La gloria dei figli di Dio

Nell’itinerario quaresimale verso la Pasqua, la Parola di Dio ci accompagna e ci esorta, per giungervi rafforzati nella fede, più consapevoli della nostra identità di battezzati. Oggi ci invita ad uscire. Uscire da noi stessi, dagli angusti orizzonti del proprio ego, abbandonando ogni falsa sicurezza. Abramo, per fede, lascia la sua terra in obbedienza a Dio, confortato da una promessa: Farò di te una benedizione. I discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, salgono con Gesù sul Tabor, ancora turbati dalle parole del Maestro, per essere lì coinvolti nella sua esperienza di Figlio, contemplando la sua luminosa manifestazione. Così, fortificati nella fede possono affrontare la prova. La voce del Padre che attesta: questi è il Figlio mio amato, ascoltatelo, vuole risuonare anche in noi, chiamarci alla sua sequela e risvegliare la nostra coscienza di figli. Seguendo Gesù, impariamo a contemplare il Suo volto e a specchiarci in esso. Scopriamo la sua immagine impressa in noi. Con il battesimo siamo stati immersi sacramentalmente nel suo mistero di morte e risurrezione. È stato impresso in noi, in modo indelebile, il sigillo, l’immagine del Figlio, a cui progressivamente lo Spirito ci va conformando. Comprendiamo il legame tra la sfolgorante luminosità del volto di Gesù sul Tabor e la nostra realtà di battezzati. La manifestazione della sua intima bellezza agli occhi stupiti degli apostoli, rivela anche a noi, il nostro volto, la bellezza che in noi si cela che mai può essere cancellata. Vuole emergere e risplendere anche in noi in tutta la sua carica vitale. La Parola di Dio ha il potere di frantumare tutte le nostre false identità. Intraprendiamo così un percorso di verità, nell’umile ascolto della sua Parola. Lo si può affrontare solo di fronte a Colui che è la Verità e come in uno specchio ci rivela ciò che siamo: Figli di Dio.
Sul Tabor Gesù, confermato dalla Legge e dai Profeti, Mosè ed Elia, si prepara al suo esodo, si prepara a quell’ora che lo porterà alla Croce sul monte Calvario. L’amore che lo spinge si irradia sul suo volto, divenuto splendente. Mistero di Gloria e di Passione. I discepoli, sul Tabor, pregustano un anticipo della sua gloria, come conforto per l’ora della Passione, quando il volto di Gesù sarà sfigurato dalla violenza dei suoi carnefici. C’è una prova da affrontare. Il volto raggiante del Figlio deve rimanere impresso nella loro memoria per riaccendere la speranza dopo quell’ora tenebrosa. La gloria che attesta la figliolanza divina di Gesù è, per loro, nube che li avvolge in un timore sacro. Ma Gesù li rassicura: Alzatevi, non temete. Devono scendere dal monte e vinta la tentazione di evitare la croce, seguirlo verso il Golgota.
Anche per noi seguirlo è rimanere fedeli alla vocazione santa a cui siamo stati chiamati, fermi nella fede. Vivere come figli, coerenti alle esigenze del nostro battesimo, lontani dal voler essere solo consumatori di esperienze spirituali esaltanti, pronti invece a soffrire per il Vangelo, per testimoniare al mondo la nostra appartenenza al Padre.

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