La fine del mondo nel nuovo libro di O’Connell

Epidemie planetarie, virus tenacissimi che resistono agli antibiotici, venti di guerre in atto o possibili che si insinuano, e poi le diseguaglianze tra umani che rendono ardua quando non impossibile l’esistenza dell’uomo alle più diverse latitudini terrestri, le povertà diffuse, le emarginazioni, i pericoli di catastrofi nucleari e quelli connessi ai cambiamenti climatici che influenzano le condizioni di vita sul nostro pianeta. Chi più ne ha più ne metta, come si usa dire. Viviamo, potremmo giudicare da ciò che capita, tempi bui o quanto meno problematici. L’incertezza che caratterizza oggi l’essere dell’uomo sulla terra sembra essere diventata tratto distintivo di un’epoca sulla quale secondo alcuni si starebbero allungando ombre che testimoniano di una Apocalisse imminente. Diverse tra loro appaiono le reazioni umane alla precarietà dei giorni nostri.
Ne parla Mark O’Connell, docente universitario di letteratura, giornalista e critico irlandese, nel suo ultimo libro significativamente intitolato Appunti da un’Apocalisse. Viaggio alla fine del mondo e ritorno. (Il Saggiatore, Milano 2021, titolo originale: Notes from an Apocalypse). Dalle pagine del libro di O’ Connell emergono anche i capisaldi del pensiero “prepper” (survivalista) di cui si sente parlare sempre più spesso. I “preppers” si preparano attivamente ad affrontare ipotetici profondi mutamenti sociali e/o ambientali negativi per esempio costruendo dei bunker per la sopravvivenza nel Sud Dakota, USA, dove una società specializzata nel settore, la Vivos, ha acquistato centinaia di bunker realizzati dall’esercito americano durante il secondo conflitto bellico (i bunker potrebbero costituire il rifugio ideale nei casi di calamità portate dall’uomo o naturali per una popolazione di circa ventimila persone a 35 mila dollari a testa) oppure progettando di abbandonare la terra e di creare una nuova civiltà su Marte come medita di fare (ignorando, si legge nel libro, che forse il problema siamo noi, non il luogo) il magnate sudafricano naturalizzato statunitense Elon Musk.
Il libro è stato definito arguto e disturbante ma sorprendentemente pieno di speranza dal britannico Sunday Times. Racconta O’Connell di aver avuto momenti di nichilismo cosmico. «So – ammette – come ci si sente a contemplare la prospettiva della distruzione totale, l’annientamento di qualunque significato umano, a trovare conforto nel dire allora va bene, cosi sia». Il libro e la personale filosofia di O’Connell mettono però nella giusta prospettiva i significati e lo straordinario valore della vita umana. «E cosi, di recente – scrive l’autore – mi sono stancato del nichilismo cosmico, della disperazione cosmica. Di recente ho cominciato a esser felice di vivere in questo tempo, se non altro perché è l’unico tempo in cui mi è dato vivere. E sarebbe un gran peccato, alla fine, se non ci fosse nessuno a sperimentare il mondo; perché, sebbene sia pure molte altre cose, concordo con mio figlio, il mondo è un posto indubbiamente interessante. Bisogna riconoscerglielo». È, questa, la splendida conclusione di un libro che merita di essere letto.

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