La giornata del Presidente in Sardegna

È arrivato a Cagliari il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Alle 11 al rettorato, il capo dello Stato partecipa all’inaugurazione dell’anno accademico, poi, alle 17, all’auditorium di Ghilarza, provincia di Oristano, prenderà parte alla cerimonia per l’ottantesimo anniversario della morte di Antonio Gramsci. Al suo arrivo all’Università Mattarella è stato accolto dalla rettrice Maria del Zompo, dal presidente della Regione Francesco Pigliaru, dal sindaco di Cagliari Massimo Zedda e dalla prefetta Tiziana Giovanna Costantino. Al termine della cerimonia, Mattarella si sposterà al Museo archeologico di Cagliari, per una visita privata.

All’UNIVERSITÁ DI CAGLIARI

La visita all’Ateneo è iniziata con un breve colloquio nella Stanza del Rettore: presenti con la professossa Del Zompo il Prefetto, il Presidente della Regione e il Sindaco di Cagliari. All’inizio della cerimonia l’esecuzione dell’Inno di Mameli, a cura di alcuni componenti del coro del Teatro lirico di Cagliari: soprano Luana Spinola, mezzosoprano Caterina D’Angelo, tenore Marco Frigeri e basso Francesco Leone.

Il presidente Mattarella accolto dalla rettrice Del Zompo

La professoressa Del Zompo ha mostrato ala Capo dello Stato un’opera di Pinuccio Sciola, lo scultore sardo scomparso lo scorso anno e famoso per le sue pietre sonore. La Rettrice ha “suonato” la scultura e ha parlato con Mattarella della collaborazione dell’artista con l’Università.

Ecco il resoconto della visita curato dall’Ufficio stampa dell’Università di Cagliari.

di Sergio Nuvoli (Foto Sara Piras e Francesco Cogotti)

«È grande la riconoscenza del nostro Paese per il ruolo delle università e per il prezioso contributo che danno all’Italia. Abbiamo un grande bisogno di cultura in questa stagione: in un periodo come questo serve la cultura per affrontare i problemi che provocano tensioni e pericoli in Europa»: lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo a braccio al termine della solenne cerimonia di inaugurazione dell’Anno accademico 2017/18 dell’Università degli Studi di Cagliari. Ricordando Giulio Regeni, e riferendosi anche agli ultimi eventi internazionali, ha aggiunto che «la libertà è davvero tale se si realizza insieme a quella degli altri. La libertà non è tale se accanto a noi c’è chi non ce l’ha, per questo quando anche uno solo dei nostri studenti non può proseguire gli studi a soffrirne è tutto il nostro tessuto nazionale», ha sottolineato, riferendosi agli interventi precedenti. «Solo stando insieme la nostra comunità può raggiungere risultati: questo è il messaggio che oggi viene dal mondo della cultura».
IL RETTORE. Parole e concetti espressi poco prima dal Rettore e contenuti anche nelle relazioni, alle quali il Presidente della Repubblica si è esplicitamente riferito nel suo breve discorso.«È sempre necessario avere uno slancio propositivo verso gli obiettivi che una Università degli Studi deve prefiggersi: fare cultura di qualità, senza mai accettare compromessi verso la mediocrità. Per fare questo, ricordando la caratteristica intrinseca che determina l’eccellenza del sistema universitario italiano, ossia quella di essere un sistema binario che dà la medesima importanza alla didattica e alla ricerca, bisogna concentrare la massima attenzione su una ricerca di qualità, perché una didattica senza ricerca non può essere né innovativa né eccellente». Così ha sottolineato il Rettore dell’Università degli Studi di Cagliari, Maria Del Zompo, alla presenza del Capo dello Stato, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella sua relazione di apertura del 397mo Anno accademico dell’Ateneo, del quale ha sottolineato «il ruolo strategico di sede dell’elaborazione e della diffusione del sapere, e l’impegno per lo sviluppo culturale, sociale ed economico della Sardegna attraverso la ricerca, la formazione e il trasferimento delle conoscenze scientifiche. Se istruzione e innovazione sono i principali motori della crescita economica nell’era dell’economia della conoscenza – ha aggiunto il Magnifico – l’Università rappresenta una delle istituzioni fondamentali di questo processo perché ne è culla e custode naturale». L’obiettivo di fondo indicato con forza dalla professoressa Del Zompo è «permettere al nostro Ateneo di svolgere sempre meglio la funzione di educare al pensiero critico e di far maturare persone competenti e libere, in grado di affrontare situazioni complesse e diverse nel tempo, nonostante una continua diminuzione di risorse». Anche per questo «nel 2017 l’Ateneo ha approvato il primo Piano Strategico: il processo di programmazione è stato un momento di riflessione importante sullo stato dell’Ateneo e sul suo sviluppo futuro, che ha portato alla definizione di obiettivi strategici coerenti con la nostra missione improntati alla qualità e al miglioramento continuo. Tutte le componenti della comunità accademica hanno concorso e concorreranno al successo dell’Ateneo nella realizzazione del progetto strategico».
Pari opportunità. L’Ateneo di Cagliari avverte una precisa e importante responsabilità sociale: «attuerà un programma teso ad attenuare ogni genere di disparità e discriminazione e a promuovere le pari opportunità, l’inclusione e l’integrazione, attraverso la diffusione di una cultura multidisciplinare volta a creare i presupposti di una società priva di odio e violenza – ha dettagliato il Rettore Del Zompo – Contribuirà a garantire  il diritto allo studio, per il quale si auspica una sempre maggiore attenzione delle istituzioni responsabili, attraverso la definizione di una tassazione orientata a garantire l’accesso agli studi universitari alle fasce più deboli e alle famiglie con più figli iscritti ad un corso di studi dell’Ateneo; proseguirà nelle iniziative finalizzate ad agevolare il percorso di studio di studentesse in attesa e di neo mamme e neo papà e nel sostegno ad iniziative volte ad abbattere discriminazioni dettate dall’omofobia e la transfobia». Continuerà l’erogazione di servizi ed interventi che permettano agli studenti con disabilità di seguire il percorso di studi prescelto, attenuando o eliminando le difficoltà derivanti dalla propria condizione di disabilità, anche attivando importanti sinergie con altre istituzioni, come l’ERSU, e con associazioni di volontariato dedicate a questi problemi. Al fine di contrastare lo stereotipo di genere, per il quale le donne avrebbero una presunta scarsa attitudine verso le discipline scientifiche, porterà avanti attività di orientamento che mirino a incentivare le iscrizioni delle ragazze ai corsi STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics).

La cerimonia
La cerimonia

Ateneo in crescita. Insieme al numero delle iscrizioni che ha ripreso a crescere, è in progressiva crescita anche il numero degli studenti regolari e degli iscritti ai corsi di laurea magistrale. UniCa migliora anche i parametri richiesti dal Ministero per la distribuzione delle risorse, consolidando il proprio peso sul sistema universitario italiano, nonostante una progressiva erosione del finanziamento nazionale. La carta di identità dell’Ateneo di Cagliari indica 24778 iscritti, 3903 immatricolati e 3111 laureati nell’ultimo anno solare, con un’offerta formativa articolata in 37 corsi di laurea triennale, 34 magistrale e 6 magistrale a ciclo unico, a cui si affiancano 15 corsi di dottorato di ricerca, 30 scuole di specializzazione e 12 master. Un’offerta assolutamente completa, multidisciplinare e competitiva, articolata – specie con il mandato della prof.ssa Del Zompo – secondo la filiera della didattica e della ricerca. L’ Ateneo risponde al problema dell’insularità con un’offerta didattica multidisciplinare che copre tutte le aree culturali e la multidisciplinarietà caratterizza anche la ricerca di base garantendo una didattica di qualità. Anche per questo l’Ateneo di Cagliari svolge un ruolo primario nel trasferimento delle conoscenze culturali e tecnologiche al territorio e al sistema delle imprese.

L'intervento del Rettore
L’intervento del Rettore

La ricerca dell’Università degli Studi di Cagliari è in costante contatto con il mondo: sono 65 i Visiting Scientist attualmente ospiti del nostro Ateneo, e i nostri ricercatori competono con successo ai più importanti bandi emessi dai principali enti del settore, regionali, nazionali ed internazionali.Sono 133 gli accordi quadro con Università straniere, ben 1020 gli studenti in mobilità in uscita (programmi Erasmus e Globus) e 310 in ingresso, solo con riferimento a questo semestre: numeri in costante crescita. A Cagliari frequentano 59 studenti di Marocco, Tunisia e Algeria inseriti nel progetto FORMED, e sono 101 i Visiting Professor che tengono le loro lezioni e i loro seminari nelle nostre aule. Gli insegnamenti erogati in lingua inglese sono 44.
UniCA ha ottenuto dal Settimo Programma Quadro (2007-2013) e, fino a oggi, da Horizon 2020 (2014-2020) più di 50 progetti attraverso i quali ha collaborato con 405 partner stranieri e 69 italiani. Nel 2017 questa rete si è espansa di 45 unità. Su Horizon2020 si segnala l’incremento del livello di finanziamento e l’aumento esponenziale di progetti con UniCa capofila, con un incremento dei ricercatori al loro primo successo.
Il Contamination Lab è stato individuato come progetto di eccellenza dal MIUR e da capofila dell’Italian CLAb Network coordina l’attività di più di 20 atenei italiani sullo stesso tema. Di recente attivazione il Centro Servizi di Ateneo per l’Innovazione e l’Imprenditorialità, un vero incubatore gestito dall’Ateneo.

Poco prima della relazione del Magnifico, gli altri interventi, che riproponiamo integralmente.

Intervento del presidente del Consiglio degli studenti Roberto Vacca (Foto in alto)

Noi studenti vogliamo un’università pubblica e gratuita, aperta a tutti, di qualità e la vogliamo anche libera e indipendente. La libertà della docenza e della ricerca è un diritto inalienabile e libere devono essere le istituzioni di alta formazione e le università. Libertà che non potrebbe essere garantita se le Università pubbliche non fossero allo stesso tempo autonome, cioè responsabili e indipendenti nella gestione delle proprie risorse, della propria organizzazione e della propria programmazione. Nel momento in cui un ateneo ha a disposizione le risorse necessarie per mantenere operative le proprie strutture e servizi, si troverà nella condizione di poter esprimere la propria autonomia e indipendenza in piena libertà. A fornire queste risorse all’università pubblica, garantendone così la libertà, c’è lo stato. O ci dovrebbe essere. In Italia è in corso un processo di riforma che mina profondamente questa garanzia, un processo portato avanti da tutte le forze politiche in campo che non condividiamo. Questa minaccia si concretizza ogni giorno di più nel taglio costante dei finanziamenti, di cui viviamo gli effetti. Meno docenti, meno personale tecnico amministrativo, che a cascata impattano su quantità e qualità dell’offerta formativa, unito a politiche di diritto allo studio non sempre efficaci, determinano il calo di studenti iscritti, misurabile in dieci anni nell’ordine del 20%. Ma dietro questo valore, che è una media e come tale si riferisce a tutto il paese, si nascondono dei picchi di sotto-finanziamento e di fuga dall’università molto più accentuati nelle aree periferiche, Sardegna su tutte. Non si tratta di casualità. Sono le politiche su cui si basa la redistribuzione delle risorse che determinano questi effetti. In cui la valutazione basata su concetti di merito, di qualità, di produttività totalmente fittizi, viene usata con scopi ben diversi da quelli professati. L’utilizzo della valutazione in un contesto di risorse decrescenti e scarse pare mirato non tanto a premiare le eccellenze, ma a tagliare drasticamente i finanziamenti alle università più deboli, che si troveranno così impossibilitate a migliorarsi, ma piuttosto a ridimensionarsi, e nella peggiore delle ipotesi, a chiudere. Perché l’obiettivo vero, mai discusso in dibattito aperto e pubblico, ma che salta fuori puntualmente nei proclami del leader di turno, è che le università in Italia sono troppe, che l’università in Italia è scadente, che gli studenti sono un costo. In quest’ottica ridurre le spese e quindi tagliare i finanziamenti è solo il primo passo, a cui fa necessariamente seguito dirottare le risorse rimaste su pochi grandi atenei, giudicati competitivi a livello internazionale da valutazioni costruite ad uso e consumo di queste stesse convinzioni e obiettivi. Chi parte da una condizione socio economica svantaggiata e gode di un’economia di scala ridotta, come la nostra isola e in generale le aree periferiche, è irrimediabilmente tagliato fuori. I territori che ben precisi processi storici ed economici hanno posto nella attuale condizione di arretratezza vengono lasciati a loro stessi, anche nel campo dell’istruzione. Questo comporta la necessità di riportare al centro del nostro dibattito politico la persistenza nei rapporti tra Sardegna e Italia di una “questione sarda”. Quando questa emerse in modo definitivo negli anni in cui sorse la repubblica, la classe dirigente isolana di allora ebbe la forza di porla con fermezza al centro del dibattito affinché si individuassero gli strumenti per superare lo squilibrato rapporto tra Stato e Regione. Nacquero l’autonomia e le regioni, eppure oggi vediamo come questi strumenti non sono sufficienti a tutelare gli interessi della nostra comunità. Lo vediamo dall’impossibilità della Regione autonoma di sopperire economicamente alle mancanze dello Stato, e ce ne rendiamo conto dal fatto che manchi la volontà o la capacità di condurre una battaglia politica contro quei fattori come il sotto-finanziamento, il costo standard, le stesse logiche della valutazione, che minano la sopravvivenza degli atenei sardi nella loro completa libertà e autonomia.L’università in Sardegna, che faccia didattica e ricerca di qualità, serve perché abbiamo bisogno di un motore che animi la vita culturale e scientifica, che stimoli i giovani a formarsi, a relazionarsi con altri giovani con esperienze diverse, a sviluppare la propria autonomia e il proprio giudizio critico, a crescere come persone prima ancora che come futuri lavoratori. Ma alle insufficienze della classe politica non può accompagnarsi l’arrendevolezza della comunità accademica, o peggio ancora un pericoloso sfaldamento in cui ognuno tutela i propri interessi di categoria. Oggi avrei potuto raccontare la condizione studentesca nella nostra isola, con tutte le lacune che ancora caratterizzano il diritto allo studio universitario a dispetto delle classifiche CENSIS e dei toni trionfalistici di qualche personaggio in cerca di consensi. Oggi in questa vetrina tradizionalmente occupata dagli studenti per porre l’accento sulle proprie rivendicazioni in merito alla propria condizione all’interno della città e dell’università, di fronte alla prospettiva di un grave e irrimediabile ridimensionamento degli atenei sardi preferiamo chiedere unità alla comunità di cui ci sentiamo parte, quella dell’Università degli Studi di Cagliari. Quest’anno accademico si è aperto con l’adesione partecipata del corpo docente a uno sciopero che nella piattaforma rivendicativa prende le mosse dalla propria condizione stipendiale, ma intuiamo e ci auguriamo, con la volontà di aprire una breccia sull’attuale sterile dibattito riguardo il futuro dell’università. A tutti i docenti e nello specifico a coloro che hanno aderito a questo movimento chiediamo di rilanciare la mobilitazione, coinvolgendo gli studenti, affinché si crei un vero dibattito sulle reali necessità della nostra università e della sua funzione all’interno dello sviluppo della nostra comunità. Noi studenti ci siamo, e rivendichiamo la necessità che ora più che mai la comunità accademica si debba muovere insieme, unita e coesa. Non lasciateci da soli anche questa volta.

Intervento del rappresentante del personale tecnico-amministrativo nel Consiglio di amministrazione dottoressa Sonia Melis (Foto in alto)

Signor Presidente della Repubblica, Magnifici Rettori, Autorità civili, militari e religiose, Direttore Generale, Docenti, care studentesse e cari studenti, sono lieta e onorata di porgere a tutti voi il saluto del personale Tecnico Amministrativo e del personale universitario che opera presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria, che ho il privilegio di rappresentare negli organi accademici, insieme alle colleghe Elsa Lusso e Roberta Silvagni. Colgo l’occasione per ringraziare il Magnifico Rettore e le organizzazioni sindacali per avermi concesso l’opportunità di intervenire in questa solenne cerimonia con la quale inauguriamo il nuovo Anno Accademico e diamo il benvenuto ai nostri studenti. Con questo contributo, seppur breve, vorrei parlarvi del nostro Ateneo, dei traguardi raggiunti e delle aspettative future. La nostra Università ha avviato in questi ultimi anni un processo di profondo rinnovamento: nell’offerta formativa, nella qualità e quantità dei servizi erogati, nell’apertura al territorio e alle altre istituzioni. È un Ateneo orientato al miglioramento continuo, consapevole che la propria vocazione di trasmissione della conoscenza e del sapere crea i presupposti per lo sviluppo della società e del Paese. Nella comunità accademica, il personale tecnico-amministrativo che rappresento lavora con dedizione, forte motivazione e senso di responsabilità, assicurando il raggiungimento di obiettivi concreti e via via più ambiziosi. Con il nostro impegno garantiamo le condizioni affinché gli studenti possano crescere nella nostra Università e affinché i docenti e i ricercatori possano al meglio esprimere le proprie capacità didattiche e scientifiche. Grazie al nostro lavoro assicuriamo una continua crescita di utilità nei servizi e un regolare funzionamento di tutte le attività. L’attribuzione di nuove competenze agli Atenei, che ha richiesto lo sviluppo di nuove conoscenze e abilità, ci ha visto protagonisti e in prima linea nella gestione del cambiamento: l’amministrazione digitale, il nuovo codice sugli appalti, la contabilità economico-patrimoniale, l’internazionalizzazione, il nuovo sistema di valutazione e accreditamento dei Corsi di studio e dei Dipartimenti, la performance organizzativa, l’anticorruzione e la trasparenza. Abbiamo svolto tali attività ampliando il nostro saper fare e incrementando il nostro grado di responsabilità rispetto agli standard preesistenti, poiché consapevoli che senza il nostro qualificato impegno sarebbe difficile raggiungere elevati traguardi nella didattica, nella ricerca, nella terza missione, nell’alta formazione e nell’innovazione.Non nascondiamo però la profonda preoccupazione per la situazione che viviamo. Le recenti modalità di assegnazione delle risorse stanno mettendo a dura prova l’esistenza stessa degli Atenei, con particolare riferimento alle Università del Sud e delle Isole. Operiamo in un territorio che presenta peculiari caratteristiche produttive, sociali ed economiche, sul quale le ricadute di un sistema che non ci valorizza potrebbero essere gravissime. Inoltre, l’insufficiente turnover e l’annoso ritardo nel rinnovo dei contratti rendono difficile continuare a operare serenamente e con gli elevati livelli di efficienza di efficacia che ci vengono continuamente richiesti. Eppure, continuiamo a credere nel nostro lavoro e nella nostra Istituzione, perché coscienti che con il nostro impegno contribuiamo ad offrire agli studenti un’Università sempre più competitiva, capace di trasmettere quel sapere che è fondamentale per la crescita del loro senso civico e spirito critico. L’Università forma cittadini consapevoli, capaci di generare il cambiamento e riadattarsi alle nuove sfide del mutamento continuo che la nostra società attraversa. Abbiamo dimostrato in questi anni che ci siamo e siamo pronti a fare la nostra parte anche nei momenti più difficili, perché ci sentiamo parte attiva del sistema. Vogliamo rimanere uniti per anticipare i bisogni degli studenti e del territorio, perché sono la qualità della cultura e del servizio a dare valore a un Ateneo e con esso allo sviluppo del nostro territorio, che ne ha davvero bisogno. Magnifico Rettore, abbiamo fiducia che continuerà a garantire a tutti noi un’Università etica e responsabile, che sia orientata al miglioramento del benessere organizzativo e in cui si sviluppino efficienti meccanismi che diano valore al ruolo e alla professionalità di ognuno di noi. Crediamo in una partecipazione attiva e trasparente, nel rispetto dei rispettivi ruoli, e in una politica condivisa che accresca il senso dell’Istituzione e che ci valorizzi. Nel nostro Ateneo tutte le Direzioni e gli uffici hanno dimostrato e dimostrano quotidianamente di saper affrontare e gestire il rinnovamento, consapevoli che nel progetto di crescita continua che Lei Magnifico Rettore ha avviato e in cui siamo inseriti, il nostro contributo è prezioso. L’Università appartiene a tutti, ed è quindi interesse comune farla sviluppare e prosperare. Attraverso il Presidente della Repubblica che ci onora della sua presenza, chiediamo allo Stato di sostenere e investire di più nell’Università pubblica e nella Ricerca, volano della conoscenza e dell’etica pubblica. Alla Regione chiediamo di continuare a credere nella nostra Università, aiutandoci a favorire lo sviluppo culturale, sociale ed economico della Sardegna. Care colleghe e cari colleghi, siamo uniti da una grande responsabilità verso il nostro lavoro e verso la nostra Istituzione. Grazie per il senso del dovere e di appartenenza, per le emozioni e per il cuore che ciascuno di noi impiega nel proprio lavoro, rendendo davvero uniCA l’Università per gli studenti. Per concludere, auguro a tutti un buon lavoro, uniti nel rafforzamento di quel pilastro della società che deve continuare ad essere l’Università pubblica. Grazie.

Abstract della lectio magistralis della professoressa Elena Cattaneo (foto in alto) per l’inaugurazione dell’Anno Accademico. 2017/2018 dell’Università degli Studi di Cagliari

“LA RICERCA COME VOLANO DELLA CONOSCENZA E DELL’ETICA PUBBLICA”

La ricerca è libertà: nella scienza nessuno può conoscere a priori quale sarà la strada giusta per raggiungere un nuovo obiettivo di conoscenza. Ad ogni ipotesi razionale corrisponde un avanzamento che può fare oscillare tra conquiste e delusioni, pronti ad accettarne le conseguenze, tra l’enorme emozione di ogni nuovo tentativo e l’enorme frustrazione di fronte al fallimento, alla dimostrazione che la strada che si è deciso di percorrere, per quanto valida fosse la teoria, è semplicemente sbagliata. Quello che è importante è garantire la libertà. Garantirla alle idee, in competizione tra loro, affinché con le risorse pubbliche si selezionino le migliori disponibili, lasciate libere di percorrere il proprio cammino, fatto di prove e di risultati da rendere pubblici, visibili, verificabili, di tutti. La libera competizione tra idee è necessaria, anche se non sufficiente, per garantire ai cittadini il buon impiego delle risorse comuni, nel loro interesse. Questa libertà è un bene che si consuma, da rinnovare con le nostre azioni ogni giorno. La ricerca è metodo: non può esserci arbitrio, non può esserci discrezionalità nello scegliere un’idea al posto di un’altra, nel dare o negare un’opportunità. La scienza ha il suo metodo e le sue regole: pari opportunità di accesso competitivo alle risorse pubbliche, trasparenza e vigilanza. Non un euro pubblico può essere erogato prescindendo da una libera competizione per finanziare le migliori proposte che, per obiettivi, strategie e contenuti, andranno selezionate attraverso bandi composti di procedure a tutela del bene pubblico, aperti a chiunque abbia visioni e idee da mettere in gioco. La regola della trasparenza impone che chi riceve fondi pubblici debba rendere conto dell’uso che ne fa, fornendo prove adeguate della ricaduta conoscitiva ed eventualmente applicativa dell’investimento. Solo attraverso un’adeguata vigilanza, poi, si può garantire che risorse impegnate per un determinato fine non vengano distolte per altri interessi, sprecate, accumulate o disperse. Decisioni arbitrarie e improvvisate, senza una costante competizione, senza rinnovamento, senza vigilanza rappresentano una distorsione del metodo scientifico, e rischiano di condurre verso il controllo di pochi su risorse che sono di tutti. La ricerca è etica: ogni studioso ha il dovere di seguire e rispettare questo metodo per restare fedele al più importante dei vincoli, quello con il cittadino che finanzia le sue ricerche e che è il primo destinatario dei suoi studi. Far valere l’etica nella ricerca spetta in primo luogo a noi studiosi, e alle istituzioni a cui apparteniamo, affinché possa vivere con i nostri pensieri e con le nostre azioni quotidiane. Denunciare fenomeni come le spartizioni amicali di fondi pubblici o i bandi scritti per o contro alcuni studiosi non solo è giusto, ma è doveroso. Se non lotti per i tuoi diritti non potrai lottare per tutelare quelli degli altri. La ricerca è investimento: un Paese che non investe in conoscenza è destinato a restare senza idee, senza sviluppo, a impoverirsi. La ricerca pubblica è da sempre la Cenerentola dei bilanci dello Stato, costretta ad accontentarsi delle briciole, a conquistare fondi in Europa per continuare quegli studi che permettono all’Italia di crescere e non restare nelle retrovie della conoscenza. Ma per accedere ai fondi europei servono risultati preliminari e serve che i più giovani consolidino i loro programmi sperimentali. L’unico modo per raggiungere ciò è attraverso investimenti nazionali. È il momento di porci delle domande e capire se vogliamo diventare un Paese che abbandona i talenti e le idee o un Paese che, consapevolmente, sceglie di investirvi. Un segnale importante di controtendenza è arrivato di recente dalla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli che ha annunciato un investimento di 400 milioni per la libera ricerca di base delle università. Molto più di una boccata d’aria: un’inversione di marcia. Tuttavia, dare un segnale, per quanto forte, non basta, perché agli investimenti bisogna offrire continuità. La ricerca è responsabilità sociale che, come studiosi, ci vede partecipi alla costruzione del bene comune e della democrazia, con i nostri comportamenti pubblici e le nostre scelte quotidiane, affinché a nessuno sia negata la libertà che chiediamo per noi. Affinché tutti possano competere con le proprie diverse qualità e capacità e a nessuno sia assegnato denaro pubblico senza competizione. Essere tra coloro ai quali i cittadini hanno dato mandato di studiare per conto dell’intero Paese comporta il dovere di difendere questa libertà, sollecitando le passioni e l’entusiasmo che solo la libertà può alimentare.

L’INCONTRO TRA MATTARELLA E PIGLIARU

«Ho ricordato al presidente Mattarella che ci sono alcune vertenze aperte che si possono risolvere positivamente soltanto con la leale collaborazione con il governo e lo Stato». Così il presidente della Regione Francesco Pigliaru, al termine del pranzo con il capo dello Stato Sergio Mattarella, a palazzo Viceregio di Cagliari, sede della Prefettura. Pigliaru durante il colloquio con il presidente della Repubblica, si è soffermato in particolare sulla vertenza entrate e la battaglia per il riconoscimento dell’insularità’: «Abbiamo assolutamente bisogno che Roma ci “accompagni” a Bruxelles per il riconoscimento dello status dell’insularità, fondamentale per noi. Devo dire che il presidente era ben informato e pronto ad ascoltare». Prosegue Pigliaru: «È necessaria la strada del dialogo operativo, come Regione autonoma abbiamo bisogno che alcuni aspetti per noi fondamentali vengano riconosciuti. Non è possibile pensare, per esempio, che si valutino i nostri finanziamenti per sostenere il traffico aereo, con gli stessi criteri severissimi che l’Unione europea adotta per la Puglia o la Toscana. Vogliamo alzare il dito e dire con forza che c’è un enorme differenza, che non può non essere vista, altrimenti paghiamo un prezzo troppo alto. Se stipuliamo un accordo di convivenza e leale collaborazione – conclude – questo riconoscimento deve arrivare». (Api/ Dire) 

L’INCONTRO CON LE DONNE E LA LEGGE SU FEMMINICIDIO

SU TAVOLO LEGGE FEMMINICIDIO PASSATA ALLA CAMERA, FERMA IN SENATO (DIRE) Cagliari, 2 ott. – Ha incontrato anche una delegazione di donne e parlamentari sardi, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, poco prima del pranzo a Palazzo Viceregio, sede della Prefettura, con il presidente della Regione Francesco Pigliaru, la prefetta Tiziana Giovanna Costantino, il rettore dell’Università Maria Del Zompo e il sindaco di Cagliari Massimo Zedda. Motivo dell’incontro, la legge sulla protezione degli orfani di femminicidio, “nata” in Sardegna su iniziativa della consigliera Anna Maria Busia (Cd) e rilanciata in Parlamento dal deputato nuorese Roberto Capelli, già approvata dalla Camera ma ferma in Senato. Al termine del pranzo, Mattarella si dirigerà verso Ghilarza, Oristano, dove visiterà la casa museo di Antonio Gramsci. Successivamente, all’anfiteatro comunale, parteciperà alla cerimonia per l’ottantesimo anniversario della morte del politico e pensatore sardo. (Api/ Dire) 

Discorso del presidente della Regione Francesco Pigliaru a Ghilarza

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L’arrivo del Presidente Mattarella a Ghilarza

Signor Presidente, Gentili Signore e Signori,  il primo omaggio di tutti noi, riuniti qui, è ad Antonio Gramsci. E se si fa un omaggio a Gramsci si fa un omaggio al pensiero, all’intelligenza, a una lezione politica, umana e sociale che è per la Sardegna ricchezza e onore. Per avere un valore, l’omaggio deve andare oltre le parole, soprattutto se reso da chi rappresenta le Istituzioni e ha ricevuto il temporaneo compito di guidarle.  Quando abbiamo preso il timone della Sardegna, tre anni e mezzo anni fa abbiamo trovato un’Isola nel pieno della crisi, che attendeva interventi incisivi e riforme profonde. Ce ne siamo presi la responsabilità fuggendo ogni demagogia e lavorando in silenzio sulle cose concrete, passo dopo passo.  E ogni giorno, in questo senso, esercitiamo la nostra Autonomia: orientando la nostra azione di governo verso un’essenziale assunzione di responsabilità.  Ma non sempre possiamo risolvere i problemi con le nostre sole forze.  Pensiamo all’insularità. Per la prima volta abbiamo misurato il vero e proprio “costo di cittadinanza” dato dalla condizione geografica di isola periferica. Abbiamo mostrato in quale misura tale condizione viola il principio di eguaglianza. Non chiediamo anacronistici protezionismi, come non li chiedeva Gramsci per risolvere la questione meridionale. Chiediamo pari opportunità.  Il Patto per la Sardegna, dando risposte specifiche a richieste specifiche ci ha fatto fare passi importanti, ma non ancora sufficienti. Per avere realmente pari opportunità, è necessario anche incidere sulla normativa europea, a partire da quella dei trasporti: troppo spesso ci rende difficile spendere in modo adeguato risorse nostre per garantire un reale diritto alla mobilità per i nostri cittadini.
Signor Presidente,
è importante e urgente che lo Stato italiano ci affianchi con determinazione di fronte alle istituzioni europee in questa rivendicazione per noi fondamentale. Il nostro benessere, sia chiaro, dipende anche dalla nostra capacità di attuare riforme profonde che non possono che essere il risultato della nostra libera scelta.  In questo momento la Sardegna è virtualmente un cantiere, con gli inevitabili disagi per i cittadini che da un cantiere conseguono. Soffriamo di mali che non sono stati curati da anni di interventi a pioggia, di risorse date senza disegno né obiettivo. Noi abbiamo scelto la via più stretta: quella del coraggio delle riforme strutturali, di progetti importanti ma mirati e realizzabili. E la conoscenza, la cultura, l’istruzione sono l’imprescindibile pietra d’angolo della Sardegna che stiamo costruendo. Il progetto di cui forse andiamo più fieri si chiama Iscol@: risorse, energie, entusiasmo che si traducono in edilizia scolastica, in tecnologia a sostegno di una didattica rinnovata e rinforzata. Quando siamo arrivati al governo i giornali denunciavano con allarmante frequenza di calcinacci caduti, di tetti crollati sui banchi. Inaccettabile. Tanto più per una regione che ha nella dispersione scolastica una delle sue piaghe più infide. E allora abbiamo dato il via ad Iscol@, che conta mille cantieri aperti e ben tremila posti di lavoro. Perché ora più che mai abbiamo bisogno che le nostre bambine e i nostri bambini siano istruiti, ora più che mai abbiamo bisogno di tutta la loro intelligenza. Voglio anche citare i dieci progetti per nuove, magnifiche scuole: per farle, tanti piccoli Comuni hanno deciso di unire le proprie forze, di pensarsi come un unico territorio. Ma ciò dimostra anche quanto può funzionare l’unione dei Comuni: è questo il cambiamento culturale su cui lavoriamo attraverso la programmazione territoriale, che parte dall’ascolto delle esigenze locali. Unirsi mantenendo ognuno le proprie specificità, ma lasciando indietro ogni localismo nocivo, è l’arma più efficace contro il grande nemico delle nostre zone interne: lo spopolamento.  Un problema grave reso ancora più grave dalla situazione del nostro mercato del lavoro: seppure i dati più recenti ci rivelano un contesto leggermente migliorato grazie anche all’applicazione delle politiche attive, la disoccupazione è ancora drammaticamente alta, soprattutto tra i più giovani. La nostra risposta forte, determinata, decisa, signor Presidente, è nelle riforme strutturali, in quei cantieri aperti cui accennavo poc’anzi. Il benessere arriva dalla crescita diffusa. Ma non c’è diffusione senza crescita e non c’è crescita senza riforme. In sanità ci siamo confrontati per la prima volta con il piano nazionale degli esiti, con i criteri previsti dal patto nazionale per la salute, con gli studi che individuano i livelli ottimali di cura e di collocazione delle discipline ospedaliere. Non tagliamo le risorse né chiudiamo nessun ospedale: tagliamo gli sprechi, per dare ai cittadini la certezza di essere curati nel modo migliore possibile nel più breve tempo possibile. Poi l’urbanistica. C’è una discussione aperta che può farci solo piacere, e a cui intendiamo offrire tutto il tempo che servirà, perché vogliamo che la nostra ricerca di un equilibrio virtuoso tra sviluppo e sostenibilità, il nostro voler favorire crescita economica e creazione di posti di lavoro intorno a un capitale naturale preservato con rigore, trovino sintesi in una legge che abbia la massima condivisione.  Potrei proseguire soffermandomi su altri temi portanti su cui lavoriamo, dall’agricoltura – che vogliamo sia sempre più di precisione e meno ostaggio delle emergenze -, alla valorizzazione del nostro patrimonio archeologico di cui, ammirando proprio oggi le statue di Mont’e Prama e le testimonianze della civiltà nuragica, ha potuto vedere la più straordinaria espressione.  Ma come ho detto, non possiamo e non dobbiamo far tutto da soli. Ci sono partite che vanno affrontate con lo Stato, nell’ottica di quel principio di leale collaborazione che perseguiamo con fiducia in ogni nostro agire.  Parliamo per esempio della questione migranti. Siamo un’isola al centro del Mediterraneo, un popolo che la storia ha abituato sia alle migrazioni dall’esterno che all’emigrazione, al passaggio del mare per cercare di dare un futuro ai nostri figli. Questo ci ha insegnato il valore dell’accoglienza, e nell’affrontare la grande crisi dei nostri tempi la Sardegna ha fatto e continuerà a fare, con convinzione e generosità, la propria parte. Ciò che chiediamo è però di poter agire in un quadro di regole chiare e ben implementate, dal rispetto delle quote assegnate alla necessaria azione di contrasto verso flussi irregolari come quello che oggi muove dall’Algeria. Altro punto nodale è la sicurezza: gli attentati, le minacce, le intimidazioni nei confronti degli amministratori locali si susseguono con impressionante frequenza. Anche in questo caso abbiamo fatto la nostra parte, realizzando un sistema di videosorveglianza che sarà sempre più capillare. Ma non basta. Troppo spesso i nostri territori interni subiscono un costante arretramento dello Stato laddove avrebbero bisogno, al contrario, di una maggiore presenza. Esistono poi questioni aperte, signor Presidente, che ci vedono in un confronto intenso e a tratti acceso con lo Stato, e sulle quali mi preme particolarmente richiamare la sua attenzione. In primo luogo gli accantonamenti, che ci vengono imposti dal 2012 in modo perpetuo, senza scadenza. Da allora circa 700 milioni l’anno vengono sottratti alle politiche di sviluppo e crescita che ci sono fortemente necessarie. Entrate dunque che vengono progressivamente ridotte violando in modo sistematico e unilaterale l’articolo 8 dello Statuto speciale. Rivolgo anche a lei, signor Presidente, un forte appello a garantire una leale collaborazione tra i diversi livelli di governo al fine di superare una situazione che riteniamo non più accettabile. E confidiamo nella sua attenzione anche per un tema tra i più sentiti dalla nostra popolazione: le servitù militari, per le quali la Sardegna dà un contributo che riteniamo sproporzionato alla dimensione della nostra terra. Chiediamo da anni riequilibrio, cessione di beni non utilizzati, istituzione di monitoraggi ambientali indipendenti e riconversione in senso duale delle attività svolte nei poligoni. Se alcuni risultati concreti li abbiamo ottenuti recentemente, su altre questioni le nostre trattative non sono mai cessate. Ora con il ministro Pinotti ci avviamo alla firma di un accordo che va in questa direzione, fornendo alcune risposte e aprendo la via ad altre. Ciò fa ben sperare per il futuro.
Signor Presidente, mai come in questo momento abbiamo bisogno di far crescere la fiducia dei cittadini verso le nostre istituzioni. Per farlo, dobbiamo produrre risultati concreti su questioni cruciali per la nostra gente: alcuni dobbiamo raggiungerli lavorando al nostro livello di governo, altri in stretta e leale collaborazione con il livello centrale. La sua visita, il suo ascolto, la sua attenzione sono per noi fonte e segnale d’ottimismo. Per questo la Sardegna la ringrazia.

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