoscia di coloro che non sanno su chi scommettere la vita e a quale fonte attingere l’acqua che disseta per sempre. Anche dentro questa pandemia il Crocifisso, «in agonia fino alla fine del mondo» (B. Pascal) è sempre innalzato sulle ondate di fragilità e di morte, per associare alla sua morte quella di tutte le vittime del Covid, a fare dei suoi amici chicchi di grano affondati nel terreno dell’amore per aprirsi spighe della stagione di Dio.

donpietropuggioni@gmail.com

© riproduzione riservata L’immagine: Salvador Dalì, Cristo di San Giovanni della Croce, (1951), Kelvingrove Art Gallery, Glasgow, Scozia

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