La favola centenaria di Albino Bernardini

“Albino Bernardini tra scuola e letteratura è il titolo della due giorni che venerdì 10 e sabato 11 novembre sarà dedicata a Siniscola al maestro, pedagogista e scrittore per ricordare il centenario della sua nascita. Motore dell’iniziativa è la fondazione “Le Scuole” presieduta da Bachisio Porru, insieme all’Istituto comprensivo di Sa Sedda (Siniscola 2) intitolato nel febbraio dell’anno scorso proprio a Bernardini e al Tecnico Oggiano, venerdì 10 e sabato 11 una due giorni di celebrazioni. La prima giornata, venerdì con inizio alle 15,30, sarà aperta dal figlio dello scrittore, Franco Bernardini, che insieme al sindaco Gianluigi Farris e ai dirigenti delle due scuole organizzatrici Andrea Fadda e Carlo Orrù, saluterà i partecipanti al convegno programmato per venerdì con inizio alle 15.30 nell’auditorium dell’Istituto Oggiano in via Pietro Micca. Coordinati da Bachisio Porru sono previsti i contributi di Pino Boero dell’Università di Genova sul tema “Dagli anni ‘50 del 900: idee per una rivoluzione pedagogica”; mentre Carlo Felice Casula (UniTre Roma) si soffermerà su “Dalla periferia d’Italia alla periferia della capitale”; Susanna Barsotti dell’Università di Cagliari su “Albino Bernardini, scrittore per l’infanzia” e Filippo Sani dell’Università di Sassari su “Immagini del maestro elementare nella Sardegna degli anni ‘50”. Previsti anche i contributi di due giornalisti: Antonio Rojch sripercorrerà l’ultima intervista di Bernardini e Tonino Oppes la scoperta da parte della televisione del maestro di Pietralata. Quindi la relazione del professor Walter Fochesato (Accademia Belle Arti di Macerata) su “L’illustrazione per l’infanzia negli anni di Albino”) e, infine, Bachisio Porru ripercorrerà la storia e la necessità di riproporre il Premio nazionale di letteratura per l’infanzia. La seconda giornata prevede, come avrebbe voluto Albino Bernardini, il coinvolgimento diretto degli studenti. Nella scuola di via Sarcidano a lui intitolata, infatti, sabato a partire dalle 9.30i ragazzi delle quinte A e B della Primaria di Sa Sedda proporranno una lettura animata del brano “Ma la scuola è nemica?” tratta dall’omonimo libro; a seguire la quinta A di La Caletta presenterà un racconto; la quinta C si cimenterà nella rappresentazione teatrale “Eshbal: i figli dei leoni” ispirata a “Le bacchette di Lula” e, infine, intorno a mezzogiorno i ragazzi della I^ A, II^ e III^ della Secondaria di primo grado proporranno alcune letture degli scritti del maestro.

Sulla figura di Albino Bernardini nato a Siniscola il 18 ottobre del 1917 e morto a Tivoli (Roma) il 31 marzo del 2015, riproponiamo un contributo firmato da Bachisio Porru e pubblicato a marzo del 2016 nell’edizione cartacea de L’Ortobene in occasione dell’intitolazione della scuola di Sa Sedda, il 27 febbraio 2016.

Il nome di Albino Bernardinin resta indelebilmente legato alle sue due opere principali: “Un anno a Pietralata” e “Le bacchette di Lula” ma la sua attività lo ha accompagnato oltre i suoi novant’anni sino alla conclusione, con crescente successo, della sesta biennale del Premio nazionale di letteratura per l’Infanzia Sardegna. Albino era nato a Siniscola nel 1917. Frequentò le scuole elementari a Siniscola, le professionali a Chiavari, per conseguire successivamente il diploma magistrale a Nuoro nel 1940. Prende parte al conflitto mondiale sul fronte balcanico. Nel dopo guerra si impegna in prima persona nelle vicende politiche di quegli anni. Un impegno totale che lo porta ad essere in prima fila nella occupazione delle terre a favore dei braccianti e conseguentemente a schiudergli le porte delle patrie galere. Giorni, esperienze e riflessioni affidate, negli anni Ottanta del secolo scorso, a “Storie di gente comune”, scritto a quattro mani con Tonino Mameli, suo sodale in quei difficili tempi. Bernardini comprende abbastanza presto che quella non è la sua strada. Abbandona la politica attiva e finalmente, a cinquant’anni, in un’età che per i più equivale all’epilogo, si impegna in un nuovo inizio. Dopo aver insegnato in vari Comuni del Nuorese, nei primi anni Sessanta del Novecento si trasferisce, con tutta la famiglia, a Roma e viene assegnato come maestro alla scuola elementare di Pietralata, grande borgata della difficile periferia romana degli anni del boom economico. Nel fervore e nella concitazione di quei tempi, si avvicina al Movimento di Cooperazione educativa di Lucio Lombardo Radice. Racconta la sua esperienza di maestro di borgata con “Un anno a Pietralata”. E’ subito un grande successo editoriale tanto che da quel libro, Vittorio De Seta, il regista di “Banditi a Orgosolo” trae un fortunato sceneggiato televisivo che la Rai distribuisce in tutto il mondo. Arrivano dopo le “Bacchette di Lula”, “La supplente”, “Diventare maestri”, e tanti altri. C’è un filo rosso che unisce tutta la sua produzione, da quella “nazionale” a quella sarda, dove il teatro è sempre il villaggio della sua infanzia:”Sinilandia”. L’esperienza della guerra aveva insegnato ad Albino che gli uomini sono tutti uguali. Che la pace, la comprensione reciproca, la tolleranza sono gli strumenti più utili per costruire una società più giusta. Questi concetti lo hanno animato e tenuto vigile e attivo sino all’ultimo, pur colpito dagli anni e dalla malattia. Viveva quotidianamente immerso nei contatti che gli permettevano di seguire le riedizioni dei suoi libri. Maestro Albino ha saputo rendere l’evidenza di quella affermazione di Pasolini secondo cui «l’educazione data ad un ragazzo dagli oggetti, dalle cose, dalla realtà fisica, in altre parole dalla sua realtà sociale, rende quel ragazzo, corporeamente, quello che è, e che sarà per tutta la vita». Bernardini ha saputo essere uno dei pionieri della letteratura sull’infanzia, raccontando la sua esperienza di educatore che aveva intrapreso una difficile opera di democratizzazione dell’insegnamento e dei fondamenti stessi della pedagogia italiana. Leonardo Sciascia, don Lorenzo Milani, Mario Lodi, Bruno Ciari, la stessa Maria Giacobbe. Sono tutti autori che muovono i primi passi verso un impegno culturale, letterario e politico di sempre più vasti orizzonti, dalla denuncia, dal racconto, dalla testimonianza di un sistema pedagogico e sociale, autoritario, classista e deteriormente formalista. Da allora e grazie a quel gruppo di coraggiosi, molto è cambiato, nella scuola e nella società. Essi con le loro opere ci hanno insegnato che l’infanzia è una complessa metafora dell’esistenza e la letteratura che la racconta non è letteratura minore. È risaputo del resto che Pinocchio risulti più letto dei “Promessi sposi”, Rodari più di Ungaretti e Montale messi insieme. Bernardini in più ha descritto il mondo in bianco e nero della seconda metà del Novecento fatto di ragazzi che vivono la gran parte del loro tempo a marinare la scuola e la famiglia, disperdendosi in lungo e in largo nelle campagne alla ricerca degli animali preferiti: cani, gatti, uccelli. Quando fa capolino il paese o la città sono sempre gli animali che creano le condizioni per la socializzazione nel quartiere, per il miglioramento degli adulti, attraverso la mediazione dei bambini.

La narrazione è rimasta quella di sempre: Lula, Bitti Siniscola o Sinilandia … Si affaccia fluente, come in un vivace acquerello, un quadro di vita del tradizionale villaggio sardo. È significativo che Albino, dopo aver cercato nel lavoro di maestro, nell’impegno politico più vasti orizzonti di quelli del paese, dopo Le avventure di grodde, (1988) La banda del bolide (1990), Tante storie sarde (1992), sia ritornato sempre più spesso, come a riflettere sulle sue radici, sulla sua infanzia… Il tempo finisce così per fissarsi per scrutar meglio il passaggio tra il prima e il dopo, tra l’ieri e l’oggi, tra la semplicità e la complessità, tra la civiltà contadina e pastorale e quella postindustriale, che è causa di tanti affanni per i bambini di ieri, per gli uomini di oggi. Il villaggio o il quartiere descritto da Albino nelle sue opere è un mondo in miniatura, in cui ritroviamo i tipi umani più significativi. Una variegata umanità al cui catalogo il bambino.lettore attinge, imparando progressivamente i segreti del vivere: c’è il burlone, l’impostore, il burbero-buono, il convertito alla bontà da animali e bambini. Figure che finiscono così per essere non solo quelle dell’infanzia di Albino ma tipologie del sempre, ancor più significative perché collocate nel periodo del grande passaggio di civiltà di cui l’autore nella sua lunga e produttiva vita è stato testimone. Per questa ragione i racconti di Albino finiscono spesso per diventare un prezioso strumento della nostra memoria collettiva: la coralità della vita del villaggio (quartiere), la durezza delle condizioni del vivere alleviata dalla chiarezza, dalla semplicità e dalla mutualità delle regole di vita, il lavoro, gli adulti, il gioco, i bambini…

Bachisio Porru

 

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